venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Bce e Qe spingono la ripresa italiana
Pubblicato il 23-05-2016


FMI-eurozonaContinua la ripresa del’Italia, sotto la spinta del Qe della Bce e ai ribassi del petrolio ma anche della politica economica del governo, tra misure espansive e riforme. Ma sul fronte dei conti pubblici resta il pesante onere del debito. E’ quanto emerge dal Rapporto Article IV del Fondo monetario internazionale, presentato oggi al Mef, in cui gli economisti del Fmi giudicano positivamente anche le misure per lo smaltimento delle sofferenze bancarie, nella fattispecie il fondo Atlante.

Il Fondo Monetario Internazionale rivede leggermente al rialzo le previsioni di crescita per l’Italia. Quest’anno il Pil salirà dell’1,1% (dal precedente 1%) e nel 2017 e 2018 dell’1,25% (dall’1,1% precedentemente stimato per il 2017). Secondo il Fmi che oggi ha terminato la sua missione per l’Article IV, tuttavia, la ripresa “rimane modesta” e “i rischi sono orientati al ribasso” per “la volatilità dei mercati finanziari, il rischio Brexit e l’emergenza immigrazione”. “Il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e la creazione di un margine per abbassare in modo significativo il cuneo fiscale ancora elevato – sostiene il Fondo Monetario Internazionale – potrebbe richiedere difficili scelte politiche, riguardanti possibilmente anche gli alti livelli di spesa sociale e l’introduzione di una moderna tassa sugli immobili. È importante non compromettere la sostenibilità del sistema pensionistico”. Si raccomanda, quindi,  “un ampliamento delle basi imponibili, comprensivo della razionalizzazione delle tax expenditures”.

Scetticismo ma senza allarmismi su un calo del debito a partire dal 2016, come previsto dal governo. “Quest’anno pensiamo sia difficile abbassare il debito pubblico, che però nel 2015 ha fatto registrare un aumento modesto” quindi il momento in cui si inizierà a registrare un calo “non sarà lontano”.

Intanto sul fronte bancario, zavorrato da alte sofferenze, è in arrivo la schiarita. Secondo il Fmi la creazione del Fondo Atlante “è un passo molto positivo perché consente di ridurre rischio sistemico”, ha osservato Goyal. In Italia “i crediti deteriorati sembrano essere in via di stabilizzazione”, si aggiunge nel rapporto, ricordando come il peso degli Npl ha messo “a dura prova” i bilanci delle banche, alle prese anche con “l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari”. Il Fondo suggerisce poi altre misure a completamento di quelle già varate per il settore del credito: “migliorare ulteriormente le procedure fallimentari ed esecutive, misure prudenziali per risolvere i crediti deteriorati” oltre a un incremento della vigilanza, una maggiore tutela degli investitori retail, mentre se la creazione del Fondo Atlante “ha contribuito alla stabilità finanziaria, le autorità dovrebbero garantire che gli investimenti futuri delle banche si basino unicamente su considerazioni commerciali”.

Redazione Avanti!

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