venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

EVITATO IL PEGGIO
Pubblicato il 23-05-2016


Alexander Van der Bellen

Alexander Van der Bellen

Il candidato dei Grünen (Verdi), Van der Bellen, ha vinto le elezioni presidenziali austriache letteralmente per un soffio. Poche migliaia di voti lo separano dal candidato del FPÖ, (Partito della Libertà – di estrema destra a onta del nome) Norbert Hofer.

Il risultato del voto presidenziale austriaco farà discutere a lungo. La differenza quasi impercettibile di preferenze tra il candidato ultranazionalista Norbert Hofer e il verde Alexander Van der Bellen, si presta infatti a molte considerazioni e costituisce una lezione politica essenziale per tutti i Paesi europei alle prese con fenomeni simili a quello austriaco o comunque con una crescita importante dei movimenti di protesta di destra e di sinistra.

Decisivi si sono rivelati i circa 800 mila voti per corrispondenza, che sono stati scrutinati oggi. Non solo gli austriaci all’estero hanno votato per corrispondenza, ma anche gli elettori che il giorno delle elezioni non si trovano nel loro comune di residenza.Austria Voto per posta

Gli elementi essenziali, al di là del risultato netto in termini di preferenze, sono l’alto numero di votanti (78,42% e 68,5% al primo turno), la distribuzione del voto tra città e montagna/campagna (a Vienna 62% contro 38%) con il ruolo di rinforzo giocato dal voto per corrispondenza.

Qualunque considerazione deve partire da un dato oggettivo: la metà degli austriaci ha il cuore e la testa decisamente orientati verso l’estrema destra.

L’affluenza alle urne conferma quanto sia stata avvertita nell’elezione al vertice dello Stato – anche se la carica di Presidente della Repubblica è soprattutto di rappresentanza – proprio la questione di una scelta politicamente orientata verso l’estrema destra. L’immagine che da domani il Paese comunque proietterà all’esterno – come già avvenuto con l’Ungheria di Orban e la Polonia di Beata Szydlo (cioè, di Jaroslaw Kaczynski) – sarà indubbiamente inquietante, sia per ragioni storiche (ha dato i natali a Adolf Hitler) sia per il contesto di tensioni in cui si potrebbe trovare a interagire, a cominciare da un eventuale, possibile, massiccio afflusso di migranti attraverso l’Italia.

Se Van der Bellen l’ha spuntata per un soffio è solo perché tutta la destra moderata assieme a tutta la sinistra ha fatto argine all’estrema destra così come è avvenuto sovente in Francia, con coalizioni di un giorno solo per una ‘scelta repubblicana’ per sbarrare il passo prima a Jean Marie Le Pen e poi alla figlia Marine.
Inoltre il candidato dei Grünen è assai più simile ai nostri Cinque stelle che non ai Verdi di Angelo Bonelli, insomma è un esemplare di quella ‘antipolitica’ militante, un po’ demagogica e populista, che sta mettendo radici ovunque nel Vecchio Continente, E paradossalmente così, il non essere né di destra né di sinistra, gli ha giovato nel secondo voto nella stessa maniera in cui, con le dovute differenze, in Italia quando c’è un ballottaggio Pd-M5s vince generalmente il candidato grillino che raccoglie oltre ai suoi voti anche quelli delle opposizioni.

Ma la spaccatura politica dell’Austria ha anche un sapore di carattere sociologico molto accentuato dalla prevalenza del voto pro o contro Hofer a seconda se si trattava di abitanti delle città o meno. Quasi che esista ormai una cultura europea e internazionalista che mal si concilia con un voto di estrema destra per sua natura conservatore e isolazionista. Un discrimine che ha unito anche gli austriaci lontani dalle urne che hanno votato per posta perché poi sono stati loro a dare la spinta decisiva a far pendere l’ago della bilancia da una parte. Di certo, considerando il contesto di questo voto, la vittoria di Van Der Bellen non può essere di certo attribuita al partito dei Verdi. Il loro era sicuramente un buon candidato, ma se non avesse avuto come antagonista nel ballottaggio Hofer, con tutta la sua carica di nazionalismo e xenofobia, non avrebbe potuto certo godere del sostegno di un elettorato così composito e variopinto politicamente come quello che lo ha portato alla vittoria.

È stato evitato il peggio, mna il pericolo non è passato. Il segnale è comunque chiarissimo e suona per tutti: la crisi sta spingendo mezza Europa a destra, indietro verso i fantasmi che sembravano davvero ormai non più in grado di fare paura.

“Dal voto austriaco, a prescindere dal risultato finale, – ha commentato Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – emerge un Paese spaccato a metà e una delle due metà, per la prima volta nell’Europa postbellica, è schierato con la destra più estrema. Si tratta di un segnale molto preoccupante: antipolitica, populismo e razzismo hanno la meglio sugli ideali di democrazia, accoglienza e tolleranza propri dell’Occidente. Salvini, riferendosi anche ai risultati di Trump, parla di aria pulita: io sento un’insopportabile puzza”.

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