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Opinioni e commenti
 

All’Auditorium debuttano
i talenti Valčuha e Colli che ammutoliscono il pubblico
Pubblicato il 03-05-2016


Federico Colli, pianista

Federico Colli, pianista

Juraj Valčuha e Federico Colli, rispettivamente direttore d’orchestra e pianista, da sabato 30 aprile, con due repliche fino a domani 3 maggio, nella Sala Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica affrontano il pubblico romano. I due musicisti sommando la loro età, circa settant’anni, potrebbero pubblicizzare quella media degli abbonati storici della Fondazione ceciliana.
Questi debutti di giovani talenti fanno parte di una politica vincente che il pre

Juraj Valcuha, direttore

Juraj Valcuha, direttore

sidente-sovrintendente, Michele dall’Ongaro, da tempo ha posto in essere per poter avvicinare alla musica sinfonica e cameristica le nuove generazioni, coniugando compositori indiscutibili del passato e autori contemporanei a tutto vantaggio della musica e della continuità.
Il programma è incentrato sul celebre Concerto per pianoforte n. 3 di Rachmaninoff, che in circa quarantacinque minuti chiude la prima parte, preceduto da la Cantata per Puskin di Aleksander Glazunov (San Pietroburgo 1865 – Neully-sur-Seine 1936), scritta per commemorare il centenario della nascita del grande letterato russo. La presenza allo stallo del mezzosoprano Julia Gertseva, del tenore Francesco Toma e sugli spalti del Coro di Santa Cecilia al completo avvolge subito gli astanti entro 15 minuti di raccoglimento, in un aura da grandi occasioni con bellissime voci, merito della preparazione che il maestro Ciro Visco da anni impartisce.
La seconda parte si chiude con Sinfonietta di Leóš Janáček (Hukavaldy, Moravia 1854 – Ostrava 1928), opera matura – raramente eseguita per l’imponente organico – che il compositore ceco scrisse a settantadue anni.
Abbiamo assistito ieri, a concerto già rodato, e scopriamo con una certa soddisfazione che i giovani talenti “litigano” con la forma e la compassatezza richiesta in passato: livrea per il direttore con ribattuta sul sedile di quella del pianista.
Valčuha (Bratislavia 1976), con “largo gesto delle braccia” e una bacchetta vivace nelle mani sparge “la semenza” fra il pubblico, parafrasando I seminatori del poeta D’Annunzio. Nella realtà le note arrivano dall’orchestra, davvero come chicchi di grano, a un parterre attento, pronto a dare i frutti in applausi ripetuti, interminabili a fine concerto. Ma tutto si incentra in quei tre quarti d’ora di fraseggio difficile, senza spartito, per il Concerto per pianoforte n. 3: esecuzione ostica, sia per velocità che per i tempi, perfettamente “pareggiati” con l’orchestra a vantaggio di un’ottima direzione.
Colli (Brescia 1988), talentuoso della tastiera, vincitore del Concorso di Leeds 2012 e rapidamente affermatosi come uno degli interpreti più interessanti della sua generazione, ha ammutolito il pubblico da gran maestro con un’esecuzione a nostro parere senza sbavature.
Coloro che possono vedere le mani del pianista sulla tastiera godono di uno spettacolo in più: ponti velocissimi da prestigiatore, saltellati, percussioni violente che entusiasmerebbero lo stesso Rachmaninoff (Oneg, Novgorod 1873 – Beverly Hills 1943), compositore e pianista virtuoso per eccellenza.
L’ortodossia della compostezza Colli la contamina con braccia scomposte, poco vicine ai fianchi e movimenti a tratti contorsionistici del busto, con la testa a volte ciondolante sui tasti che però danno all’esecuzione quel tocco coreografico in più di “arbitrarietà” personale, a tutto vantaggio di un’ottima interpretazione.
Al termine ha stemperato tutta la sua vigoria in due bis sereni, melanconici, che lo hanno fatto ritornare sulla terra dolcemente, pronto ad accogliere applausi e ammirazione.

Guerrino Mattei

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