lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Utøya. Norvegia fa appello contro la sentenza di Breivik
Pubblicato il 26-04-2016


breivik_saluto_processoSi parla ancora di Anders Breivik, l’uomo che il 22 luglio 2011 commise la strage di Utoya e Oslo, dove persero la vita ben 77 persone, perché la Norvegia ha fatto sapere che presenterà ricorso contro la sentenza a suo favore.
L’uomo era stato condannato a 21 anni di carcere, la pena massima ottenibile nel suo Paese, ma il pluriomicida aveva fatto causa allo Stato denunciando le condizioni di detenzione, lamentandosi di dettagli come la qualità del cibo o il caffè freddo. Il governo si era difeso ribadendo la pericolosità dell’individuo e sottolineando gli agi a disposizione nella sua cella, tv, libri, una console per i videogiochi. Il giudice ha però stabilito che le sue condizioni di detenzione sono da considerarsi “inumane”, mentre ha respinto la richiesta di Breivik che non gli venisse controllata la posta, l’uomo ha subito “trattamenti inumani e degradanti”, in quanto è tenuto in isolamento da cinque anni. Secondo la sentenza di Oslo, infatti, i diritti umani di Breivik sono stati violati perché è in isolamento per 22-23 ore al giorno e riceve solo visite da professionisti e solo attraverso un vetro.

Nel luglio del 2011 Breivik fece saltare in aria il palazzo che ospita i più importanti uffici del governo con potenti cariche esplosive. Poi con un gommone raggiunse l’isola di Utoya e uccise ragazze e ragazzi, molti dei quali minorenni, sparando con un fucile a pompa e una potente pistola. Infine si accanì a dare il colpo di grazia alla nuca alle vittime ferite ma ancora non morte. In un solo giorno uccise 77 persone, colpevoli a suo dire di “promuovere il multiculturalismo e l’immigrazione”.

Proprio sull’immigrazione però la Norvegia, nonostante negli anni passati abbia praticato una politica di accoglienza, ora fa un brusco dietrofront. Per fronteggiare le numerose richieste di asilo e soprattutto per accelerare l’uscita dei migranti irregolari e risparmiare, la Norvegia ha lanciato una sorta di ‘lotteria’: da oggi la Direzione per l’Immigrazione (Udi) pagherà 10.000 corone (oltre mille euro) di bonus che andrà ad aggiungersi alle 20.000 corone che già vengono assegnate di diritto. Il bonus partenza sarà assegnato ai primi 500 migranti che si presenteranno volontari per il rimpatrio.

“Incoraggeremo più gente a partire pagando un po’ più di soldi, che non tenendola qui. Se partono, noi risparmiamo molti soldi: ci costa molto avere gente nei centri di accoglienza” ha detto la ministra per l’immigrazione e l’integrazione, Sylvi Listhaug, citata dal sito della tv pubblica Nrk, aggiungendo di “sperare” che il progetto dell’Udi “abbia successo” e che se così sarà “se ne potrà aumentare l’ampiezza”. La prima misura del governo di destra guidato da Erna Solberg per accelerare ed incoraggiare i rimpatrio è stata decisa a dicembre scorso, con l’offerta di 20mila corone come incentivo per aderire al ‘Programma di ritorno volontario assistito’. Ora la ‘lotteria’ del bonus. A lanciarlo, la stessa ministra (fervente cristiana evangelica, che ha lasciato la Chiesa luterana nazionale accusandola di essere “pienamente socialista”) che la settimana scorsa ha suscitato una polemica planetaria per essersi gettata a mare in Egeo per provare che effetto fa essere migrante, ma indossando una muta termica di salvataggio hi-tech.

 

Redazione Avanti!

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