sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Calo nascite. Lorenzin raddoppia il bonus bebè
Pubblicato il 16-05-2016


beatrice-lorenzin02-660x350C’è una “nuova emergenza” tutta italiana, secondo quanto riferisce il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,  ed è quella che riguarda il calo delle nascite. Dopo anni di denunce di drastico calo delle nascite, la neo mamma e ministro, nonostante le “strette” economiche sul welfare, lancia il suo annuncio che arriva a 20 giorni dalle elezioni amministrative di giugno e a 5 mesi dal referendum sulle riforme costituzionali sul quale Matteo Renzi si gioca il suo mandato. L’idea di base infatti del ministro Lorenzin va a toccare le casse statali inserendo nella prossima Legge di Stabilità, un bonus bebè che fino al 2017 venga riconosciuto anche ai nuclei familiari che hanno un ISEE inferiore a 25mila euro l’anno e a quelli che lo hanno più basso di 7mila. I primi riceveranno 80 euro al mese (960 all’anno) per ogni figlio, i secondi 160 euro (1.920 all’anno). Per avere il Bonus bebè bisognerà fare domanda all’INPS. Il contributo (che può essere chiesto entro 90 giorni dal parto) e sarà valido anche per i figli in affido o adottati fino al terzo anno di età o di ingresso nel nucleo familiare, ma non è tutto, poiché la revisione del bonus bebè inaugurato nel 2015, sarà ancora superiore per la nascita del secondo figlio. Le coppie che mettono al mondo un bambino riceveranno un assegno doppio di quello emesso oggi dall’INPS (160 euro ) e dal secondo figlio in poi, crescerà fino a 240 euro. Dunque più soldi per dare una mano a chi fa figli ad affrontare le spese. La Lorenzin e i suoi tecnici hanno elaborato una proposta che prevede un aumento della spesa di circa 2,2 miliardi, tenendo conto dell’incremento dei costi ma anche del miliardo di euro di risparmio rispetto alle previsioni a causa del calo delle nascite. Ma sul tavolo c’è anche una proposta molto più forte da portare al Consiglio dei Ministri. Si tratterebbe intanto di alzare la soglia massima ISEE a 30 mila euro all’anno, cosa che ammetterebbe al contributo molte più coppie, almeno altre 60mila. Inoltre si prevederebbe un sostegno molto importante per chi ha un indicatore della ricchezza sotto i 7mila euro.
“La coperta è corta – osserva il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, con delega alla Famiglia, Enrico Costa – ma la famiglia è la priorità e le risorse vanno trovate. Ecco perché oggi, nel giorno in cui nel mondo si celebra la Giornata internazionale delle famiglie, voglio lanciare il grande ‘Patto con le famiglie’: perché ogni euro che mettiamo o lasciamo in tasca alle famiglie, nell’ambito di un quadro di misure chiare e organiche, ritorna allo Stato in termini di nuove nascite, spinta propulsiva, consumi, crescita e sviluppo del Paese”. La Lorenzin ha lanciato la sua proposta dalle colonne di Repubblica affermando: “Serve una politica di sostegno delle nascite che si basi su aiuti diretti. Poi ci vogliono altri interventi”, spiegando “È importante anche il tema dei servizi, come gli asili nido, che devono essere abbastanza per permettere ai genitori di continuare a lavorare quando hanno bambini piccoli o di non svenarsi per pagare le baby sitter”. La Lorenzin poi aggiunge: “Poi c’è la questione più sanitaria della fertilità. Bisogna che si prevengano i problemi che impediscono di fare i figli. E le coppie devono capire che decidere di averli troppo tardi, oltre i 35 anni, può diventare un problema”. Il ministro dimentica forse il problema della disoccupazione che non riguarda soltanto i giovanissimi, ma anche quella fascia di giovani (non classificati come tali perché over 24) che va dai 25 ai 34 anni. In Italia sono 1.944.000 i giovani tra 25 e 34 anni senza lavoro. Un numero che ci fa guadagnare il primato negativo in Europa per il più alto tasso di giovani inattivi: 25,9% a fronte del 15,7% della media Ue. Le cose vanno decisamente male per il Mezzogiorno e per le giovani donne: sul totale di 1.944.000 giovani inattivi, 1.120.000 si concentrano nel Sud e 1.341.000 sono femmine.
In una nota la Uil, cerca di mettere il freno all’entusiasmo di questo nuovo annuncio dell’esecutivo, avvertendo: “Il possibile incremento del bonus bebè, dunque, è una buona notizia. Il punto, però, è sempre lo stesso: con gli annunci non si cambia il Paese”. “Vediamo – continua la nota – se e come questa proposta sarà attuata, e allora applaudiremo. Resta il fatto che la politica del ‘bonus’ rientra nella logica dei provvedimenti tampone e della provvisorietà: vanno anche bene, ma per uscire dall’emergenza in modo definitivo servono scelte strutturali. Basti pensare, ad esempio, ai pochi asili nido esistenti e all’esorbitante costo di quelli privati”. Inoltre, conclude la nota,”Se non diamo stabilità al lavoro dei giovani, che continuano a non trovare occupazione nonostante la propaganda sul jobs act, e non diamo loro certezze nel futuro con realistiche prospettive di sviluppo, si continueranno a non fare figli, nonostante il bonus bebè”.
Oggi il bonus è riconosciuto ai nuclei con Isee inferiore a 25mila euro annui (che ricevono 80 euro al mese per ogni figlio) e a quelli che lo hanno più basso di 7mila (che possono contare su 160 euro in più al mese). Il piano è quello di portare il primo sussidio a 160 euro e il secondo a 240.

Liberato Ricciardi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento