domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia. No al Jobs Act, ferme anche le centrali nucleari
Pubblicato il 26-05-2016


Centrale nucleare franceseA differenza dell’ Italia, la riforma francese del mercato del lavoro non sta passando in maniera indolore. Hollande e Valls stanno avendo molti più problemi di quanti ne ebbe Renzi con il jobs act.

La Francia ha addirittura cominciato ad attingere dalle proprie riserve petrolifere strategiche: bruciati 3 giorni di riserve su 115 disponibili. Ciò nonostante, si stima che un terzo dei distributori di benzina siano totalmente o parzialmente a secco. È  il risultato delle proteste contro la riforma del lavoro, organizzate dal sindacato Cgt.
Preoccupa l’ipotesi di un Paese totalmente bloccato, proprio alla vigilia degli Europei di calcio, che cominceranno il prossimo 10 giugno. Il premier Manuel Valls tiene duro: “Non è  la Cgt che fa le leggi nel nostro Paese”. Valls conferma che non ritirerà la riforma del lavoro. Sei delle otto affinerie francesi sono ferme o producono a ritmi ridotti. Le forze dell’ordine hanno eliminato undici posti di blocco organizzati dai lavoratori nei pressi dei depositi di carburante. Le società petrolifere hanno chiesto allo Stato francese di “prendere le misure necessarie per garantire l’interesse generale, la libertà di lavorare e di muoversi”. Il Presidente Francois Hollande ha assicurato che “sarà fatto tutto il possibile per assicurare gli approvvigionamenti energetici”. Il leader della Cgt, Philippe Martinez, afferma: “Finché il Governo si rifiuta di discutere, ci sono rischi che le agitazioni aumenteranno”.
La Cgt ha anche proclamato la mobilitazione dei lavoratori delle centrali nucleari e delle ferrovie.
All’ interno del Partito socialista francese non tutti concordano con la linea dura: Christian Paul capeggia i deputati favorevoli al dialogo. “Faccio appello al Presidente della Repubblica Hollande – dice Paul – perché, data la gravità della situazione, è lui che ha le chiavi del dialogo. Giugno deve essere il momento della ripresa del negoziato”.
Lorenzo Mattei

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