domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I tre buoni motivi per il SÌ
Pubblicato il 23-05-2016


Il Consiglio nazionale del Psi, all’unanimità, ha lanciato la campagna per il sì al referendum confermativo di ottobre approvando un documento al quale abbiamo lavorato Gigi Covatta ed io. Parto da un presupposto. Le tesi, o mozione unica, approvate al congresso di Salerno già contenevano l’adesione del Psi alla campagna referendaria per il sì. Non vorrei che qualcuno avesse votato senza avere letto. L’adesione del Consiglio nazionale ne rappresenta la diretta conseguenza. E indica anche di formare comitati del Psi al sì referendario attraverso una campagna di adesioni il cui obiettivo è quello ambizioso delle centomila.

Il Psi sottolinea che avrebbe preferito un percorso diverso, che aveva proposto l’elezione di un’assemblea costituente per scegliere un modello di stato, preferibilmente presidenziale o semi presidenziale, da cui far discendere per coerenza le regole istituzionali ed elettorali. Aggiunge che l’impasto tra riforma costituzionale e Italicum produce contraddizioni e contro indicazioni che devono essere attentamente valutate e corrette, ad esempio quelle relativa alla elezione del presidente della Repubblica, già oggetto di una
parziale modifica, quelle relative alla elezione della Corte costituzionale e del Csm. Ripete che i socialisti sono dell’idea di modificare la legge elettorale trasferendo il premio di lista alla coalizione.

Tuttavia ritiene che i due punti fondamentali della riforma costituzionale, e cioè quelli relativi alla modifica del bicameralismo perfetto e del superamento della riforma del titolo V introdotta dalla maggioranza ulivista, siano pienamente condivisibili. Il Psi ha sempre proposto uno snellimento del procedimento legislativo e la doppia Camera con identici poteri si configura come un’assurda anomalia tutta italiana. Le materie concorrenti, frutto del nuovo Titolo V, sono state motivo di paralisi, di confusione, di aumento di costi. Dunque è stato giusto mettere mano a questa duplice operazione di riforma.

Il primo motivo della posizione socialista è dunque di merito. Il secondo è politico. Il Psi non si è mai associato, e dispiace che qualche nostro compagno abbia rivisto una posizione storica dei socialisti, alla retorica del “Giù le mani dalla Costituzione”. Anzi, quando, per primi già nel 1979, i socialisti di Craxi ne proposero una profonda revisione, di quella retorica furono le vittime. La Costituzione, peraltro, è già stata modificata 35 volte senza che da parte di costoro si gridasse allo scandalo. Uno sguardo poi al caravanserraglio dei cultori del no. Si mischiano sanchopardian-rodotaiani con grillo-salviniani, cultori del post fascismo e del post antifascismo, berlusco-meloniani e tsiprasiani pentiti, comunisti accidiosi e conservatori incalliti. Una ulteriore ragione per stare altrove.

Il terzo motivo è di conseguenza. Se vinceranno i no verrà deposto in sofffitta, non so per quanti anni ancora, qualsiasi progetto di riforma istituzionale e soprattutto costituzionale, e con la crisi di governo si apriranno incognite sul nostro futuro politico sempre più orientato verso il populismo grillino e salviniano. Questo governo non è il migliore in assoluto e tra le tante riforme avrebbe bisogno di una autoriforma di se stesso, della sua compagine, anche della sua maggioranza (si possono avere amanti clandestini, non clandestini partner di maggioranza). Pur tuttavia resta il miglior governo possibile. Oggi, oltre questo esecutivo, ci sono solo la risata sardonica di Grillo e la felpa pesante di Salvini. Mi sbaglio? Se è così questo è un buon terzo motivo per votare sì. Con convinzione.

