mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

EFFETTO INCENTIVI
Pubblicato il 18-05-2016


Giovani-disoccupati-lavoroLe assunzioni a tempo indeterminato nel primo trimestre dell’anno sono cresciute di poco più di 51 mila unità, ma il segnale positivo si ferma qui perché se il dato viene messo a confronto con l’anno precedente, risulta più basso del 77% dipingendo quindi i tratti di una bruttissima frenata nel sistema del lavoro. Il dato risulta peggiore anche a confronto col 2014, ma soprattutto fa temere per il futuro, quando cesserà del tutto l’effetto incentivi all’assunzione.

Gli incentivi
Il confronto tra gli anni deve tenere conto di un elemento che ha prodotto una distorsione positiva molto consistente, ovvero il meccanismo degli incentivi alle imprese che stipulavano contratti a tempo indeterminato. Insomma nel 2015 gli incentivi hanno funzionato benissimo nel trasformare il precariato in contratti di lavoro stabili (i neoassunti sono però ora soggetti alle regole del Jobs Act che consente di licenziare con più facilità) con un effetto dopante sul mercato del lavoro di cui ora si scontano gli effetti perché si è ridotto il beneficio e in prospettiva è destinato – salvo ripensamenti – a cessare del tutto.
La legge di stabilità 2016 contiene infatti meno incentivi rispetto all’anno prima per favorire assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni di contratti a termine. Quest’anno l’agevolazione prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail) in misura pari a ‘solo’ il 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per un biennio. Nel 2015 l’esonero contributivo era invece totale ed era triennale, con un tetto di 8.060 euro. I numeri forniti oggi dall’Inps ci dicono che le cessazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 377.497 a fronte delle 398.448 del primo trimestre 2015 e quindi c’è stata una variazione netta positiva di 51.087 unità a fronte delle 224.929 del primo trimestre 2015.
Ma la domanda è: cosa succederà di quei contratti tra tre anni quando il datore di lavoro dovrà cominciare a pagare tutti i contributi previsti? Quante di quelle assunzioni resteranno in vigore e quante invece finiranno anche perché il Jobs Act ha reso più semplice il licenziamento?

Sempre l’Inps non segnala variazioni di rilievo per quanto riguarda i contratti a termine. Nel primo trimestre – spiega una nota dell’Istituto- si registrano 814.000 assunzioni, una dimensione del tutto analoga a quella degli anni precedenti (-1,7% sul 2015 e -1,1% sul 2014).

Il boom dei voucher
C’è un altro dato invece che non mancherà di suscitare nuove polemiche ed è quello relativo all’utilizzo dei vaucher. I numeri indicano che siamo in presenza di un boom nell’utilizzo di questo strumento nato per far emergere il lavoro nero, ma che si sospetta oggi fortemente venga utilizzato per nascondere proprio il lavoro nero tanto che lo stesso Governo ha comi9nciato a mettere mano alla materia per eliminare le distorsioni. Ebbene, nel primo trimestre 2016 sono stati venduti 31,5 milioni di voucher da 10 euro, con un incremento, rispetto al primo trimestre 2015, pari al 45,6%. Nel primo trimestre del 2015, la crescita rispetto al 2014, era stata del 75,4%.

“Il crollo – commenta il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo – è davvero molto preoccupante, ma non ci sorprende affatto. Purtroppo, siamo stati facili profeti: il mercato del lavoro era drogato da un eccesso di decontribuzioni. Si potrebbe dire che sono stati quasi buttati al vento 18 miliardi. Senza contare, inoltre, che alcuni imprenditori hanno approfittato in modo persino truffaldino o irregolare di questi incentivi. Come se non bastasse, prosegue anche il boom sconcertante dei voucher, divenuti ormai la vera frontiera della precarietà e, in alcune circostanze, lo strumento per coprire il lavoro nero o, addirittura, le morti bianche. E non basterà di certo la tracciabilità a regolarizzarne l’uso: occorrerà limitarne in modo significativo l’ambito di utilizzo”.

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