venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Finanziamento universitario: sistemi a confronto
Pubblicato il 13-05-2016


universitàNegli ultimi anni, i meccanismi di finanziamento dei sistemi universitari, soprattutto dopo l’inizio della crisi del 2007/2008, hanno subito riforme in molti Paesi europei e molti sono gli studi empirici che ne hanno valutato le conseguenze. In Italia, la diminuzione dei finanziamenti statali all’università ha incentivato gli atenei a muoversi sempre di più verso l’esterno, per reperire le risorse utili a compensare le minori entrate; incerto resta tuttavia il modo in cui gli atenei italiani si sono mossi al riguardo.
Flavio Porta, Mattia Cattaneo, Davide Donina e Michele Meoli, in un loro articolo comparso sul n. 1/2015 di “Scuola Democratica” (“I finanziamenti dei sistemi universitari in cinque Paesi europei: uno studio comparativo”), hanno descritto il modo di operare dei meccanismi di finanziamento in cinque Paesi (Spagna, Germania, Olanda, Francia, Regno Unito), utilizzando le evidenze prodotte da uno studio coordinato dell’Italian Centre for Research on Universities and Higher Education Systems (UNIRES), basato su oltre 90 interviste condotte in 14 università dei Paesi presi in considerazione.
Obiettivo dell’articolo è stato “quello di fare emergere similitudini e differenze fra i meccanismi di finanziamento dei sistemi di educazione superiore presenti nei Paesi europei, analizzandone anche i trend”, nonché quello di individuare “le discrepanze tra procedimenti formali ed informali derivanti dall’implementazione degli stessi”; tutto ciò è stato fatto considerando le diverse modalità di finanziamento delle università ed evidenziando i principali punti di forza e quelli di debolezza, sia dei metodi di finanziamento adottati, sia delle forme d’impiego dei mezzi ricevuti.
Dagli anni Settanta, quindi già da prima dell’inizio della crisi del 2007/2008, la crescita dei finanziamenti dei sistemi di educazione terziaria ha iniziato a diminuire, nonostante la tendenza all’aumento del numero degli studenti. Molteplici sono le modalità con cui i Paesi europei finanziano i sistemi universitari; la maggior parte di essi effettuano i finanziamenti attraverso un fondo, che viene distribuito determinando l’ammontare assegnato secondo criteri diversi: su base storica, mediante una contrattazione, tramite l’adozione di una formula messa a punto tenendo conto di differenti parametri, talvolta su basi competitive, talaltra considerando un mix di criteri; quest’ultima modalità è quella prevalentemente adottata e, all’interno del mix, il criterio prevalente è quello della formula. Rispetto al totale dei finanziamenti, sebbene il criterio competitivo sia quello meno utilizzato, tuttavia le quote assegnate tenendo conto dei risultati (output) della ricerca sono cresciuti nel tempo, pur non mancando, a volte, assegnazioni dirette senza che esse fossero in qualche modo correlate a un dato criterio tra quelli indicati.
Dalle interviste sulle quali è fondato lo studio dell’UNIRES è stato possibile trarre alcune valutazioni critiche. Da un lato, i finanziamenti decisi su base storica, se garantiscono stabilità e autonomia all’attività di programmazione delle università, dall’altro lato, il criterio storico tende, nel lungo periodo, a premiare le università che scelgono di ridimensionarsi, anziché espandersi per approfondire la qualità della loro “produzione”. Il criterio della formula, se, per un verso, consente alle università di raggiungere obiettivi specifici e di “allineare” i criteri interni di impiego a quelli nazionali, per un altro verso, consente di tener in maggior conto i parametri di input (numero di studenti, di docenti, unità del personale amministrativo ed altro) e soprattutto di assegnare un peso crescente alla qualità degli output, esprimenti la performance delle istituzioni finanziate.
D’altra parte, se il criterio della formula fosse conformato in modo esclusivo agli input, nel medio lungo periodi sarebbe destinato a produrre effetti controproducenti, come avviene in quelle università che, per attrarre maggiori finanziamenti, attivano politiche orientate a favorire l’incremento del numero degli studenti, sebbene i finanziamenti correlati prevalentemente agli output non siano esenti anch’essi da critiche, a causa del fatto che un’eccessiva preferenza riservata alla qualità degli output potrebbe implicare un calo qualitativo della didattica e della ricerca. In ogni modo, le università dei Paesi considerati nello studio UNIRES sono tutte orientate ad aumentare la propria capacità di attrarre finanziamenti esterni, considerando importante che una parte dell’attività degli atenei, quella della ricerca, sia orientata dal mercato, per potersi inserire maggiormente nel territorio all’interno del quale sono localizzate e poter trasferire in esso conoscenza e tecnologia.
