mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Università. Quanto costa caro arrivare al traguardo
Pubblicato il 26-04-2016


Università studenti laureaCara laurea, ma quanto mi costi? Una domanda che sono in tantissimi a porsi ogni anno, tutte le volte che si tratta di pagare la retta universitaria, oppure di immatricolarsi per la prima volta presso il corso di studi preferito. E non parliamo certo di pochi spicci, dato che l’iscrizione all’università comporta, oltre alle normali spese per le tasse, anche una serie di spese collaterali che farebbero impallidire persino le famiglie più benestanti. Ed è proprio per questo motivo che bisogna costringersi ad una riflessione, soprattutto considerando il fatto che le nostre università sono animate da profondi problemi a livello strutturale e didattico.

I problemi delle università italiane 
Da Nord a Sud, il grido è sempre lo stesso: dateci un’università in grado di garantirci un titolo di studio che non si limiti ad avere valenza giuridica, ma che ci consenta anche di poter vantare una professionalità ed un grado di competenze capaci di renderci appetibili una volta giunti sull’infido mercato del lavoro. Una missione non facile, addirittura impossibile al giorno d’oggi: le università italiane, infatti, sono animate da problemi strutturali notevoli: ad esempio la classe docente, che è anziana, demotivata, antiquata e non in grado di fornire una preparazione in linea con i tempi moderni. Ma anche dal punto di vista architettonico la situazione non è delle più rosee: le nostre università cadono letteralmente a pezzi, rendendo praticamente impossibili le condizioni di studio e di frequenza. Edifici anti-diluviani, cornicioni che cadono a pezzi, aule invase dal freddo e strutture didattiche basilari mancanti (come ad esempio i computer, od i semplici servizi igienici) rendono un’impresa frequentare le lezioni.

I costi relativi alle lauree        
Come dicevamo prima, sono tantissimi i costi che le famiglie italiane devono sopportare pur di garantire ai propri figli la possibilità di studiare all’università, e di conseguire un titolo fondamentale per l’importantissimo accesso al mercato del lavoro. Passi per il costo dell’iscrizione e le tasse universitarie, che già sarebbero motivo di pianto, bisogna anche considerare tutti i costi che affrontano gli studenti fuori sede: trasferirsi in un’altra regione, infatti, significa spendere più di 10.000 euro l’anno fra affitti, tra l’altro altissimi a Roma, e costi di mantenimento. La Capitale, poi, è una delle metropoli più care in Italia, dunque le spese vengono moltiplicate obbligando gli studenti a tornare a casa. Eppure esiste una soluzione alternativa alle università tradizionali, che permette di bypassare tutti questi problemi: stiamo parlando delle università online.

Le università online 
Grazie a università telematiche come la Unicusano, gli studenti possono iscriversi ad un corso di laurea a Roma senza per questo cambiare regione. Gli atenei telematici, infatti, permettono di seguire le lezioni comodamente da casa propria, attraverso la piattaforma di e-learning. Così facendo, è possibile conseguire il titolo di studio frequentando e preparandosi in remoto, recandosi nella Capitale solo per sostenere gli esami. Parliamo di un risparmio economico non indifferente, anche alla luce del fatto che lo Stato ha tagliato i fondi alle università, bloccando molte borse di studio e privando molti studenti dell’alloggio: studiare da casa, dunque, diventa una soluzione quasi obbligatoria.

I vantaggi delle università telematiche         
Le università online convengono sotto diversi punti di vista: abbiamo già visto il risparmio in termini di risorse e di soldi, ma i vantaggi non si esauriscono certo qui. Iscriversi ad un ateneo telematico, infatti, permette anche di avere un’elasticità di orari sconosciuta alle università tradizionali, in quanto è possibile seguire le video-lezioni agli orari desiderati dato che rimangono a disposizione dello studente 24 ore su 24. Questo significa anche favorire gli studenti lavoratori, che devono necessariamente rispettare gli orari imposti dalla loro professione, e anche le donne in maternità, che hanno la priorità di dedicare tempo e attenzioni al proprio bambino.

Elisa Leuteri

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