domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Parigi. Scontro a sinistra sulla riforma del lavoro
Pubblicato il 13-05-2016


Il premier Manuel Valls dopo il no al voto di censura

Il premier Manuel Valls dopo il no al voto di censura

Quella francese chiesta da Manuel Valls è niente di fronte alla 54 fiducie già richieste dal Governo Renzi in due anni, ma cionondimeno sembra aver provocato non pochi danni a una sinistra già ampiamente disastrata dopo quattro anni di presidenza Hollande.

La fiducia – che in Francia è il ricorso all’art.49, comma 3 – ha consentito al Governo di non far passare per il dibattito parlamentare, la contestatissima ‘Loi travail’, una riforma delle norme del lavoro. La legge dovrà ora andare al Senato il 13 giugno e tornare alla Camera per il sì definitivo, ma fa discutere non solo per il suo contenuto, ma anche per la forzatura imposta all’Aula che in Francia, al contrario dell’Italia, rappresenta un’eccezione, rispetto al normale iter parlamentare e si era verificata, con questa maggioranza, solo per la legge Macron, quella sulle liberalizzazioni.

“La legge sul lavoro – ha detto Manuel Valls rivolto ai banchi dell’estrema sinistra – è una legge di progresso sociale e una riforma indispensabile per il nostro Paese”. “Vi faccio una promessa – ha aggiunto – non lascerò distruggere la ‘sinistra di governo’, la socialdemocrazia francese. E, sì, il tempo dei chiarimenti è venuto”.

Nello scontro sul Jobs Act alla francese c’è insomma anche uno scontro politico tutto interno al Ps e alla sinistra dell’Esagono. La mozione di censura, l’unico strumento che avrebbe fermato il ricorso all’art.49, presentata dalle opposizioni, Repubblicani di Nicolas Sarkozy e deputati centristi dell’Unione dei Democratici e degli Indipendenti (UDI), ha ottenuto 246 voti contro i 288 necessari. Nessuno nel Ps se l’è sentita di affondare il Governo e la mozione ha ottneuto solo qualche appoggio nel Front de la Gauche, tra gli ecologisti e tra alcuni fuoriusciti del partito socialista.

Una seconda mozione di censura, sostenuta da Verdi e Gauche, non ha raccolto i 58 voti indispensabili, ma si è fermata a 56 e dunque non approderà in Aula. Un successo mancato per soli due voti che potrebbe però non essere un segno di debolezza, ma bensì un segnale di avvertimento lanciato al Governo.

Fuori dall’Assemblea il clima è comunque rovente. Solo a Parigi, negli incidenti tra manifestanti e polizia, ci sono stati 20 feriti e 82 fermi. Tafferugli anche a Nantes e a Tolosa, con una settantina di fermi. Secondo la polizia ieri c’erano 12mila persone in corteo a Parigi e 40mila circa nelle altre città.

Intanto i sindacati Cgt, Force Ouvrière, Sud hanno annunciato due nuove giornate di mobilitazione per la prossima settimana (il 17 e 19), quando sono previsti anche gli scioperi degli autotrasportatori e dei ferrovieri. Un crescendo che impensierisce il Governo che teme che si saldi la protesta dando vita a una contestazione generalizzata. Un pessimo avvio della campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il prossimo anno con un Ps quantomai diviso e senza un candidato ‘forte’.

Quanto alla sostanza del provvedimento, la ‘loi travail’ amplia il ventaglio di causali per giustificare i licenziamenti di tipo economico, prendendo in considerazione momenti di difficoltà come un calo degli ordini o perdite di esercizio e vendite negative per diversi mesi consecutivi, trasferimenti di tecnologia e anche riorganizzazione aziendale per la competitività. In caso di licenziamento illegittimo, se finora l’importo dell’indennità era deciso in autonomia dal giudice, a partire dai sei mesi di stipendio e senza un tetto massimo, ora la legge mette dei paletti sia alla discrezionalità dei magistrati sia all’ammontare della liquidazione con indennità che possono andare da tre a quindici mensilità, in ragione dell’anzianità di lavoro. Inoltre è destinata a crescere la contrattazione di secondo livello, aziendale e individuale mentre sul piano dell’orario di lavoro si avvia lo smantellamento delle famose 35 ore introdotte dal governo di Lionel Jospin nel 2000 perché se oggi un dipendente non può lavorare più di 10 ore al giorno, si potrà da domani arrivare a dodici, e la settimana media è calibrata sulle 35 ore fino a un massimo di 48, dopo la riforma potrà arrivare anche a 60. La legge prevede anche un possibile taglio agli straordinari dando più libertà ai datori di lavoro, attraverso accordi sindacali, di scendere fino al minimo del 10% della retribuzione in più.

Lorenzo Mattei

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