sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CITTADINI, NON SUDDITI
Pubblicato il 20-05-2016


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“Ufficialmente ‘ candidammo’ Marco Pannella a senatore a vita al congresso di Salerno, un mese fa. Ma è dal settembre scorso che abbiamo sollevato il problema. Chi meglio di lui? Un omaggio alla libertà, questo era lo scranno per Pannella”. Afferma Riccardo Nencini, segretario del Psi. “Il corteo dei favorevoli si è allungato dopo la morte. Bene. Anzi male. Molto male”- denuncia Nencini. “Fino a ieri la congiura del silenzio. Silenzio da chi oggi lo ritiene insostituibile, silenzio da chi oggi ne tesse le lodi. E invece meglio un ‘mi piace’ da vivi che un cinguettio da morti”. Presso la sede nazionale del Psi a Roma, fino a domenica, le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto. Riccardo Nencini si è recato presso la Sala Aldo Moro della Camera, dove è allestita la Camera ardente, per portare l’omaggio dei socialisti. E sabato una delegazione del Psi guidata da Riccardo Nencini, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli, sarà presente al funerale laico in Piazza Navona.

Con Franco Ferrarotti, accademico dei Lincei, Preside emerito della facoltà di Sociologia a la Sapienza di Roma parliamo di Marco Pannella, che conosceva profondamente. La definisce “una persona amica”.  “Con lui ci si scambiavano opinioni, molti anni fa mi propose di candidarmi con il Partito Radicale. Io ero già stato parlamentare e oramai mi ero dedicato all’insegnamento e allora declinai il suo invito”. “Una volta ero a Strasburgo per una conferenza. E a un certo punto mentre parlavo lui salta fuori dal pubblico e comincia a fare domande, ponendo questioni assolutamente piene di buon senso. Pannella  ha avuto tanti meriti. Sarebbe troppo lungo ricordarli tutti. Voglio invece paradossalmente ricordare, oltre agli aspetti positivi, due, diciamo così, incidenti di  percorso. Il primo la ciambella di salvataggio che lanciò a Tony Negri e il secondo l’elezione di Cicciolina. Ma i meriti, e sono tanti, vanno riconosciuti. Vorrei far presente un aspetto che a Marco, sono sicuro non dispiacerebbe: in Italia per affrontare le battaglie serve il senso della scena. E lui lo aveva. C’è un filo rosso nella storia italiana per cui i gesti prevalgono su tutto. Pannella era abile come attore: un attore delle cause giuste. Con tutto il rispetto non vi è dubbio che oggi i miglior politici, tra questi anche primo ministro, hanno aspetti che drammatizzano più che spiegare le cose. Temi etici tradotti in aspetti estetici in gesti scenograficamente drammatizzanti e con poca sostanza. Altri, che non cito, sono giocolieri di idee, mentre Pannella era un eroe positivo.

Anni di battaglie sui diritti civili. Qual è l’eredità che lascia Pannella?
La battaglia di Pannella è stata quella sul divorzio. Sul piano politico l’opposizione era incarnata da Fanfani. Un uomo estremamente energico, dall’altra parte la Chiesa cattolica. Quella fu una battaglia memorabile. La seconda quella sull’aborto, vinta solo a metà. Oggi come oggi bisogna guardare ai grandi problemi della giustizia, o meglio della giustizia rinviata, o delle carceri. E poi la dittatura di una burocrazia che nasconde sacche di parassitismo. Alcune forze politiche potrebbero continuare a portare avanti le sue battaglie. Ma la sua scomparsa lascia un vuoto che non potrà essere riempito a breve. Dal punto di vista generale credo che Pannella sia stata una persona che si sia valsa della eccezionalità della sua prestazione e per questo non può fare scuola. La sua grande capacità era quella di usare il proprio corpo come strumento di comunicazione. E soprattutto ebbe la capacità di essere anticipatore di problemi che poi poco a poco sono emersi.

In una società dove il dibattito politico è concentrato su temi economici, dal lavoro, al precariato alle pensioni, ha senso parlare ancora di diritti civili?
Ha un senso profondo perché lavoro e diritti civili sono la stesa cosa. Sono due facce della stessa medaglia. Il disoccupato, il lavoratore precario, sono parte di un mondo dove il tema dei diritti è fondamentale. Un modo dove si rischia di diventare sudditi senza diritti. Una cosa che riguarda tutti, anche chi un lavoro lo ha e ha una posizione sociale soddisfacente. Tra le paure degli italiani infatti la più sentita è quella di tornare poveri. Insomma il problema è quello di essere cittadini con pienezza di diritti. E su questo Pannella era un pre-politico e meglio un meta-politico che intendeva la politica, la vera politica, un mezzo per creare uomini e donne liberi. Insomma al di là delle trovate teatrali non dimentichiamo la sostanza del suo insegnamento: la convinzione di una democrazia basata non su sudditi ma su veri cittadini.

Il partito radicale non ha mai raccolto tanti voti: in questo caso la differenza tra la notorietà di Pannella e il suo peso elettorale è quasi stridente. Come mai?
Invece questa è stata la sua forza. Pannella aveva capito l’importanza di riscoprire il movimento come una forza non organizzata prima di poter esser presa in tutta la sua potenzialità. Una anticipazione dei tempi. Una direzione verso cui i partiti si stanno muovendo.

Socialisti e radicali hanno conosciuti diverse stagioni di dialogo e di collaborazioni. L’ultima quella della Rosa del Pungo nel 2006. Secondo lei una forza ispirata a quella proposta avrebbe ancora spazio?
Certo che avrebbe senso, ma a condizione che una collaborazione tra i due soggetti possa essere strutturata in modo meta-partitico. Oggi i partiti, tutti i partiti, vivono forti lacerazioni. Pannella aveva ragione, sono venute meno le idee e quando questo accade, trionfano gli insulti. E questo è un grande problema. Servono idee. Idee nuove. Bisogna interpretare un nuovo riformismo sociale per fare una politica del giorno per giorno senza però dimenticare i grandi ideali che non possono essere abbandonati nel corso del lungo viaggio. Una cosa questa che ho sentito solamente nelle parole del candidato socialista per le primarie americane Sanders.

Daniele Unfer

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