mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Germi, antifascista che non piace all’establishment culturale
Pubblicato il 16-05-2016


Negli anni dell’immediato secondo dopoguerra il genovese Pietro Germi si sente a disagio nella città di Roma, percepita come città spuria e dispersiva, votata al superfluo. Il giovane regista trova perciò emozionante girare film in Sicilia. L’Isola, ancora per poco al riparo da nuovi gusti e più complesse culture e da una modernità contraddittoria e che genera disuguaglianze, alimenta la fiducia che Germi nutre nei confronti di una comunità-umanità non ancora contaminata dalla società dei consumi. Lo aiuta a sottrarsi all’esistenza banale e a vivere meglio. A rappresentare alcune questioni nodali della Penisola: l’emigrazione, la corruzione, la mafia.
La Sicilia, travagliata dalla povertà e dalla delinquenza, dalla mancanza di lavoro e dall’assenza di una vera democrazia, negli anni 1948-’50 diventa così nei film In nome della legge e Il cammino della speranza la protagonista di un originale discorso cinematografico che racconta l’incipiente degrado dell’Italia postbellica, occultato sapientemente dalla strategia comunicativa del governo del tempo, tesa a dare del Paese un’immagine distorta, non rispondente a quella del suo effettivo sviluppo. In questo periodo prevale in Germi nei confronti della Sicilia un’analisi anche razionale, ma soprattutto un sentimento di empatia, che traspare in particolare dai finali utopistici dei due film sopra citati. All’inizio degli anni ’60, il vuoto che si nasconde dietro il boom economico e la modernizzazione ambigua e contraddittoria della società italiana, fanno precipitare l’angoscia e il pessimismo di Germi. Da qui trae origine la triade satirica costituita dai film Divorzio all’italiana, Sedotta e abbandonata e Signore e Signori. Film nei quali il regista disegna un affresco pungente dell’Italia del tempo, leggibile come un apologo del “Paese mancato”. A proposito di quest’ultimo film, proiettato in questi giorni in versione restaurata al festival di Cannes, ho riscontrato scarsa e inconsistente risonanza mediatica. Ancora oggi mi colpisce negativamente il fatto che Germi, che in politica si dichiarava socialdemocratico e saragattiano, continua a essere un artista ideologicamente discriminato. Ciò penalizza ingiustamente Pietro Germi, perché gli impedisce di raggiungere presso le giovani generazioni la fama che hanno avuto altri cineasti più fortunati e talvolta sopravvalutati.

Lorenzo Catania

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