sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IBI 2016: vince Murray, ma Nole è il campione
di sportività
Pubblicato il 16-05-2016


NOLEUna finale maschile tra Djokovic, numero uno al mondo e campione uscente, e Andy Murray. Serena Williams, super favorita dopo l’assenza di Maria Sharapova, in finale contro una brillante per tutto il torneo Madison Keys. Gli organizzatori non potevano chiedere di meglio. Se Serena ha rispettato i pronostici, il tabellone maschile ha regalato più colpi di scena emozionanti: l’uscita di scena prima di Federer per mano del giovane austriaco Thiem (rivelazione del torneo), poi quella di Nadal eliminato da Djokovic, che si è prodigato molto generosamente e non si è risparmiato sino all’ultimo, soprattutto nella semifinale concitata ed entusiasmante contro il giapponese Kei Nishikori (vinta al terzo set).
Ad aprire il programma sul centrale è stata proprio quella femminile. La Keys veniva da una semifinale strabiliante contro la Muguruza vinta per 7/6(5) 6/4, dopo molte interruzioni per pioggia. Era sembrata davvero in gran forma, tirava ogni colpo, aggressiva, incisiva con colpi pesanti da fondo ed accelerate improvvise, unitamente ad un ottimo servizio. Sembrava non temere nulla, con sregolatezza e incoscienza, spericolata faceva partire il braccio incurante del rischio e del pericolo. Non pareva accusare nessuna tensione. Invece nella finale, a un passo dal successo, ha tremato. È partita bene, portandosi subito avanti 3-0, concedendo pochissimo alla Williams. Poi è come se avesse iniziato a realizzare e l’emozione è stata troppo forte per controllarla. Ha cercato di non far vedere il dispiacere, ma lo sconforto e l’amarezza erano palesi sul suo volto stanco, sembrava quasi volersi giustificare dicendo di aver cercato di dare il massimo contro una Williams pressoché perfetta man mano che la partita procedeva. Un’avversaria troppo forte per poterla battere, non faceva quasi che ripetersi per scusarsi e discolparsi; tuttavia cosciente di aver sprecato troppe occasioni d’oro per siglare il miglior match della sua carriera. Dietro l’apparente tranquillità, calma, la soddisfazione per aver raggiunto comunque una finale di un Master 1000 si celava un turbinio di pensieri che le frullavano per la testa, si arrovellavano in un tormento emotivo non da poco, perché gli Internazionali Bnl non lasciano indifferente nessuno; né si archiviano facilmente dicendo orami di pensare già al prossimo impegno con il Grand Slam del Roland Garros. Un ricordo indelebile di quei punti mancati, sbagliati, di quegli errori gratuiti che potevano essere evitati, semplicemente di quell’incontro che si poteva vincere e che invece si è perso rimarrà per sempre. Soprattutto se si tratta di una finale. Chiedere a Sara Errani, che contro Serena Williams giocò finché poté e non fu ostacolata dall’infortunio nel 2014, e ancora ci (ri)pensa e ricorda perfettamente quelle forti sensazioni contrastanti che l’hanno animata in quel momento memorabile, storico e così particolare.
Forse anche per Madison Keys la finale persa a Roma quest’anno rimarrà un’occasione mancata, sciupata, di cui rammaricarsi con un netto “peccato”, fatta di tanti “anche se”: ‘non è andata bene, anche se è pur sempre una finale che ho giocato’, forse è quello che pensa l’americana; ‘una finale emozionante anche se l’ho persa e magari avrei potuto persino vincerla”. Potrebbe essere ciò che rispecchia l’opinione della Keys. Di certo è sicuro che avrebbe potuto avere più chances con un po’ di cattiveria agonistica in più, con un po’ più di aggressività e incisività, attaccando e spingendo di più. Di certo è stato un gioco frammentato, con tanti errori e punti eccezionali da ambo le parti, ma Serena ha saputo chiudere quelli decisivi ed essere più concreta al momento giusto e quando è stato necessario, senza tremare. Un po’ di esitazione, incertezza, tremolio e confusione in Madison Keys si è vista, mentre sorrideva ironicamente come a dirsi: “non so più quello che devo fare con questa giocatrice eccellente, questa campionessa inossidabile”. Ha iniziato a giocare troppo centrale, più in difensiva che in attacco, forse a causa della maggiore potenza dei colpi di Serena, che ha messo maggiore pressione. Così anche