domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Indagata Deutsche Bank
per la svendita dei BTP
Pubblicato il 06-05-2016


Deutsche-Bank-app“Preferisco non rilasciare dichiarazioni né confermare né smentire le notizie che stanno circolando sulla stampa”. Così, Michele Ruggiero, magistrato della procura di Trani, commenta l’inchiesta che sarebbe in corso sulla Deutsche Bank di Francoforte, la maggiore banca tedesca L’istituto di credito tedesco sarebbe indagato dai magistrati di Trani per manipolazione di mercato, assieme all’ex management del gruppo. La vicenda riguarderebbe la massiccia vendita di titoli di Stato italiani avvenuta nel primo semestre 2011 e del valore di circa sette miliardi di euro.
Come si ricorderà la ‘svendita’ dei titoli italiani provocò una valanga di vendite sul mercato che innescò un aumento vertiginoso degli interessi sul debito pubblico, con un progressivo e inarrestabile allargamento della forbice tra i buoni del tesoro italiani e gli equivalenti titoli del debito pubblico tedesco che raggiunse in breve tempo livelli record. Il famoso ‘spread’ arrivò a 574 punti nel novembre di quell’anno, ovvero il mercato chiedeva un interesse di quasi sei punti percentuali in più per acquistare titoli di debito a dieci anni a confronto degli equivalenti emessi da Berlino. La crisi dello spread provocò una pressione insopportabile per il bilancio pubblico già gravato dal secondo più grande debito pubblico d’Europa, e causò indirettamente le dimissioni del Governo Berlusconi, già politicamente molto debole, e la sua sostituzione con un ‘Governo del Presidente’, guidato dall’ex commissario Ue e ex Rettore della Bocconi, Mario Monti. Una scelta imposta dalla Ue assieme ad un programma di risanamento molto duro perché il timore era che un default dell’Italia avrebbe innescato una crisi pericolosissima per l’intera area dell’euro.

Da quei giorni Berlusconi ha sempre imputato alla Germania, e al ruolo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non scelse la strada delle elezioni, la sua caduta e la sottomissione dell’Italia alle scelte della finanza internazionale. Oggi l’inchiesta di Trani sembra mettere un timbro di attendibilità a tutte le teorie  complottistiche nate sulla scia della crisi dello spread.

Nei giorni scorsi i militari della Guardia di Finanza di Bari, assieme al pm Michele Ruggiero, hanno compiuto sequestri di atti e mail nella sede milanese dell’istituto tedesco, in piazza del Calendario, e avrebbero ascoltato testimoni. Secondo l’accusa, Deutsche Bank in tre pubblicazioni nel periodo febbraio-marzo 2011, definì sostenibile il debito sovrano dell’Italia, ma nascose ai mercati finanziari le sue reali intenzioni di ridurre subito e drasticamente i titoli italiani in portafoglio. Questa volontà della Banca risulta invece – a giudizio della procura – dalla massiccia vendita di titoli di Stato italiani fatta ‘over the counter’, senza che fosse divulgata al Mercato finanziario regolamentato e giustificata “falsamente” a posteriori (nell’informativa periodica del giugno 2011) con la necessità di ridurre la sovraesposizione del gruppo al rischio sovrano dell’Italia, a seguito dell’acquisizione di Postebank di fine 2010.

Nello stesso periodo, Deutsche Bank acquistò circa 1,4 miliardi di Credit Default Swap (Cds) di copertura sull’esposizione al rischio Italia. Questi acquisti – secondo l’accusa – non furono comunicati dal gruppo bancario né ai Mercati finanziari né al Mef. Quindi, è il ragionamento accusatorio, Deutsche Bank autorizzando la vendita dei titoli di Stato italiani, acquistando contestualmente Cds e comunicando allo stesso tempo ai mercati finanziari la sostenibilità del debito pubblico italiano, ha compiuto condotte manipolative del mercato di tipo informativo-operativo. Queste manovre sono ritenute idonee ad alterare la regolare formazione del prezzo di mercato dei titoli di Stato italiani sia nel primo semestre 2011 (quando il mercato ignorava le dismissioni di titoli) sia successivamente alla pubblicazione periodica del giugno 2011.

In quest’ultima occasione il Mercato e gli operatori – sostiene il pm Ruggiero – seppero della massiccia e repentina riduzione dell’esposizione della Banca al rischio Italia interpretandola come un “chiaro segnale di sfiducia del gruppo nei confronti della tenuta del debito sovrano italiano”.

Sono cinque gli indagati per manipolazione di mercato. Si tratta dell’ex presidente di Deutsche Bank Josef Ackermann, degli ex co-amministratori delegati Anshuman Jain e Jurgen Fitschen (quest’ultimo e’ attualmente co-AD uscente della Banca), dell’ex capo dell’ufficio rischi Hugo Banziger, e di Stefan Krause, ex direttore finanziario ed ex membro del board di Deutsche Bank. “Deutsche Bank – sottolinea l’istituto tedesco – sta collaborando con le Autorità in questa inchiesta. Nel 2011 la Banca aveva risposto a una richiesta fatta da Consob in relazione a questa vicenda e aveva fornito le informazioni e i documenti relativi”.
La procura di Trani ascolterà come testimoni anche l’ex premier italiano ed ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, e l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Prodi Prodi nel luglio 2011 definì “sconvolgente”quella decisione di vedere sette miliardi di titoli su otto. “Mi ha sconvolto – disse Prodi – vuol dire che è la fine di ogni legame di solidarietà”.

Edoardo Gianelli

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