domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dichiarazioni di voto di Pia Locatelli su Unioni Civili
Pubblicato il 11-05-2016


Con l’approvazione di questa legge ci mettiamo finalmente al passo con gran parte dell’Europa, con quei Paesi che da tempo hanno una legge sulle unioni civili. Non siamo gli ultimi, ma siamo tra gli ultimi: solo la Bulgaria, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, la Romania e la Slovacchia non hanno al momento una legge sulle coppie di fatto e non è un caso che si tratti degli nuovi arrivati nella grande famiglia europea.
Sono tredici anni che proviamo a fare una legge. Ci sono stati diversi tentativi da quando, nell’ ottobre 2002 il deputato Franco Grillini presentò una PdL intitolata Disciplina del Patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto, i PACS, che riproponeva in Italia la legge approvata in Francia nel 1999. Poi nel 2007 fu la volta dei Dico dell’allora Ministre Pollastrini e Bindi e dei CUS, contratti di unione solidale su iniziativa di Cesare salvi, per finire nel 2008 con i DiDoRe, acronimo per Diritti e Doveri di reciprocità dei conviventi, dell’allora Ministro Brunetta.
Nessuno di questi è riuscito a diventare legge. Ma la storia è una molto più lunga, iniziata nella seconda metà degli anni ’80 quando come donne socialiste incominciammo a lavorare ed elaborare politiche organiche per le famiglia: 10 proposte socialiste che affrontavano temi diversi, tutte però che partivano dalla lettura senza pregiudizi della società, osservandola nelle sue trasformazioni e definendo il compito di chi fa le leggi che non è quello di entrare nel merito delle singole scelte e, meno che mai, a ergersi a giudice, ma piuttosto di osservare attentamente i cambiamenti sociali, l’emergere continuo di bisogni individuali, rapportandoli alle esigenze collettive facendo sintesi di un difficile equilibrio fra le ragioni della individualità e le ragioni della collettività. Elaborammo dieci proposte di legge che avevano come riferimento complessivo il tema delle famiglie, istituto passato indenne attraverso i secoli proprio perla sua capacità di modificarsi in ragione delle trasformazioni sociali. E’ stata secondo noi socialisti e socialisti la flessibilità e non la rigidità del modello unico, quello che ha dato alle famiglie forza e durata nel tempo.
Parlammo di assegni di maternità e di congedi parentali, di asili nido e consultori familiari, ancor oggi insufficienti, di detrazioni di imposte per baby sitter, ce ci siamo arrivati, di famiglie di fatto, di affido e di adozione.
E’ passato più di un quarto di secolo e ad oggi, e intendo proprio oggi, nessun passo avanti è stato fatto.
Perché ho fatto questa storia? Perché la storia serve a capire il presente e quindi aiuta nelle decisioni. Oggi siamo nelle condizioni di fare un passo avanti, di cambiare qualcosa.
Arriviamo in ritardo, arriviamo con una legge che per alcuni versi è già vecchia (in molti Paesi europei si è già andati oltre, approvando, come noi avremmo voluto i matrimoni tra persone dello stesso sesso e consentendo le adozioni), ma finalmente arriviamo, concludiamo un iter legislativo il che è certamente apprezzabile.

Così come sono apprezzabili molti aspetti del testo che ci arriva dal Senato che per gran parte dei diritti equipara l’unione civile al matrimonio.
Penso soprattutto alla reversibilità delle pensioni, cosa che non era affatto scontata, e che rappresenta una bella vittoria.
Ci sono però delle parti che non ci soddisfano e che non ci permettono di festeggiare come avremmo voluto l’approvazione di una legge che attendiamo e auspichiamo da anni.
In primis: io credo che non possiamo non essere tutti d’accordo, almeno noi che abbiamo una cultura europea, che le persone non possono essere discriminate sulla base del loro orientamento sessuale Lo dice l’articolo 10 del trattto della UE: nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. Insistiamo spesso sulla inaccettabilità della discriminazione religiosa, ma questa non ha più dignità della discriminazione per l’orientamento sessuale. Invece questa legge contiene una sorta di discriminazione per l’orientamento sessuale. Ad esempio nella legge abbiamo cancellato il riferimento alle famiglie, vi è solo al comma 11, perché le persone con identità e orientamento sessuale “diverso”, non hanno diritto a chiamarsi famiglia. Non va bene.
Un altro indice di questa considerazione di inferiorità nei confronti delle coppie omo è la cancellazione dell’obbligo di fedeltà. Ho dapprima pensato che l’introduzione di questo articolo fosse una sorta di sberleffo, difficile da accettare. Forse invece è qualcosa di più profondo, la manifestazione di un atteggiamento discriminatorio che sottolinea che l’amore tra persone dello stesso sesso non ha la stessa capacità generosa, donativa, la stessa profondità che c’è o può esserci tra persone di sesso diverso.
Ed infine lo stralcio della stepchild adoption cioè la possibilità di creare un rapporto giuridico con il o la partner del genitore biologico. Noi socialisti avremmo voluto non solo la stepchild adoption, che rappresenta già un compromesso al ribasso, ma la piena possibilità adozione per le coppie di fatto etero o omo. Abbiamo presentato degli emendamenti in tal senso e una proposta di legge, sia alla Camera che al Senato che mi auguro venga discussa al più presto.
Ci è stato detto, quando il provvedimento era in discussione al Senato che la stepchild adption era il massimo che si poteva ottenere e ci siamo piegati al compromesso. Poi è arrivato lo stralcio, compromesso del compromesso, con la promessa che il tema dell’adozione andrà affrontato nella sua complessità per regolare la materia in modo organico. Mi auguro sia così. Ma facciamolo, facciamolo presto perché se davvero ci sta a cuore l’interesse dei e delle minori, non possiamo non pensare che se questi minori dovessero perdere il genitore biologico, con questa legislazione perderebbero non uno ma entrambe le persone con le quali vivono e dalle quali sono amate. E questo è in contraddizione con l’interesse del minore che sbandieriamo.
Nonostante queste carenze voteremo a favore di questo provvedimento perché, anche in seguito a un confronto con le associazioni Lgbt, ci siamo convinti che una legge, anche se deficitaria, è meglio di nessuna legge.
Con la sua approvazione noi superiamo una sorta di tabu e questo è senza dubbio un fatto positivo. Ma non possiamo dire che stiamo facendo una grande cosa, no, abbiamo solo fatto il primo passo di un percorso che necessità di molti altri passi.

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