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Commenti all'articolo
  1. Quindi dovremmo ragionare come Vittorio Emanuele III nel 1922. In fondo, pensò, quei fascisti sono il male minore. Incarico di Presidente del Consiglio e poi, attraverso la legge Acerbo, vittoria nelle urne e legittimazione. Anche a fare quello che tutti conosciamo. A proposito, confrontando la legge elettorale del 1923 con l’Italicum”, si evidenzia che la prima presenta un profilo di gran lunga più democratico.
    Quello a cui stiamo assistendo oggi risponde in maniera chiara ed esaustiva alla domanda che moltissimi italiani si sono sempre posti riguardo a come sia stata possibile l’affermazione del fascismo. Ecco, noi stiamo rivivendo, mutatis mutandis, ciò che purtroppo è già successo poco meno di un secolo addietro.
    Approvare questa riforma alla stregua di un male minore (se non dell’unica via per evitare la catastrofe) comporta, necessariamente, una totale riconsiderazione del fascismo che, evidentemente, va molto al di là di ogni generoso revisionismo e sfocia in una vera e propria rivalutazione storica.
    Anche allora, continuando nel parallelismo, fu bandito il bicameralismo e, per essere sicuri, anche il monocameralismo, in fondo a cosa serviva? (La strada era tracciata e nota a chi di competenza); lo stesso può dirsi del decentramento (e in questo furono dei veri campioni).
    Certo, si è derogato a qualche principio di democrazia ma, in fondo, abbiamo scelto il male minore ed evitato la catastrofe.
    “L’impasto tra riforma costituzionale e Italicum produce contraddizioni e contro indicazioni”? No! E’ una miscela esplosiva che si sta maneggiando con troppa disinvoltura e non importa se si sia in buona fede o meno.
    E’ vero, quarant’anni addietro furono proprio i socialisti a lanciare l’idea della “Grande Riforma”, intravedendo elementi della Costituzione che già allora mostravano rughe profonde, tuttavia risulta davvero difficile immaginare che potessero pensare al pastrocchio costituito dal combinato disposto di riforma costituzionale e legge elettorale oggi propinateci.
    Un’ultima cosa. Il fatto che al referendum voterò no, non autorizza nessuno a includermi nella schiera di coloro che vogliono lo status quo. Io non dico “giù le mani dalla Costituzione” e non mi scandalizza nemmeno uno spostamento di peso dal legislativo verso l’esecutivo, penso solo nessuna riforma, specie quelle costituzionali, debba essere fatta purchessia.
    Gianni Pucci

  2. ecco perché noi riformisti di sinistra che veniamo dal PCI e dall’ulivo voteremo NO.
    La nuova Costituzione targata Renzi cambia per oltre il 40% il testo del 1947 ed è stata ottenuta con un Parlamento debole condizionato da forzature e canguri… Un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale (Porcellum) sarebbe stato giusto si limitasse a poche cose (es. legge elettorale) per poi rivotare.
    a) Intanto non è vero che non si fosse fatto nulla sinora: egli ultimi 15 anni ci sono state 13 modifiche. Essa necessitava perciò di un normale lavoro di ‘manutenzione’ e di ‘riequilibrio’ ma non di un ribaltone (tra l’altro linguisticamente farraginoso). Come sostengono i 56 costituzionalisti per il NO (‪www.iovotono.it‬‬‬‬‬) se confermata dal referendum la nuova Costituzione nascerebbe purtroppo su presupposti sbagliati, figli di una concezione semipresidenziale ‘occulta’ e pasticciata. E viene presentata dal governo con molte ambiguità, tentando addirittura di farne una specie di ’ordalia’ sul governo. A noi interessa la democrazia, non Renzi.
    b) Bicameralismo e velocità legislativa. La propaganda del governo afferma: “Basta un Sì per: dire addio al bicameralismo paritario; cancellare poltrone e stipendi garantire stabilità e partecipazione; togliere poteri alle regioni inefficienti’.
    L’intento di insistere su ‘velocità’ e ‘lotta agli sprechi’ rappresenta una semplificazione falsa e oggettivamente pericolosa, che liscia il pelo all’antipolitica. Anche ammettendo fosse necessario superare il ‘bicameralismo paritario’, intanto il Senato non scompare, anche se depotenziato. Inoltre per la reclamata velocità decisionale il governo ha già i decreti legge (di cui si fa abuso da molti anni) –ricordando peraltro che la velocità non sempre è buona consigliera (quante leggi corrette ex post..). Per la cronaca la media dei tempi di approvazione con le due camere ‘paritarie’ era nell’ultima legislatura di 110 gg. complessivi. Un tempo del tutto normale in Europa. E quando il vituperato Parlamento bicamerale aveva voluto, si sono fatte leggi anche in 10 gg. In sintesi: servono meno leggi nuove ma ben fatte.
    c) I costi della politica. Balla colossale. A parte il rischio biecamente populistico della materia, ma il Senato elettivo costava circa 500 milioni/anno di cui solo 60 riguardavano le indennità dei senatori. E poi i nuovi 100 senatori ‘regionali’ anche se privi di stipendio avranno comunque dei costi…(e –a parte la questione incerta delle tutele- manca ancora la legge che ne disciplini l’ambigua elezione diretta/indiretta).

