domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia, continua il braccio di ferro sul Jobs Act
Pubblicato il 30-05-2016


"Holande, Valls e Medef (Confindustria), sfasciano lo stato sociale"

“Holande, Valls e Medef  (Confindustria), sfasciano lo stato sociale”

Le manifestazioni e le proteste contro la ‘Loi travail’, il Jobs Act alla francese che cambia le leggi sul lavoro, continuano senza interruzione bloccando anche servizi essenziali. Dopo gli scioperi nei trasporti, il blocco delle raffinerie oggi è toccato a un grande inceneritore alle porte della Capitale che tratta le immondizie di 15 comuni della cintura. L’impianto, quello di Ile-de-France Ivry-sur-Seine, tratta e ricicla tra el 1500 e le 2 mila tonnellate al giorno e da questa mattina è bloccato da un centinaio di lavoratori.

Europei calcio FranciaCosì l’incubo che per gli Europei di calcio – dal 10 giugno al 10 luglio in dieci città – la capitale possa essere sommerso dalla spazzatura e l’intero Paese bloccato da manifestazioni e scioperi si fa sempre più concreto facendo precipitare il Governo e la presidenza Hollande in un cul-de-sac da cui non si capisce ancora come possa uscirne.

Il Governo non vuole cedere alle proteste contro la ‘loi travail’, che porta anche il nome della ministra del lavoro Myriam El Khomri,Myriam al Khomryn ministra lavoro Francia anche per non perdere la faccia dopo che ha già rinunciato ad un altro provvedimento molto discusso contro il terrorismo che prevedeva la perdita della nazionalità. In un Paese dove il lavoro dipendente costituisce il cuore dell’industria e dei servizi, la modifica delle legge sul lavoro è stata avvertita come un ‘attacco’ ai diritti soprattutto a sinistra, e ha finito per paccare anche il Partito socialista alla vigilia di elezioni presidenziali (2017) che lo vedono già in fortissimo affanno. Nello stesso tenpo il premier Manuel Valls, d’accordo col presidente François Hollande, pare aver puntato molte carte su un riallineamento verso il centro del Ps. Anche la scelta di usare il ‘voto di fiducia’, strumento di assoluta eccezionalità in Francia, evitando il dibattito parlamentare nell’Assemblea, ha ulteriormente esacerbato le tensioni.

La ‘loi travail’ amplia il ventaglio di causali per giustificare i licenziamenti di tipo economico, prendendo in considerazione momenti di difficoltà come un calo degli ordini o perdite di esercizio e vendite negative per diversi mesi consecutivi, trasferimenti di tecnologia e anche riorganizzazione aziendale per la competitività. In caso di licenziamento illegittimo, se finora l’importo dell’indennità era deciso in autonomia dal giudice, a partire dai sei mesi di stipendio e senza un tetto massimo, ora la legge mette dei paletti sia alla discrezionalità dei magistrati sia all’ammontare della liquidazione con indennità che possono andare da tre a quindici mensilità, in ragione dell’anzianità di lavoro. Inoltre è destinata a crescere la contrattazione di secondo livello, aziendale e individuale mentre sul piano dell’orario di lavoro si avvia lo smantellamento delle famose 35 ore introdotte dal governo di Lionel Jospin nel 2000 perché se oggi un dipendente non può lavorare più di 10 ore al giorno, si potrà da domani arrivare a dodici, e la settimana media è calibrata sulle 35 ore fino a un massimo di 48, dopo la riforma potrà arrivare anche a 60. La legge prevede anche un possibile taglio agli straordinari dando più libertà ai datori di lavoro, attraverso accordi sindacali, di scendere fino al minimo del 10% della retribuzione in più.

Oggi la ministra El Khomri in televisione all’ora di pranzo, è tornata a metterci ‘la faccia’. “Io credo – ha detto – dopo tre mesi di aver dimostrato la mia capacità di ascolto e di dialogo”. Per poi aggiungere: “Se si tratta di dialogare dico di sì. Rimango anche oggi su questa posizione, ma se si tratta di snaturare il testo della legge, dico di no”.

Intanto, Baptiste Talbot sindacalista dell CGT – il sindacato di sinistra che guida le proteste – fuori dall’impianto della Syctom, l’agenzia metropolitana per i rifiuti domestici, ai giornalisti ha ripetuto, “da qui nulla entra e nulla esce”. Ed è solo l’inizio della settimana perché nei prossimi giorni sono previsti scioperi del personale aeroportuale e blocchi alle ferrovie regionali, le RATP. Philippe Martinez, leader della CGT, promette un picco di mobilitazione a metà settimana. Nonostante gli annunci, i tentativi di abbassare la temperatura non mancano come la telefonata di Valls a Martinez, ma che si possa arrivare in tempi brevi a fermare le proteste, con i rapporti di forza congelati sulle rispettive posizioni, sembra oggi ancora illusorio.

Lorenzo Mattei

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