venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francesco Meringolo
Dobbiamo stare al Governo
con Renzi
Pubblicato il 16-05-2016


L’antiqualcosa è un male atavico di certi settori della sinistra e lascia senza parole lo stesso comportamento di tanti “socialisti” che si definiscono tali solo per una tessera avuta ante ’92. Per quanto mi riguarda questo non rappresenta né un merito né un difetto.

Essere socialisti significa difendere le libertà. Bisogna difendere i diritti civili e i diritti sociali. L’Italia è un paese arretrato in entrambi i punti di vista. Sulla giustizia, sui diritti civili in senso stretto (anche una giustizia “giusta” rientra tra i diritti civili di un popolo) sui diritti sociali, ha ancora tanta strada da fare.
Dal 1994 ad oggi le riforme a cui abbiamo assistito e che erano necessarie, in un mondo oramai cambiato, sono state nulle. Sfido chi ricorda qualcosa di diverso dal levare la tassa sui frigoriferi di Berlusconi, la guerra nei Balcani di D’Alema (il primo comunista messo al bivio da Cossiga), la riforma del Titolo V (che non doveva servire al paese ma a cancellare la Lega Nord che è viva e vegeta nonostante i diamanti della Tanzania) e le “lenzuolate” di Bersani. Tutto questo nel mentre ricevevano sanzioni quotidiane dalla Comunità Europea in tutti i settori del paese.

L’Italia aveva (ed ha) bisogno di una rivoluzione “liberale” dal punto di vista dei diritti riconoscendo il valore dell’individuo e delle sue inclinazioni e di una rivoluzione dello stato sociale diventato mero assistenzialismo.

Ho vissuto direttamente l’ultimo quindicennio e più della vita politica del paese. Oggi non posso che notare un premier che ha sdoganato la sinistra e il paese da un clericalismo sconcertante, da un giustizialismo peloso e da un dogmatismo avventuriero. Con Matteo Renzi la sinistra italiana assume una tinta completamente diversa da quella degli ultimi anni: cadono tabù, si spezzano antiche catene, si smette di strizzare l’occhio a quella pseudo sinistra da piazza che non ha mai fatto l’interesse del suo paese. Governare e la capacità di governare sono figli di una cultura che chi ha detenuto le chiavi della sinistra sino all’altro ieri non ha mai posseduto.

Avrei tante cose da dire a Renzi e al PD. Ma non posso non riconoscere queste novità. Dovremmo dargli una mano. Bene fa il PSI a stare al governo.

Francesco Meringolo
Consiglio Nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Questo intervento mi ricorda quello che veniva detto negli anni cinquanta e sessanta nelle imprese: che si era “una grande famiglia”, per cui non vi mettete a scioperare, a chiedere aumenti di stipendio, maggiori qualifiche, straordinari, e così via…
    Era così che allora si faceva “l’interesse del paese”…Un po’ come è stato fatto col jobs act in questi anni…..

  2. Nel 1945 anche in Italia grazie alla Resistenza antifascista l’orizzonte era la ‘democrazia progressiva’. Voleva dire che in Europa, dopo i ventenni reazionari e dopo 2 guerre mondiali imperialistiche, occorreva costruire una democrazia partecipata e responsabile. Non basata su ideologie liberiste fallite e su leader nati da campagne di marketing politico finanziate dai potenti di turno. Idem contro le dittature sovietiche.
    Dopo la rivincita del neoliberismo dagli anni ’80 oggi pare restare solo la democrazia ‘borghese’ dove metà degli aventi diritto non vota fregandosene dei risultati e e accetta il potente di turno che blandisce con qualche trucco. Insomma l’edizione moderna di ‘panem et circenses’.
    Noi, vecchi riformisti di sinistra che vengono dal PCI, diciamo NO. Siamo stati contro Fanfani, Craxi, Berlusconi e ovviamente non abbiamo nulla a che vedere con Grillo. Nel 2007 non avevamo aderito al minestrone veltroniano perché volevamo (e vogliamo) anche in Italia un grande partito socialista non massimalista né craxiano.
    Per questo siamo anche contro il renzismo spregiudicato figlio del berlusconismo, che ha distrutto il PD con la complicità dei bersaniani.
    Tra noi ci sono volontari della società civile, gente che tira la carretta in azienda (privata) e studiosi sociali che anche oggi si stanno impegnando ai banchetti contro le de-forme di Renzi & Verdini.
    1953, 1974, 2006 e 2016: 4 NO in difesa della Costituzione repubblicana.
    Siamo per l’ìnnovazione utile, non per il ‘nuovismo’ pasticcione e pericoloso.

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