quando ha provato a rischiare di più la Keys è andata fuori giri. Viceversa imperturbabile la Williams ha proseguito come un rullo compressore: nulla la poteva fermare né ostacolare, neppure il tempo. Gioia, entusiasmo, allegria, soddisfazione, un sorriso smagliante con cui ha confessato di essere felice e contenta di questa vittoria che ha voluto immortalare subito con un selfie con la coppa, prima di firmare autografi e concedersi ai fotografi. Una conquista tutta sua personale, che le dà una forte carica in vista del Roland Garros. Non è riuscita a vincere in doppio con la sorella Venus, ma questo cancella un po’ la tristezza per l’uscita al primo turno in doppio. In compenso nel maschile ha vinto il duo dei fratelli Bryan, impostosi per 2/6 6/3 10/7 sulla coppia formata da Pospisil e Sock.
Sicuramente la parte più bella dello scontro tra Williams e Keys è stato l’abbraccio amichevole e sincero tra le due, molto bello, alla fine del match a dimostrazione di una sana sportività onesta delle due tenniste: l’umanità di Serena e quasi il timore reverenziale di Madison, simbolo di massimo rispetto per l’avversaria, quasi avesse paura di vincere contro di lei, contro la numero uno. Nonostante la finale femminile abbia richiamato molti spettatori, quella più attesa è stata sicuramente quella maschile. A dimostrazione del valore dei due campioni in campo, la presenza della famiglia Totti ad assistere al match; tra l’latro il Capitano e Djokovic sono molto amici. Tuttavia non c’è stata storia e Murray ha chiuso facilmente con un doppio 6/3. Nole si è preso un warning, ha quasi rotto una racchetta per il nervosismo, perché voleva una breve interruzione per pioggia, che l’arbitro non ha concesso. L’arbitro Damian Steiner, infatti, non ha permesso che si tenesse una breve pausa per sistemare il campo, reso scivoloso dalla pioggia, magari asciugando le righe, pericolose per il rischio di provocarsi distorsioni alle caviglie. Timore che ha bloccato un po’ Nole, che si è mosso con più rigidità e con più attenzione, avendo paura di farsi male in vista del Grand Slam parigino. Questo lo ha reso molto nervoso e gli ha tolto concentrazione. Neppure la presenza dei genitori sugli spalti lo ha confortato e tranquillizzato; forse la presenza della moglie lo avrebbe calmato. Invece incontenibile la soddisfazione della madre di Murray, orgogliosa di suo figlio. Andy ha confessato di aver ricevuto una carica particolare guardando la foto della figlia Sophia Olivia prima della finale. Encomiabile la sportività tuttavia di Nole, che ha confessato che non è facile scendere in campo dopo aver giocato tre partite dure nei turni precedenti ed essere in forma per una finale e per affrontare un avversario solido del calibro di Andy Murray, a cui sono andati i suoi complimenti sinceri: “ha giocato meglio e si è meritato la vittoria”. Ha raccontato, palesando tutta la sua stanchezza fisica, mentale, emotiva e psicologica, di non aver avuto la forza di vincere, ma “con Roma c’è un legame speciale e tornerò il prossimo anno sicuramente. Ringrazio i miei supporters che mi seguono da giorni, che mi manifestano sempre ogni volta il loro affetto con striscioni calorosi”, come quello con la scritta suggestiva che sventolava nel match decisivo: ‘Nole, uno di noi’”. Ma Murray è stato in-giocabile e ha fatto la differenza con il servizio: 91% di prime piazzate nel primo set, contro il 57% di Nole; e 69% di seconde, a confronto del 54% di quelle del serbo. Per non parlare dei vincenti, che nel primo parziale sono stati 33 per il britannico, mentre soli 22 per Djokovic. Nel secondo set la situazione non è cambiata; innanzitutto sul 2-2 Murray fa break subito all’avversario. Alla fine piazza 65 punti vincenti a 50 e l’81% di prime contro il 62%, tutto a suo favore. Non a caso è il secondo giocatore con il servizio più potente di tutti (fino a 228 km/h), dopo Raonic (che ha tirato anche fino a 232 km/h). Novak si piazza subito dietro di lui con una velocità di 221 km/h. Di certo l’inglese era arrivato più riposato alla finale, sia per aver giocato prima la semifinale, che per averla vinta più agevolmente e facilmente con un netto 6/2 6/1 al francese Pouille.

Barbara Conti

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