giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Germania. L’islamofobia entra nel programma di AfD
Pubblicato il 02-05-2016


Frauke Petry AfDCavalcare l’islamofobia diventa un programma politico. Alternativa per la Germania, (AfD, Alternative für Deutschland), ha scelto, andrà ancora più a destra sposando la linea fortemente anti-islamica della sua leader attuale, Frauke Petry. Il Congresso di AfD appena conclusosi a Stoccarda, ha adottato infatti un programma unanimamente giudicato dagli osservatori come anti-islamico. Il partito ha confermato anche la sua scelta antieuropea con l’uscita dall’euro da ottenere attraverso un referendum, la semplificazione del sistema fiscale, la promozione della democrazia diretta e il blocco dell’immigrazione.

Tra i punti contenuti nel documento conclusivo e approvati dai duemila delegati domenica pomeriggio, c’è anche il divieto di costruire minareti, di chiamare alla preghiera attraverso il rituale annuncio del muezzin, di indossare il velo integrale perché – è scritto – l’islam “non fa parte della Germania”.

Frauke Petry ha dunque visto confermata la sua leadership e l’impronta decisamente anti-islamica impressa al partito dopo essere stata eletta a maggioranza assoluta leader di AfD l’8 luglio dell’anno scorso battendo lo stesso fondatore, l’economista Bernd Lucke. La frattura era avvenuta nel 2015 proprio sulle parole d’ordine della Petry considerate da Lucke troppo simili a quelle del movimento anti-islamico Pegida, nato a Dresda e diffusosi quasi esclusivamente nei Land dell’ex Germania orientale. La frattura è così netta che Lucke, assieme a 5 europarlamentari su 7, ha abbandonato la sua creatura e dato vita, dieci giorni dopo, a un altro partito, ‘Alternativa per il Progresso e il Rinnovamento’ (Allianz für Fortschritt und Aufbruch)

Alternativa per la Germania è stata fondata appena tre anni fa, nel luglio 2013, intercettando subito una parte del malcontento generato dalla paura crescente dei tedeschi per la crisi economica e la pressione dell’immigrazione che possono incidere sul loro livello di vita anche se fino ad oggi il Paese è certamente quello che ha sofferto meno di tutti, sia in termini economici che sociali, per la bufera nata nel 2008 negli Stati Uniti. Non a caso la forza maggiore, come testimonia la nascita di ‘Pegida’, della ventata populista e xenofoba, origina nei territori della ex Germania comunista, ancora diversi passi indietro rispetto agli altri land a quasi vent’anni dalla riunificazione, e là dove si sono avvertiti di più i contraccolpi della crisi mondiale.

Il partito appena nato, alle elezioni politiche del 2013, ottenne oltre due milioni di voti, pari al 4,7% dei votanti, fermandosi appena sotto la soglia di sbarramento del 5% per l’entrata nel Parlamento nazionale, il Bundestag. L’anno dopo, alle elezioni europee, superò di poco il 7% conquistando 7 eurodeputati (iscritti al ‘Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei’).
Un ulteriore balzo lo compie nelle elezioni regionali del 2016. Nel Land del baden-Wüttemberg prende il 15,1% dei consensi e diventa il terzo partito. Nella Renania Palatinato arriva al 12,6% e nella Sassonia Anhalt (ex RDT) conquista un travolgente secondo posto col 24,2%.

I sondaggi continuano a dare l’AfD col vento in poppa e la quotano al 13%, praticamente se si votasse oggi sarebbe la terza forza del Paese dietro a Cdu-Csu, il partito di Angela Merkel, e la Spd imprigionata nel governo di coalizione e senza più un profilo politico netto.

Frauke Petry punta alle elezioni del 2017 dove immagina di arrivare sempre più forte, cavalcando tutte le fobie del popolo tedesco e galleggiando sul mare di incertezza gonfiato dalle difficoltà economiche e dalla pressione migratoria che attanagliano un’Europa che non è mai stata così confusa e disunita come oggi. Il tutto in un mix oltremodo temibile per la cancelliera Angela Merkel che fino a oggi ha imposto la sua leadership sul suo partito, sul Paese e in buona parte anche sull’Europa, in virtù delle straordinaria performance dell’economia tedesca e su una indiscutibile capacità manovriera di solida impostazione democristiana. L’unico vero balzo, che per un momento è sembrato proiettarla nell’Olimpo dei grandi leader europei, è stato quando ha annunciato la volontà di accogliere un milione di migranti in fuga dalla Siria, annuncio presto dimenticato forse sotto la pressione dei sondaggi di opinione e certamente per calcolo politico.

In compenso il tema è stato ampiamento sfruttato dall’AfD mentre anche la politica monetaria espansionista della Bce di Mario Draghi, è divenuta un elemento dello scontro politico in atto come dimostrano le recentissime critiche emerse nello stesso partito della Merkel secondo cui l’euro a tasso zero ha ridotto i guadagni degli investitori tedeschi e favorito così il partito antieuro di Frauke Petry.

Così come sta avvenendo in molti Paesi europei, Italia compresa, Afd scommette dunque tutte le sue carte sui sentimenti crescenti dell’euroscetticismo e della xenofobia, illudendo i suoi elettori che la soluzione di problemi complessi possa avvenire con un semplice ritorno al passato e una ricostruzione delle prerogative nazionali, anche se la Germania deve molto della sua forza di oggi proprio al contributo di una forza lavoro a basso costo costituita nei decenni da milioni di immigrati, (anche tantissimi italiani) e che oggi conta quasi quattro milioni di cittadini di religione musulmana, per la maggior parte di etnia turca e curda su una popolazione di 80 milioni.

“Instaurare la legge della sharia sul suolo tedesco – ha detto Jörg Meuthen, uno dei responsabili del partito – non è possibile”. “E il modo in cui sono trattate le donne in base al Corano non è compatibile con la Costituzione tedesca. Ma ciò non vuol dire che siamo contro persone di confessione musulmana che vivono qui in maniera pacifica e integrati”. Banalità, ovvietà nella sostanza, che qualunque cittadino europeo potrebbe sottoscrivere, ma parole e punti programmatici specifici come il divieto di costruire minareti, hanno un effetto-annuncio minaccioso destinato rafforzare l’islamo-isterismo e a sostenere una deriva che forse rassicurerà la parte psicologicamente più fragile della popolazione, ma farà anche riemergere vecchi fantasmi nella gran parte del popolo tedesco ed europeo.

Non a caso, sabato, in coincidenza con l’apertura del Congresso, Stoccarda è stata trasformata da gruppi ‘antifascisti’ e di estrema sinistra, in un teatro di guerriglia urbana con un bilancio pesante di incideti e 400 fermi di polizia.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. I politici europei devono decidersi ad affrontare seriamente questioni fondamentali quali quelle dell’emigrazione e dell’integrazione attiva dei nuovi arrivati, o sarà tardi e movimenti come afd riscuoteranno sempe più consensi. Il nazismo nacque e si sviluppò in un clima e su un terreno simili a quelli di oggi, meglio ricordarsene, e anche Hitler veniva deriso e preso poco sul serio, all’inizio. Non mi sorprende che questa frau sia nata nella DDR e che i movimenti di matrice razzista siano forti nella Germania orientale. Niente di nuovo sul fronte orientale…
    Cordiali saluti, Mario.

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