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    d) Governo e Parlamento. Con il testo Boschi-Renzi il governo avrebbe un crescente controllo sul Parlamento monocamerale. Se si accetta questo, allora occorrono correttivi e certo non va bene Italicum. Ricordiamo peraltro che questa della eccessiva prevalenza del governo (allora si parlava di premierato) fu proprio la principale critica che il centro-sinistra di Prodi mosse al progetto Berlusconi-Calderoli e che poi bocciammo al referendum nel 2006 (61% di NO).
    e) Senato regionale e rapporti Stato /Regioni. Dopo l’errore del CSX sul Titolo V nel 2001 (devoluzione acritica di funzioni e approvata con tre soli voti di maggioranza..) e dopo le varie difformità emerse tra regioni migliori e peggiori, era opportuno riequilibrare il sistema. Ma non a discapito del decentramento ‘intelligente’. Purtroppo nel nuovo ‘Senato delle autonomie’ restano molte ombre sugli effettivi compiti dello Stato rispetto alle regioni, peraltro sicuramente depotenziate e perciò con contrasti potenziali. Ad es. chi fa cosa nel governo dei territori? Chi fa cosa per sostenere il made in Italy? ecc. Ulivo 2006 e Bersani 2013 parlavano di Senato su base regionale ma non ne specificavano il sistema elettorale. Per la cronaca nel 2006 il CSX contrastava gistamente le differenze che un federalismo spinto avrebbe creato ma sottolinava anche il rischio di conflitti Stato/Regioni.
    Esempi europei? Il senaticchio renziano dei 95 + 5 non ha nulla anche vedere ad es. col Bundesrat tedesco (sostanzialmente un’assemblea periodica dei ministri dei laender coadiuvati da esperti) e pare un ibrido rispetto ad altri paesi.
    f) Una così profonda revisione costituzionale dovrebbe essere approvata da un Parlamento eletto su base proporzionale, come in tutta Europa è avvenuto. Se poi aggiungiamo la bruttura dell’Italicum (assai peggio della legge truffa 1953) diremo perciò un grande NO complessivo, per difendere lo spirito costituzionale nato con la Resistenza.
    g) C’erano alternative? Certo, ad es. la bozza di V.Chiti (PD) che dimezzava i 1000 parlamentari mantenendo elettivi i senatori su base regionale ma senza voto di fiducia né sul bilancio. O addirittura c’era chi proponeva l’eliminazione sic et simpliciter del Senato (ma allora per la Camera serviva un’altra legge elettorale, auspicabilmente il doppio turno alla francese che il PD prerenziano proponeva nel 2013).

  3. Un altro Fondo del Direttore, dal titolo “Lacrime di coccodrillo”, ci fa capire come non siano pochi coloro che sembrano aver cambiato idea sul Leader radicale, dopo la sua dipartita, ma anche in questa circostanza, cioè riguardo al referendum di autunno, non manca chi un tempo affermava con decisione “Giù le mani dalla Costituzione” mentre oggi pare aver sposato la tesi opposta, ossia cambiato parere, adducendo che è ormai ineludibile una rivisitazione della nostra Carta (ma gli stessi non la pensavano così dieci anni fa quando fummo chiamati ad esprimerci sulla riforma allora promossa dal centro-destra)

    Se possono esservi “tre buoni motivi per il sì”, fra i quali anche quelli di natura politica con riferimento al Governo in carica, come ricorda il Direttore, non mancano per converso le ragioni che orientano all’incontrario, e nel “caravanserraglio dei cultori del no” c’è anche chi non vede con favore questa Riforma per convinzione propria, e indipendentemente dagli effetti che può avere sul Governo (anche perché ritiene che Costituzione e Governi dovrebbero avere vita abbastanza separata)

    Paolo B. 24.05.2016

  4. Credo che il PSI faccia un grandissimo errore votare si al referendum costituzionale. Mi permetto di dire che le motivazioni addotte dal Lei direttore, sono veramente risibili. La riduzione dei costi o il bicameralismo perfetto. Se volevano veramente ridurre i costi parlamentari avrebbero dovuto intanto ridurre di almeno il 50% i deputati rapportandoli a quelli degli altri paesi Europei, o a quelli degli Stati Uniti d’America, oppure eliminarlo completamente, in un contesto di garanzie ed equilibri costituzionali efficaci. Per quanto riguarda il bicameralismo quando hanno voluto le leggi li hanno approvate dalla sera alla mattina.
    Riguardo sempre alla riduzione dei costi; i senatori, che fra l’altro non si sa ancora se indicati dagli elettori o nominati dal consiglio regionale, per andare e venire nonché pernottare , non lo faranno a costi propri, ammesso che parteciperanno alla vita del nuovo senato, considerato che non brillano, già adesso nei consigli regionali per presenza. Non è stato così e si è voluto, fra l’altro, mettere insieme in un unico voto referendario argomenti diversi fra loro, come la forma di governo e le autonomie regionali. Questa a mio avviso non può essere considerata una riforma, a me, hanno insegnato che possono definirsi tali quelle che produco fatti positivi sulla vita degli individui della collettività tutta, quella che consentono ai cittadini di eleggersi chi vogliono loro, non chi dice il capo. Se poi questa riforma la vediamo insieme alla legge elettorale a me sembrano latenti istinti autoritari di coloro che l’hanno imposta. Io voterò e farò votare no e così avrebbe dovuto fare anche il PSI, avendo fin dall’inizio indicato un percorso diverso e cioè quello dell’assemblea costituente, invece non solo l’ha votata ma, adesso vuole,fare anche campagna per il si. Fra l’altro questi non intendono cambiare nulla, come ha affermato l’altro ieri il ministro Boschi da Lucia Annunziata. Quindi anche la legge elettorale che i Socialisti volevano cambiare, magari insieme ad Alfano rimarrà così come. Veramente un bel risultato !

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