domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia. Il Jobs Act mette a rischio gli Europei di calcio
Pubblicato il 27-05-2016


A differenza dell’Italia, la riforma francese del mercato del lavoro non sta passando in maniera indolore. Hollande e Valls stanno avendo molti più problemi di quanti ne ebbe Renzi con il suo Jobs Act. La Francia ha Francia scioperi contro il Jobs Act Loi Travailaddirittura cominciato ad attingere dalle proprie riserve petrolifere strategiche: sono già stati bruciati 3 giorni di riserve su 115 disponibili. Ciò nonostante, si stima che un terzo dei distributori di benzina siano totalmente o parzialmente a secco. Per domani, sabato, il premier Manuel Valls ha convocato la parti sociali per sbloccare la situazione delle raffinerie. È il risultato delle proteste contro la riforma del lavoro, organizzate dal sindacato Cgt.
Preoccupa l’ipotesi di un Paese totalmente bloccato, proprio alla vigilia degli Europei di calcio, che cominceranno il prossimo 10 giugno. Il premier Manuel Valls tiene duro: “Non è la Cgt che fa le leggi nel nostro Paese”. Tuttavia lo stesso Valls apre la porta a “miglioramenti della legge, ma non ad una sua revoca”.
Sei delle otto raffinerie francesi sono ferme o producono a ritmi ridotti. Le forze dell’ordine hanno eliminato undici posti di blocco organizzati dai lavoratori nei pressi dei depositi di carburante. Le società petrolifere hanno chiesto allo Stato francese di “prendere le misure necessarie per garantire l’interesse generale, la libertà di lavorare e di muoversi”. Il Presidente Francois Hollande ha assicurato che “sarà fatto tutto il possibile per assicurare gli approvvigionamenti energetici”.
Il leader della Cgt, Philippe Martinez, afferma: “Finché il Governo si rifiuta di discutere, ci sono rischi che le agitazioni aumenteranno”.
La Cgt ha anche proclamato la mobilitazione dei lavoratori delle centrali nucleari e delle ferrovie. Giovedì a Parigi giovani con il volto coperto hanno infranto vetrine e devastato auto parcheggiate. La polizia ha risposto con i lacrimogeni. Oggi altre manifstazioni e poteste e il corteo più numeroso, seguito anche da incidenti, si è svolto a Parigi. Una trentina i fermati negli scontri con la polizia. Ma in tutto il Paese sono state anche oggi migliaia le persone che hanno partecipato alle proteste. Almeno 300 mila secondo gli organizzatori, circa 160 mila per le autorità.

La riforma, spiegano i manifestanti, mina il principio delle 35 ore settimanali, rende più semplice il licenziamento e indebolisce il potere contrattuale dei sindacati.

All’interno del Partito socialista francese non tutti concordano con la linea dura: Christian Paul capeggia i deputati favorevoli al dialogo. “Faccio appello al Presidente della Repubblica Hollande – dice Paul – perché, data la gravità della situazione, è lui che ha le chiavi del dialogo. Giugno deve essere il momento della ripresa del negoziato”.

Lorenzo Mattei

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