Il criterio dei finanziamenti derivanti dalle tasse universitarie a carico degli studenti è in tutti i Paesi regolamentato centralmente, in alcuni casi direttamente dallo Stato ed in altri dalle università su delega statuale, all’interno di un “range” stabilito dallo Stato. Diverse sono le valutazioni che possono essere formulate riguardo al ruolo delle tasse universitarie: per alcune università, le tasse sono un valido strumento per il miglioramento della qualità della didattica; per altre, invece, la loro evoluzione costituisce un problema da risolvere, in quanto resta da spiegare perché, nei casi in cui le tasse sono aumentate nei momenti in corrispondenza dei quali sono stati massimi gli effetti negativi della crisi economica, ad esse non è corrisposta una riduzione delle iscrizioni.
Riguardo ai criteri adottati dalle università per decidere l’impiego al loro interno dei finanziamenti ricevuti, sono prevalenti due modalità, entrambe caratterizzate dall’esigenza di “catturare” il consenso. Una prima modalità prevede che l’impiego delle risorse ricevute sia deciso in modo centralistico, che sconta però l’insoddisfazione della comunità accademica, in quanto rappresenta un freno ad una più esaustiva valutazione delle esigenze periferiche. Una seconda modalità prevede che le risorse siano impiegate sulla base di decisioni decentrate; in questo secondo caso, però, il fatto che gli organi direttivi degli atenei siano responsabili di fronte alla comunità accademica crea frequentemente un “cortocircuito”, originato da un palese conflitto di interessi; nel senso che gli organi direttivi dovendo rispondere delle proprie decisioni ai propri elettori, spesso sono indotti ad effettuare delle scelte poco rispettose degli interessi della comunità sociale insistente nel territorio in cui operano le singole facoltà universitarie. Gli stessi limiti, propri di questo secondo metodo di gestione delle risorse, valgono anche per le articolazioni delle singole facoltà, nel senso che se le risorse fossero distribuite tra i dipartimenti sulla base di scelte non gradite dalla comunità accademica, gli organi direttivi potrebbero essere indotti ad evitare le scelte giudicate più conformi agli interessi sociali, al fine di affievolire le conseguenze nelle successive tornate elettorali.
Nel complesso, dallo studio dell’UNIRES non risulta l’individuazione di un criterio di finanziamento predominante o migliore rispetto agli altri, in quanto, per un verso o per un altro, tutti i criteri considerati presentano punti di forza e di debolezza; ponderare il giusto mix tra tutti i criteri, in funzione delle esigenze del territorio di riferimento, appare, secondo Flavio Porta, Mattia Cattaneo, Davide Donina e Michele Meoli, come elemento determinante per il buon funzionamento delle modalità di finanziamento dei sistemi universitari.
Per questo motivo, il modello tedesco appare essere quello più efficace, considerato che i Länder esprimono il contesto in grado di tenere in maggiore considerazione le esigenze specifiche dei territori e che il mix adottato dei vari criteri copre esigenze diverse: mentre con il finanziamento su base storica sono incentivate le attività di pianificazione di lungo periodo, con l’autonomia decisionale viene responsabilizzata la comunità accademica all’interno del territorio che la supporta nell’acquisizione di progetti di ricerca per un’università aperta e sensibile rispetto alla sua terza missione, ovvero alle esigenze delle comunità presenti nei territori.
Sebbene resti ancora da valutare quali potranno essere le conseguenze delle riforme dei criteri di finanziamento dei sistemi universitari sulle funzioni tradizionali delle università, quali la didattica e la ricerca, svolte in modo indipendente ed efficace, viene spontaneo chiedersi se il modello tedesco può essere riproposto in Italia, nel momento stesso in cui si ridiscute su basi nuove di sviluppo locale. Non va dimenticato, che oggi, la soluzione del problema della crescita e dello sviluppo è cercata in funzione delle capacità collettive dei territori e delle loro città, specialmente nel post-crisi globale.

Gianfranco Sabattini

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