venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Weidmann, i conti e due dubbi
Pubblicato il 27-04-2016


Ospite della ambasciata tedesca a Roma, il presidente della Bundesbank Weidmann ha tenuto una relazione che non sembra inappropriato definire come un vero e proprio attacco alla politica di bilancio italiana. Principali oggetti del biasimo del banchiere teutonico, i nostri conti pubblici, in generale, e il debito pubblico nazionale, in particolare.

Si potrebbe discutere circa l’opportunità di una simile sortita, stanti il ruolo di Weidmann e la sede italiana dove è stata professata, letta parola per parola, la lezione. Tuttavia, questa occasione può essere meglio spesa per ragionare nel merito degli argomenti trattati dal governatore tedesco.

Che il debito pubblico italiano sia alto e che ciò costituisca un dato non secondario nella valutazione del nostro sistema e delle prospettive di sviluppo di esso, è finanche un’ovvietà. Il punto è che i conti pubblici del nostro Paese, nel silenzio, purtroppo, dei maggiori organi dell’informazione nazionale, quasi uniti nel motto “finché c’è crisi, c’è speranza”, offrono un’altra verità, quella raccontata, ad esempio, dagli studi della Fondazione Edison e, in particolare, dall’opera del suo economista di punta, Marco Fortis.

E questa verità ci dice che non solo alcuni indicatori (ad esempio il rapporto deficit/pil, il valore dell’avanzo primario, il contenimento del debito negli anni della crisi) pongono l’Italia tra gli stati più virtuosi dell’Unione, ma anche che i deterioramenti peggiori nei nostri conti si sono registrati proprio negli anni in cui – 2011-2014, governi Monti e Letta – la dottrina della austerità tanto cara ai tedeschi è stata applicata con maggiore rigore.

Tutto risolto, allora? Ovviamente, no. In materia, due dubbi di non poco spessore rimangono sullo sfondo. Un primo ben rappresentato dalle perplessità esposte recentemente sul Corriere dagli economisti Alesina e Giavazzi, circa il fatto che lo slancio del Governo sulle riforme economiche, al contrario di quelle istituzionali, si sia arenato. Un secondo circa la linea che il Governo intenda adottare nel rapporto con l’Europa. Il ballo della mattonella intorno ai decimali dei conti pubblici, forse, non solo non è più quello che ci vuole, ma non sarà quello che ci serve qualora lo scenario politico del continente, tra muri al Brennero e Brexit, debba presto salutare escalation ben più drastiche.

Federico Parea

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