giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CAMPAGNA ELETTORALE
Pubblicato il 09-05-2016


Tabelloni elettorali manifesti campagnaA Bolzano, primo assaggio delle elezioni comunali che si terranno il 5 giugno. Gli elettori del capoluogo della provincia autonoma sono infatti andati alle urne domenica e hanno consegnato la prima vittoria al centrosinistra e un buon risultato anche ai socialisti. Il 22 maggio, ci sarà infatti il ballottaggio tra il candidato sindaco del Pd Renzo Caramaschi e Mario Tagnin del centrodestra e i socialisti hanno rieletto (lista Pd) il consigliere comunale Claudio Della Ratta, con un ottimo piazzamento, e portato nei consigli circoscrizionali Renata Tomi e Elio Simoni.

Il risultato ha consegnato una fotografia molto frastagliata delle preferenze politiche dei bolzanini perché Caramaschi ha ottenuto il primo posto col 22,32% e Tagnin col 18,39% dei voti, ma sono andati molto bene anche il Movimento cinque stelle e l’estrema destra di Casapound.

La Svp è arrivata al 16,98%, il Movimento 5 stelle il 12,07%, la Lega Nord l’8,96%. Per Casapound, che nel 2015 proprio a Bolzano entrò per la prima volta in un consiglio comunale, sembra avere in poppa lo stesso vento gelido che spira nel resto d’Europa, dall’Ungheria all’Austria, e così passa da uno a tre consiglieri.

Il governatore altoatesino Arno Kompatscher si dice “molto preoccupato per il fatto che un movimento politico che si riconosce apertamente nel fascismo abbia ricevuto così tanti consensi”. E parla di “consenso scioccante” il candidato sindaco della Svp Christoph Baur. “L’Svp – sottolinea -esce rafforzata dalle urne. Ora vogliamo realizzare sul serio il nostro obiettivo di una Bolzano governabile e aperta verso il futuro. Parlerò ancora oggi con i partiti democratici della sinistra e della destra per costituire una coalizione stabile. Questa è anche la reazione più appropriata al consenso scioccante ottenuto dalla lista estremista Casapound”.

L’attenzione politica è concentrata sul prossimo appuntamento elettorale perché le elezioni del 5 giugno, sebbene riguardi il rinnovo di amministrazioni locali, per la quantità e la qualità del campione elettorale – 13 mln e mezzo di elettori in 1368 comuni tra cui alcune importanti città – costituisce un test di notevole importanza per cogliere l’umore degli italiani.

A Roma, ad esempio, il Movimento 5 stelle, in ascesa continua, si aspetta di conquistare la Capitale e dimostrare quindi di poter concorrere anche alle politiche. Contro la candidata Virginia Raggi potrebbe arrivare al ballottaggio Alfio Marchini, una sfida che rivelerebbe la capacità del centrodestra di ricompattarsi dopo l’eclisse di Berlusconi, ma costituirebbe anche un interessante verifica di come si potrebbe indirizzare il voto dell’elettorato di centrosinistra nel caso in cui non fosse Roberto Giachetti (Pd) ad andare al secondo turno.

Per il partito più forte, il Pd di Matteo Renzi, i pronostici non sono buonissimi. È possibile che perda Roma, Napoli mentre anche Milano è a rischio. Non è un caso dunque se oggi alla direzione del suo partito, il segretario che è anche Presidente del Consiglio, abbia sì cercato di galvanizzare i quadri in vista dell’appuntamento elettorale, polemizzato col partito che appare ormai giorno dopo gio0rno come il suo vero diretto concorrente, il M5s, ma ha soprattutto spostato l’attenzione sul referendum confernativo delle riforme costitutzionali da lui fortemente volute e che determineranno insieme la sua personale vittoria o sconfitta politica.

“Non abbiamo nessun motivo per continuare una sfibrante discussione interna – ha detto Renzi in Direzione – quando altri nostri compagni sono impegnati in prima fila della campagna delle amministrative. Non chiedo una moratoria delle polemiche. Ma si deve fare uno sforzo per non vergognarsi di ciò che abbiamo fatto in questi anni e di ciò che dobbiamo fare sul territorio. Non voglio sottacere i tanti problemi sul territorio: sono meno di quelli che i media raccontano, più di quelli che dovrebbero esserci”.

“C’è un doppio-pesismo incredibile e non mi riferisco solo alla Toscana a 5 Stelle o alla Lombardia in camicia verde, chi è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri è insopportabile. Noi siamo genuinamente garantisti, non chiediamo dimissioni Nogarin, lui farà le sue valutazioni con il suo consiglio comunale”.

“Dal 20 maggio al 15 luglio lanciamo una mobilitazione permanente – ha detto il premier – quel giorno dovremo presentare le firme per il referendum costituzionale. Sono già presentate da deputati e senatori, formalmente il referendum è già in pista. Ma credo che sia giusto che il Pd faccia quello che stanno facendo anche gli altri: andare piazza per piazza a chiedere comunque ai cittadini di mettere la firma sulla richiesta del referendum e diffondere il più possibile comitati dal basso”.

“Facciamo cinque mesi di mobilitazione straordinaria del Pd per vincere in quanti più comuni possibile e il referendum” con “la nostra forza interna se avremo il coraggio di non chiuderci nelle nostre diatribe interne. Dal giorno dopo, congresso. Nelle modalità che riterrete: a tesi o in altri modi, farlo durare tre mesi, sei mesi o un anno. Potrete scegliere l’arma con cui si gioca e ci potremo dire le cose in faccia: per me è fondamentale l’arma della franchezza”.

Comunque Renzi non cambia linea nell’attribuire al voto referendario il significato di un voto su se stesso: “Il mio incarico è su questo se vince il no, prendo atto”. “Se abbiamo fatto tutto questo percorso per il quale ho ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica e diverse fiducie dal Parlamento, se facciamo la riforma attesa da trent’anni, se a fondo di tutto questo straordinario lavoro ti dicono di no, devi prenderne atto”.

Gli fa eco la ministra Maria Elena Boschi con una frase che scatena un’ondata di polemiche quando paragona i contrari al referendum al movimento neonazista. “Chi vota No – dice – è come Casa Pound”. Comprensibili le reazioni indignate dell’opposizione interna del Pd, meno comprensibile la ragione di una frase così sciocca se non l’intento di alzare il livello di scontro sul referendum per trasformarlo in rissa e impedire che si discuta della sostanza.
Armando Marchio


Le liste dei socialisti

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