mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Al Costanzi Abbagnato
e Preljocaj con il balletto
in tre atti “Le Parc”
Pubblicato il 09-05-2016


CONDUCTOR David Garforth CHOREOGRAPHY Angelin Preljocaj REVIVED BY Noémie Perlov and Laurent Hilaire SET DESIGNER Thierry Leproust COSTUME DESIGNER Hervé Pierre LIGHTS Jacques Chatelet Orchestra, Soloists, and Corp de Ballet of the Teatro dell’Opera di Roma A Teatro alla Scala di Milano production with Eleonora Abbagnato Stéphane Bullion

Eleonora Abbagnato
Stéphane Bullion

Di scena al Teatro Costanzi di Roma Le Parc, ambientato nel mondo aristocratico del Grand Siècle  francese, è un balletto in tre atti sull’arte di amare. Ha debuttato il 5 maggio scorso e, con repliche fino all’11, affronta con grande lucidità il tema dell’innamoramento e i codici amorosi della seduzione in forma contemporanea, con i raffinati e delicati giochi dell’erotismo e dell’amore.

Il balletto, mescolando il linguaggio accademico con quello moderno, è diventato subito un’icona della nuova danza di fine secolo. Rappresentato regolarmente all’Opéra di Parigi da ormai ventidue anni, è tra i titoli di Angelin Preljocaj quello più ripreso dalle Compagnie ed arriva per la prima volta a Roma con l’allestimento del Teatro della Scala di Milano.

Nel 1994 Preljocaj, coreografo francese d’origine albanese, appartenente alla seconda generazione della nouvelle danse, crea Le Parc per i ballerini Laurent Hilaire e Isabelle Guérin dell’Opéra di Parigi. Hilaire, primo ballerino della storia a essere nominato étoile da Rudolf Nureyev, è presente a Roma come ripetitore del balletto  insieme a Noémie Perlov.

In  conferenza stampa il sovrintendente Carlo Fuortes ha dichiarato: “ È un grande onore avere qui al Teatro dell’Opera di Roma Angelin Preljocaj per Le Parc, balletto straordinario e pietra miliare della storia della danza contemporanea internazionale. Maggio, qui all’Opera, sarà all’ insegna del maestro Preljocaj che presenterà, nell’ambito del Fast Foward Festival, ideato dal maestro Battistelli, un’ altra preziosa opera coreografica, Empty Moves ”.

La nostra star Eleonora Abbagnato e Stéphane Bullion, étoile ospite, con i Solisti e il Corpo di Ballo del Costanzi interpretano con grande sicurezza un lavoro a metà fra la danza classica e quella d’avanguardia, mettendo a dura prova le abituali capaciti di eseguire passaggi e volteggi, ripetutamente sulle punte a piedi nudi. Gli applausi al termine dei 100 minuti di spettacolo, senza intervallo, ripagano ampiamente questo sforzo corale, movimentato con perfetto sincronismo. Una parte certamente vanno anche all’impeccabile direzione del maestro David Garforth e a tutti gli orchestrali che compiono un occulto lavoro di tessitura musicale quasi mai visualizzato.

CONDUCTOR David Garforth CHOREOGRAPHY Angelin Preljocaj REVIVED BY Noémie Perlov and Laurent Hilaire SET DESIGNER Thierry Leproust COSTUME DESIGNER Hervé Pierre LIGHTS Jacques Chatelet Orchestra, Soloists, and Corp de Ballet of the Teatro dell’Opera di Roma A Teatro alla Scala di Milano production with Eleonora Abbagnato Stéphane Bullion


Orchestra, Soloists, and Corp de Ballet of the Teatro dell’Opera di Roma
A Teatro alla Scala di Milano production

L’azione mantiene unità di luogo e tempo: si svolge in un parco alla francese rivisitato in chiave costruttivista, grazie alle scenografie di Thierry Leproust. La musica classica di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) cede il passo, a ogni apertura d’atto, a quella elettronica creata da Goran Vejvoda. Sulla elaborazione sonora si muovono quattro ragazzi che, come giardinieri del cuore, dirigono le azioni dei personaggi. Vestiti in abiti contemporanei creano una dimensione atemporale che si contrappone a quella classica proposta dagli altri in panni settecenteschi. I costumi sono di Hervé Pierre. Le luci di Jacques Chatelet (1951-2015) assecondano gli umori e le atmosfere di questa escalation amorosa fino al conclusivo cedimento, in cui la donna è vinta dal desiderio: il bacio più lungo e avvolgente della storia della danza suggella la fine dello spettacolo..

Il terzo atto, dopo i due con scenografie ardite ma ben comparate, vive nell’atmosfera borotalcata dell’epoca. È crudo e arriva all’appagamento sessuale senza nessuna aristocraticità gestuale, sorprendendo buona parte del pubblico abituale, quello che va a vedere il balletto credendo che il contenuto deve essere legato  indissolubilmente all’eleganza della forma, senza traumi o forzature degeneranti.

In fondo pensarla diversamente da tanti aiuta anche la crescita e il confronto. La meraviglia è di come questi ballerini leggeri come piume possano diventare a tratti duri, monolitici, quasi totemici nella loro indeterminata fissità scenica. Sono professionisti e nulla può più stupire: è la loro arte e il loro mestiere!

Guerrino Mattei

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