mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Federico Parea
Lo scuro
Pubblicato il 23-05-2016


I primi passi della campagna referendaria del Presidente del Consiglio, compreso l’impegno al ‘tutti a casa’ in caso di sconfitta, sono stati accolti con l’usuale distrazione e prontamente bollati come inevitabili ingenuità e fughe causate dal suo ego smisurato e dalla sua incontrollabile arroganza.
La vera ingenuità, tuttavia, per non dire superficialità, è quella con cui troppi commentatori osservano ancora il metodo Renzi, pure a diversi anni dalla sua affermazione, ormai anche su scala nazionale,
Che il Presidente non manchi di autostima, non è certo una scoperta (ditemi voi, per inciso, se avete mai trovato un leader politico con un ego esitante…). Quello che si confonde per un dato del carattere, però, è un elemento, se non l’elemento, centrale della sua iniziativa. Renzi non è nuovo in quanto tale, ma è nuovo in quanto rottamatore della vecchia classe politica. Renzi non è garantista per studio, ma perché si pone duramente verso la classe professionale, i magistrati, che per l’opinione pubblica garantisti non sono. Renzi non è un innovatore del mercato del lavoro per vocazione, ma perché si oppongono a lui quanti, in materia di lavoro, passano per essere, per sentimento diffuso, i conservatori per eccellenza, cioè i sindacati. Ciò basti a raccontare che la via del contrasto è stata ed è quella più utile a Renzi per definire il proprio profilo, trasmettere il proprio messaggio e affermare le proprie posizioni. Un metodo che vale per l’esterno così come per l’interno del suo mondo, perché attraverso questo percorso di ripetute contrapposizioni, Renzi ha altresì selezionato e seleziona la propria tribù, in una sorta di dimostrazione costante un po’ di resistenza e un po’ di fedeltà.

Si dice, poi, che la scelta di personalizzare la disfida referendaria non possa che rivelarsi infelice, non dandosi via migliore di questa per catalizzare su una posizione avversa non solo gli oppositori al quesito referendario in sé ma anche quanti non abbiano in simpatia chi la personalizzazione medesima si è intestata. C’è però qualcuno che in buona fede ritenga che Salvini, Grillo, Berlusconi, Fini, Fassina, Vendola, Casa Pound, l’Anpi, l’Arci e così via avessero bisogno del guanto di sfida del Presidente del Consiglio per intendere quale fosse la vera posta di questa partita? Sarebbe utile ragionare, invece, su un altro aspetto.Diversi sondaggi e la stessa storia dei referendum suggeriscono che più l’affluenza sarà alta e più ci saranno possibilità di vittoria per il fronte del sì, per il semplice fatto che saranno portate ad esprimersi sul punto più espressioni libere da vincoli militanti, da condizionamenti di casta o da influenza da talk show. Non sembra assurdo ritenere, ma discutiamone, quanto la personalizzazione e, per certi versi, l’esasperazione del confronto referendario possa essere utile a sollecitare una affluenza più larga al voto.

L’ultima obiezione che viene mossa a Renzi è che non capisca che sia meglio vincere in tanti che non perdere da soli. Non si dimentichi, però, anche una diversa opzione, quella del perdere in tanti. È forse quella della sconfitta, e noi speriamo di no, una prospettiva ancora insondata, non liquidabile nella presa d’atto del ‘tutti a casa’ e che si dovrebbe ragionare con assoluto scrupolo. Non si crede certo che il Presidente del Consiglio abbia pronto un piano B, in caso di sconfitta. Non sarebbe nemmeno plausibile, tuttavia, non ritenere che le scelte di oggi non stiano anche a prefigurare i posizionamenti di domani, succeda quel che succeda, in una partita così difficile e incerta.
Nel gioco del biliardo si va a punti o si cerca la difesa. In un caso o nell’altro, l’importante è sapere sempre in quale senso sia più utile sbagliare il colpo, per non lasciarsi scoperti al gioco dell’avversario. Renzi è toscano e chissà se non abbia imparato qualcosa dal Lotti una volta più famoso, Marcello, detto lo Scuro.

Federico Parea

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento