venerdì, 2 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il caso Sel ovvero non si può
avere tutto nella vita
Pubblicato il 17-05-2016


Fino al 2006, la sinistra radicale italiana si era collocata su percentuali di consenso (di poco superiori al 10%) più o meno corrispondenti alla media europea e, in particolare, di quelle raggiunte da formazioni analoghe negli altri Paesi dell’Europa latina e mediterranea.
A dieci anni data la disparità è invece impressionante. Qui da noi un 4% (tra l’altro raggiunto in condizioni politiche e con sistemi elettorali diversi, nel 2008 con l’Arcobaleno, nel 2013 alleati del Pd di Bersani, nel 2014 con la lista Tsipras, negli ultimi tempi in base alle previsioni di tutti i sondaggi). Altrove, tutti risultati a due cifre; e, nei paesi del Sud Europa (come la Grecia e la Spagna) su livelli pari, se non superiori al 30%.
Tutto ciò dovrebbe essere un problema. Non è normale che il M5S e, in misura minore, la Lega siano gli unici beneficiari del clima di profondo disagio sociale e di malcontento politico. E non è normale che la sinistra di opposizione sia globalmente circondata dalla stessa riprovazione, per non dire dello stesso malcelato disprezzo che tocca quella di governo. E, infine, non è normale che questo stato di cose non susciti alcuna reazione, alcuna autocritica e alcun tentativo di rimediare da parte dei diretti interessati. Come è ampiamente dimostrato dalla vicenda delle amministrative di Milano e soprattutto di Roma.
Qui si trattava non solo e non tanto di manifestare la propria opposizione al Pd targato Renzi quanto di contestare in radice l’operato delle precedenti giunte di sinistra sotto il duplice segno dell’accentuazione delle disuguaglianze sociali e della subalternità agli interessi privati. Questo, attraverso la formazione di liste comuni intorno a propri candidati sindaci.
Una proposta che è naufragata sul nascere a Milano, con Sel a fianco di Sala e gli altri in ordine sparso all’opposizione sino alla divisione dell’atomo. Mentre a Roma la candidatura di Fassina si è misurata sin dall’inizio con l’indifferenza glaciale di Marino, troppo occupato a guardarsi allo specchio per curarsi di altro e, soprattutto, con il fuoco amico di Sel, all’inizio con l’invenzione di candidature alternative e, per concludere, con il pasticcio della presentazione delle liste in cui si riassumono aspetti di sbadataggine e colpa grave, se non di vero e proprio dolo, non certo attribuibili a Fassina e ai suoi sostenitori.
poi le cose sono andate a posto, ma se fossero andate diversamente molti avrebbero stappato lo champagne.

Quello che va detto sin d’ora è che la vicenda romana e ancor più quella milanese non sono incidenti di percorso, ostacoli momentanei al raggiungimento delle magnifiche sorti e progressive, bensì ennesima manifestazione di una malattia grave oramai vicina alla sua fase terminale.
Alle origini il totale fraintendimento sulla natura della rivoluzione giustizialista avviata nei primi anni novanta. Logico e giustificabile che i socialisti ci capissero poco: chi è stato individuato come capro espiatorio non è nelle condizioni ,di guardare oltre la sua disgrazia individuale così da vedere che, assieme a lui, sta per essere liquidata tutta l’eredità della prima repubblica. Altrettanto logica, anche se in questo caso vergognosa la cecità del Pds: chi spera di arrivare al potere trasportato dalla corrente anti politica e anti partitica dei lanciatori di monetine e degli energumeni della “società civile” è talmente esaltato dalla sua facile vittoria da non accorgersi che sta immerso in un’acqua totalmente inquinata.
E invece, la sinistra radicale era in condizione di guardare con occhio limpido alla realtà delle cose; così da intuire quanto meno i pericoli in arrivo e la china su cui si stava avviando la seconda repubblica.
Non averlo fatto ha avuto conseguenze pesanti per la sua stessa causa. Perchè l’assenza di una voce critica ha finito con l’identificare il giustizialismo con la sinistra e viceversa. Riconducendo la politica ad uno scontro tra virtù e vizio in cui sarebbero scomparsi dagli schermi tutti i temi che avevano contraddistinto, da secoli, la sinistra. Se, allora. il Pd è potuto passare, nel corso di una diecina di anni, dal sogno rivoluzionario ai “capitani coraggiosi” (per chiudere con il pareggio di bilancio…) è perchè nessuno era in grado di richiamarlo all’ordine. E se nessuno era in grado di farlo è perchè il problema non interessava più a nessuno.
A questo punto, la sinistra radicale sarebbe stata logorata irrimediabilmente proprio dal carattere politicamente perverso dei suoi rapporti con lo stesso Pd.
Qui prima Rifondazione e poi Sel si sarebbero trovati di fronte ad una contraddizione insanabile. Da una parte la loro ragion d’essere stava nel.contestare le scelte e gli orientamenti del Pd; o quanto meno nel marcare la propria diversità. Dall’altra, la loro presenza nelle istituzioni e nelle coalizioni di sinistra, nella logica di un sistema bipolare era, in definitiva, legata al buon volere dello stesso Pd. Da una parte gli “altromondisti”, dall’altra “la sinistra nel governo” se non addirittura – ai bei giorni di Bersani e di Vendola – azionista di riferimento dello stesso Pd.
Contraddizione insanabile. Ma anche esistenziale. ci si poteva dividere, senza danni, sulle scelte contingenti. Ma non si poteva essere, contemporaneamente, alternativi al Pd e al sistema della seconda repubblica e “collaboratori di complemento” del primo e della seconda.
Con l’arrivo di Renzi, questo precario equilibrio è saltato per aria. Forse non al punto di mettere a repentaglio il futuro di Sel come organizzazione politica, ma certamente al punto di escluderla come protagonista principale nel processo di costruzione di una sinistra degna di questo nome.

Alberto Benzoni

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento