mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Vertice di Doha: accordo per frenare estrazione petrolio
Pubblicato il 17-04-2016


doha

In Qatar i maggiori produttori di petrolio sono vicini a un accordo per congelare la produzione di petrolio nei prossimi mesi. Il livello delle estrazioni consentite, in termini di barili, sarebbe equivalente a quello di gennaio 2016.

Il vertice Opec di Doha, dove i principali Paesi produttori mondiali cercano un’intesa per la ripresa dei prezzi, è ancora in fase di elaborazione dei dati statistici per trovare una soluzione soddisfacente. Gli analisti internazionali sono però scettici. Infatti, Arabia Saudita e Russia continuano a estrarre volumi record di greggio approfittando del calo degli Stati Uniti e dell’Iran, il quale è tornato prepotentemente sul mercato dopo l’embargo. Il prezzo del greggio al barile è sceso, negli ultimi 15 mesi, del 50%.

L’offerta di greggio è in eccesso, coi suoi 1-2 milioni di barili al giorno a livello globale. L’Arabia Saudita, secondo i rumors, è disposta a ridurre le quote a patto che lo facciano tutti in modo equivalente. Tuttavia la repubblica islamica dell’Iran vuole tornare ai livelli pre – estrazioni per incassare valuta (petroldollari) e rilanciare l’economia interna, nonostante la richiesta di energia sia ampiamente soddisfatta dalle centrali nucleari iraniane. Dal canto suo, la Russia ha confermato che non fermerà l’aumento della produzione prima del 2017.

Muhammad bin Salman, vice principe ereditario e ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, ha dichiarato “Se i principali produttori non congeleranno la produzione, anche noi non la sospenderemo. Ma se noi non congeleremo l’estrazione di petrolio, lo venderemo a qualsiasi possibilità a noi accessibile”. Ha anche aggiunto “il nostro Paese ha i suoi programmi energetici ed economici, , per i quali il prezzo elevato del petrolio non è necessario”. La capacità estrattiva delle compagnie saudite può arrivare a un massimale di 12,5 milioni di barili al giorno per sei – nove mesi.

Resta dunque in bilico la posizione statunitense che ha avuto un calo del 75% del numero di piattaforme petrolifere dalla metà del 2014 a oggi. Le banche, come la Jp Morgan, Wells Fargo e la stessa Bank of America, hanno diminuito i crediti al settore petrolifero nazionale, scendendo da 1,7 milioni di dollari a un solo miliardo. La proposta che si vuole far ratificare a Doha è una bozza di intesa che provvederebbe il congelamento della produzione ai livelli di questo gennaio fino al prossimo ottobre, quando il mercato e la domanda/offerta di petrolio si sarà stabilizzata. Nel documento è prevista l’istituzione di un comitato per il monitoraggio per il pieno rispetto dell’accordo.

Manuele Franzoso

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento