domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Elezioni. Alfio Marchini,
quello che si comprò l’Unità
Pubblicato il 11-05-2016


Unità Stalin mortoGiusto un anno fa esplodeva il caso de ‘l’Unità, dei suoi debiti, delle vittime di una mezza catastrofe finanziaria. Ripeschiamo la storia dagli armadi della memoria – oggi è elettronica e non consente amnesie – perché indirettamente uno dei protagonisti è tornato alla ribalta della cronaca politica: Alfio Marchini. Ma procediamo con ordine.

L’ex direttore Concita De Gregorio e alcuni dei colleghi che lavoravano con lei, un anno fa si vedevano recapitare avvisi di pignoramento e ingiunzioni di pagamento per ripianare i debiti della società editrice Nie, la società che faceva andare in edicola l’Unità, ex organo ufficiale del PCI, poi PDS, DS e negli ultimi anni, in parte, di proprietà del Partito Democratico.
Alla De Gregorio avevano pignorato l’appartamento mentre i suoi colleghi, come lei chiamati a far fronte alle richieste di risarcimenti danni per alcune cause giunte a sentenza, ricevevano altrettante ingiunzioni di pagamento. Tutto questo perché la società editrice era fallita e per la legge il direttore responsabile e gli autori degli articoli sono corresponsabili degli eventuali danni arrecati a terzi con gli articoli firmati sul giornale.
Nelle cause di diffamazione la responsabilità viene ripartita tra editore, giornalista e direttore nella misura rispettivamente dell’80% per l’editore, del 10% per il direttore e del 10% per il giornalista che ha scritto l’articolo. “Tutti e tre i soggetti – ricordava anche il Corriere della Sera in un’anticipazione dell’inchiesta che Report di Milena Gabanelli aveva dedicato alla vicenda – però sono responsabili in solido significa che se uno dei tre non è in grado di pagare, gli altri possono essere obbligati dal giudice a pagare per lui”.

Quella de l’Unità è una storia importante e difficile che ha conosciuto una crisi inarrestabile comune a tutta la stampa di partito e resa più dura dal contesto di crisi generalizzata che investe l’editoria quotidiana in un Paese che è agli ultimi posti in Europa per numero di lettori mentre cresce lo spazio dell’informazione sul web che assieme alla Tv si mangia la quasi totalità degli investimenti pubblicitari.
Una storia pesante e ambigua quella del quotidiano ‘fondato da Antonio Gramsci’, tornato in edicola nel giugno del 2015 dopo aver ripianato – Matteo Renzi presidente del Consiglio – la voragine dei debiti (“L’Unità, pagati con soldi pubblici i 107 milioni di debiti della vecchia gestione” scriveva Il Fatto nel novembre dell’anno scorso) grazie a una legge – fatta e cancellata dopo l’uso – che ha scaricato sullo Stato i buchi con le banche delle società editrici fallite che hanno goduto del finanziamento pubblico all’editoria. Scriveva un anno fa il direttore Mauro Del Bue: “Lo Stato è stato obbligato a versare a L’Unità la bellezza di 107 milioni di euro in base a una legge corretta con apposito e specifico emendamento nel 1998 dal sen. Sposetti, secondo la quale i debiti dei giornali dovevano essere rimborsati ai creditori dallo Stato anche in presenza di garanzie offerte dai partiti”. E sì perché l’Unità di soldi pubblici per andare in edicola ne ha incassati davvero tanti – oltre 154 milioni di euro in 14 anni – ma cionostante aveva dato forfait chiamando pure a pagare per i debiti i suoi giornalisti. Ma arriviamo a oggi.

Alfio Marchini Liberi dai partitiAlla crisi devastante i vertici dell’ex PCI-PDS-DS-PD hanno risposto anche con un processo di privatizzazione della testata, coinvolgendo investitori ‘amici’ come, ad esempio, nel 1997 l’industriale del settore sanitario (Tosinvest) Giampaolo Angelucci (illuminante questo articolo de il Giornale), lo stesso poi finito agli arresti per bancarotta non prima però di aver accusato Ottaviano Del Turco, al tempo presidente dell’Abruzzo, di essersi fatto corrompere con tutto quel che di processuale ne è seguito e – indovinate chi? – il ‘palazzinaro’ Alfio Marchini – sì proprio lui, quello che oggi si candida a Sindaco di Roma, ma che non ha ‘partiti alle spalle (però ora è sostenuto da Forza Italia). Partiti non ne ha alle spalle oggi, ma ieri?
Armando Marchio

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