sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dilma sospesa, Temer nuovo Presidente del Brasile
Pubblicato il 12-05-2016


Dilma RoussefCon 55 voti favorevoli e 22 contrari il Senato Federale ha approvato l’apertura del processo di impeachment nei confronti della Presidente Dilma Rousseff, che ora sarà sospesa dall’incarico per 180 giorni, durante i quali si svolgerà il processo vero e proprio. Assume l’incarico di Presidente il vice di Dilma, Michel Temer (PMDB), da molti indicato come uno degli orchestratori degli attacchi al governo petista. Il nuovo Presidente del Brasile sarà ora chiamato a formare un governo, che prevedibilmente vedrà le opposizioni, ed in particolare il PSDB sconfitto alle elezioni, sostituire il Partido dos Trabalhadores nella maggioranza, con un ribaltone quantomeno inusuale per un sistema presidenziale.

La sospensione di Rousseff e l’arrivo di Temer al Palacio de Planalto rappresentano uno snodo importante dell’evoluzione della crisi politica che sta sconvolgendo il Brasile, ma non ne segnano certamente la fine. Il nuovo Presidente gode di un sostegno popolare inesistente (circa il 2% secondo diversi sondaggi) ed è a sua volta oggetto di indagini e richieste di messa in stato d’accusa. Ad indebolire la posizione di Temer si aggiungono le richieste di elezioni anticipate e i dubbi sulla legittimità di un governo contrario a quello indicato dal risultato elettorale, in un sistema che non è parlamentare ed in cui non esiste il rapporto di fiducia tra capo del governo, eletto direttamente, e parlamento.

L’allontanamento di Dilma inoltre, non fermerà il selvaggio  assalto politico, mediatico e giudiziario, se non pianificato almeno coordinato, al sistema di potere costruito dal PT in 13 anni di governo. Una buona parte dell’élite e delle oligarchie economiche e finanziarie brasiliane, che hanno sempre covato un profondo disprezzo per il PT e per quello che ha rappresentato, sono finalmente rientrate nella stanza dei bottoni, e non la abbandoneranno facilmente. L’occasione per ritornare a controllare la settima economia mondiale, e magari per svenderne i pezzi migliori come Petrobras, è troppo importante per rischiare un ritorno trionfale di Lula nel 2018 o in caso di elezioni anticipate. In quest’ottica si collocano anche le forzature del giudice Sergio Moro nei confronti dell’ex Presidente Lula, con l’accompagnamento in questura per la deposizione e la pubblicazione di intercettazioni illegali di conversazioni con Rousseff.

Nel frattempo Dilma promette di tornare trionfalmente a Planalto tra 180 giorni, quando avrà dimostrato al paese e al mondo la sua innocenza e la “trama golpista” delle opposizioni.

L’esperienza governativa di Rousseff e del PT è sospesa, ma la fine della guerra per bande per il controllo del Brasile è lungi da una conclusione.

Riccardo Galetti
(Responsabile Esteri Federazione dei Giovani Socialisti)

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