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Opinioni e commenti
 

“Fine del bicameralismo, il sogno di Craxi” – Intervista a Riccardo Nencini su Il Mattino
Pubblicato il 03-05-2016


«Fine del bicameralismo il sogno di Craxi, socialisti in campo»
Intervista di Francesco Lo Dico a Riccardo Nencini su Il Mattino di martedì 3 maggio 2016


C’era anche Riccardo Nencini, tra quanti ieri a Firenze hanno preso parte al lancio dei comitati per il sì al referendum di ottobre. Un sì che per il segretario dei socialisti italiani affonda le radici nella storia del Paese ma al contempo sa guardare al futuro.
«Quando nel 1982 a Rimini, i socialisti sostennero il superamento del bicameralismo perfetto», spiega il senatore, «trovarono contro di loro un fitto fuoco di sbarramento. Ma la bontà di quella intuizione, provata anche dalle travagliate vicende della Seconda Repubblica, è sopravvissuta e può finalmente prendere corpo. Per il Paese può finalmente giungere la svolta tanto attesa».

Il tentativo di realizzare la riforma istituzionale, restò per Craxi «un inutile abbaiare alla luna». Il sì dei socialisti al referendum nasce dalla voglia di realizzare un’incompiuta?
«Già in quel tempo i socialisti individuarono nel bicameralismo paritario un sistema farraginoso che alimentava l’instabilità politica. Ma dalla Prima alla Seconda Repubblica è cambiato ben poco. Governi su governi sono inciampati sull’instabilità, con grave detrimento per l’Italia. Archiviare i guasti di un meccanismo estenuante come quello della doppia Camera, oggi come allora, consentirà al Paese di godere di maggiore equilibrio e guadagnare in efficienza».

Come negli anni 80, la sfida è rendere intelligibile all’opinione pubblica una materia complessa come quella dell’architettura costituzionale.
«La sfida che ci attende in questi mesi è proprio quella di spiegare con chiarezza agli italiani che non si tratta di semplici disquisizioni dottrinarie, ma di questioni concrete che entrano nel vivo della vita del Paese. Meccanismi parlamentari più agili, significano maggiore competitività sui mercati e maggiore credito sulla scena internazionale per il nostro Paese».

La riforma prevede un’inversione di rotta, in materia di Titolo V. È dare più poteri allo Stato centrale la risposta a fenomeni sovranazionali sempre più complessi?
«Si diceva anni fa che “piccolo è bello”. Un leimotiv che oggi non funziona più. La riforma del Senato è parte di un progetto riformista che dalle città metropolitane, alla fusione dei piccoli comuni, alla riforma delle Regioni, intende rispondere a esigenze mutate, e dare pronte risposte a temi come quello delle opere strategiche nazionali, che non possono restare arenate nell’estenuante ping-pong delle istituzioni. Siamo certi che gli italiani comprenderanno che il nostro Paese ha una grande opportunità, che dopo numerosi tentativi a vuoto, non dev’essere sprecata».

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