domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Germania e migranti, prima legge per ‘l’integrazione’
Pubblicato il 26-05-2016


migrantiIl governo tedesco ha definitivamente approvato oggi la proposta di legge sull’integrazione dei migranti. Il progetto di riforma è stata approvata dopo alcune modifiche rispetto al testo discusso ad aprile e per farlo l’esecutivo si è riunito in via straordinaria nella residenza di Meseberg, nelle campagne a Nord di Berlino. Mancavano alcuni dettagli che sono stati definiti dai ministri dell’Interno e da quello del Lavoro nel corso della riunione a porte chiuse.

La legge si basa su due principi: promuovere ed esigere (fördern und fordern). Da un lato favorisce l’ingresso dei migranti nel mercato del lavoro e ai corsi di integrazione, dall’altro prevede alcune misure restrittive rispetto alla normativa vigente, come una riduzione delle prestazioni sociali qualora il migrante rifiuti le offerte di integrazione.

Tra i punti in sospeso su cui ora è stato trovato l’accordo, la possibilità per i Laender di prescrivere, per un massimo di 3 anni e a certe condizioni, la residenza obbligatoria anche per i cosiddetti rifugiati riconosciuti (persone cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato), la concessione di un permesso di residenza permanente dopo 5 anni (ora sono 3), se il migrante è in grado di mantenersi da solo e parlare sufficientemente il tedesco.

La cancelliera Angela Merkel ha definito la nuova legge – la prima per l’integrazione mai varata dallo Stato Federale – “una pietra miliare”. “Questa legge è una tappa fondamentale per lo Stato federale. Una legge basata sui principi dell’esigenza e dell’incoraggiamento: incoraggiare da un lato, esigere dall’altro” ha detto Merkel in conferenza stampa. “Un vero cambiamento di paradigma”, ha fatto eco il vice cancelliere e ministro dell’Economia, il socialdemocratico Sigmar Gabriel mentre per le opposizioni e alcune associazioni del settore, si tratta di una norma “populista” e di un “ulteriore inasprimento del diritto d’asilo”.

Il cuore della legge riguarda l’apprendimento del tedesco e la conoscenza della cultura del Paese d’accoglienza. Lo scopo: favorire l’inserimento nella società e nel mondo del lavoro dei migranti.

Per il capitolo sostegni è prevista la creazione, con fondi federali, di 100 mila nuove opportunità lavorative (i cosiddetti “Ein-Euro-Jobs” o impieghi da un euro) per facilitare l’ingresso sul mercato del lavoro dei migranti fatta eccezione comunque per quelli che arrivano da Paesi di origine definiti ‘sicuri’ o che dovranno lasciare la Germania. Chi svolge un tirocinio potrà inoltre restare in Germania per l’intera durata del percorso di formazione e, a tirocinio concluso, potrà rimanere altri sei mesi nel Paese per cercare un lavoro. Nel momento in cui hanno trovato un’occupazione, i migranti otterranno un permesso di soggiorno di due anni. Tale titolo verrà revocato in caso di condanna in sede penale.

Per il capitolo delle ‘richieste’ viene introdotta la possibilità di obbligare i rifugiati e i migranti che godono di protezione a frequentare corsi di integrazione, con un corso di lingua e un corso nel quale vengono fornite nozioni sulla storia, la cultura e i valori della Germania. Chi si rifiuta di parteciparvi o non li porta a termine rischia tagli alle prestazioni sociali.

Restrizioni invece sul fronte dei permessi di soggiorno a tempo indeterminato. I rifugiati non lo riceveranno più automaticamente dopo tre anni, bensì solo dopo cinque anni, a patto di dimostrare di conoscere a sufficienza il tedesco e di poter badare in gran parte da soli al proprio sostentamento. Questa soglia temporale scende a tre anni per i migranti che dimostrano di conoscere molto bene la lingua.

I Länder potranno infine imporre ai migranti il Comune di residenza (sono esclusi quelli che hanno un lavoro o fanno un tirocinio), una misura che, come ha spiegato il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, punta a evitare la formazione di ghetti.

Non mancano comunque critiche al testo appena approvato, in particolare l’obbligo per i rifugiati di una residenza stabilita dalle autorità in base alle necessità di distribuzione sul territorio dei 16 Land e la riduzione delle prestazioni sociali qualora il migrante rifiuti le offerte d’integrazione. Per la leader dei Verdi, Simone Peter, in realtà si tratta di “un ulteriore inasprimento del diritto d’asilo”. Per la Caritas tedesca la norma indebolisce il diritto dei rifugiati alla protezione e ottiene così esattamente il contrario di quello che era il suo obiettivo. L’Associazione Pro Asyl parla di una legge “populista”, in quanto suggerisce l’idea che i migranti non vogliano integrarsi.

La norma messa a punto oggi dal governo dovrà ora essere approvata dal Bundestag e dal Bundesrat e rappresenta un tentativo di risposta organico al problema degli immigrati. La Germania nel 2015 ha accolto circa 1 milione e centomila tra migranti e rifugiati.

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