domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il controllo delle coscienze di Arancia Meccanica
al Teatro Eliseo
Pubblicato il 11-05-2016


arancia meccanica

A distanza di 54 anni dalla prima pubblicazione del romanzo di Anthony Burgess, il cui titolo originale era “A Clockwork Orange” cioè “Un’arancia ad orologeria”, e a 45 anni dal film-cult che ne trasse Stanley Kubrick, viene rappresentata al Teatro Eliseo di Roma non un adattamento qualsiasi del romanzo ma il vero e proprio testo teatrale che, a partire dal suo libro, Burgess scrisse nel 1990 per la Royal Shakespeare Company.

Fugando paragoni improponibili, il regista Gabriele Russo si allontana dalle suggestioni kubrickiane, consegnate alla notorietà universale ed alla storia del cinema, per “ritrovare intatta – sottolinea il regista – quella necessità di Burgess nel proporre argomenti dai toni forti, capaci di scuotere le coscienze e suscitare domande legittime sulle possibilità di reagire, nel nostro tempo, alla violenza, gratuita o scientemente programmata”.

Recenti fatti di cronaca, nera ed italiana, collegano immediatamente i protagonisti dell’opera al nostro presente, suscitando emozioni e reazioni contrastanti. A distanza di oltre cinquant’anni dalla sua stesura, ci si rende conto di quanto l’autore avesse saputo guardare oltre il suo tempo presagendo, attraverso la storia violenta di Alex e dei suoi amici Drughi una società sempre più incline al controllo delle coscienze e all’indottrinamento verso un “pensiero unico”: crudele epilogo cui viene destinato il protagonista, sottoposto alla castrazione chimica ed al condizionamento psicologico.

Nella prima parte l’azione, ambientata in un futuro non lontano e in una qualsiasi possibile grande città, descrive i crimini di Alex e della sua banda di giovani teppisti. Nella seconda parte lo spietato e incosciente protagonista, condannato a 14 anni per omicidio, accetta di sottoporsi a un esperimento di pseudo riabilitazione in base al quale gli vengono instillate reazioni di insormontabile disgusto fisico ogniqualvolta sorgano in lui stimoli di violenza o anche solo di libidini, annullando completamente il suo libero arbitrio.

Così come nel romanzo la storia viene raccontata in prima persona da Alex, il capo carismatico dei Drughi, nella messinscena tutto è vissuto come se ci trovassimo in un suo incubo. Ragion per cui, visioni, musiche, ritmo sono scanditi dal sentire del protagonista. La scena è una scatola nera al cui interno si materializzano le visioni di Alex, installazioni di arte contemporanea che si autodistruggono nella scena successiva. Un mondo rarefatto e onirico in cui però avvengono cose reali. In cui ad una causa corrisponde sempre un effetto.

arancia meccanica_foto francesco squeglia

Nell’allestimento in un unico atto in scena all’Eliseo, a ricoprire i molteplici ruoli del testo abbiamo trovato una compagnia di sette attori di diverse generazioni, bravi sia nel recitato che nella mimica corporea: Daniele Russo, Sebastiano Gavasso, Alessio Piazza, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Paola Sambo, Bruno Tramice. Le numerose scene di Roberto Crea e le musiche originali di Morgan accompagnano brillantemente la nona sinfonia di Beethoven, colonna sonora per eccellenza di Arancia Meccanica. Da segnalare la performance di Daniele Russo nei panni del protagonista Alex, ma bravissime anche Martina Galletta e Paola Sambo, che hanno interpretato rispettivamente la Moglie Alexander ed il Ministro dell’Interno.

“A proposito di Alex – evidenzia ancora il regista Gabriele Russo – Burgess stesso lo definiva malvagio, a un livello forse inconcepibile, sottolineando il fatto che azioni come le sue, in una società organizzata in modo corretto, dovessero essere punite, ma, allo stesso tempo, indicava la cattiveria quale componente umana, potenzialmente presente in ciascuno di noi e, dunque, invitava a riflettere con attenzione sulle modalità e sugli esiti di dette punizioni”.

Nello spettacolo, come nel libro e nel film, Alex viene trasformato “meccanicamente” da individuo asociale e pericoloso in un automa che vomita al solo comparire di un pensiero scorretto. “La violenza delle sequenze del racconto – aggiunge Gabriele Russo – però qui si stempera nei segni, e la narrazione si completa nelle immagini e nei suoni, rendendo le affascinanti scene e le installazioni di Roberto Crea e le musiche originali di Morgan, nella sua straordinaria rilettura in rock di Beethoven, parte significativa dell’azione scenica”.

Arancia Meccanica ci pone dunque il quesito se la libertà di scelta sia davvero così importante e se l’uomo sia davvero capace di usarla. E ancora se sia meglio essere malvagi per propria scelta o retti per effetto di uno scientifico lavaggio del cervello. A distanza di oltre mezzo secolo dalla sua pubblicazione, l’ultraviolenza ed il tentativo di controllo delle nostre coscienze sono ancora sembianze della nostra attualità.

Uno spettacolo coraggioso e meritorio, per un pubblico giovane e non solo, che sarà replicato ancora per pochi giorni, fino a domenica 15 maggio, al Teatro Eliseo di Roma.

Al. Sia.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento