giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Internazionali BNL.
Begu e Doi: due talenti
per Romania e Giappone
Pubblicato il 18-05-2016


tennis-160513145608La Romania trova la sua nuova Halep. Si tratta della Begu, ma non è l’unica sorpresa del torneo degli Internazionali Bnl d’Italia 2016. Anche il Giappone ha scoperto colei che potrebbe affiancare un Nishikori migliorato e ritrovato nel tenere alta la bandiera del Giappone. Paladina di un orgoglio nipponico contenuto, umile, modesto, encomiabile, ma molto dignitoso ed apprezzabile, è la Doi. Le due giocatrici paradossalmente sono speculari. Si sono scontrate nei quarti a Roma e si è potuta notare la maggiore esperienza, e la solidità di Irina-Camelia Begu. Quest’ultima si è imposta per 6/2 7/6 abbastanza facilmente. In carriera ha vinto due titoli Wta: nel 2012 a Tashkent e nel 2015 a Seul. Classe 1990, è quasi coetanea della giapponese Misaki Doi, nata il 29 aprile del 1991. La nipponica ha un fratello più grande che è allenatore di tennis, ma lei attualmente è seguita da Christian Zanalka. Come la rumena, anche lei ha vinto due tornei: nel 2015 quando ha conquistato l’Open di Lussemburgo, sconfiggendo in finale Mona Barthel; e quest’anno a San Antonio, dove ha battuto la tedesca Anna-Lena Friedsam.
Buon servizio per entrambe, la Begu è sembrata più regolare, ma soprattutto più incisiva con un gioco con il quale tende a venire in attacco in avanti; mentre la giapponese è più propensa a rimanere a fondo, dove cerca di chiudere lo scambio con accelerate improvvise (puntando sul suo dritto mancino). Tuttavia, anche da fondo, appunto, la palla della rumena è più pesante e più profonda, mentre il colpo della nipponica appare più che altro veloce. Soprattutto, se Irina-Camelia ha fatto vedere di trovarsi abbastanza a suo agio anche a rete, destreggiandosi bene con smash e volée, più difficoltà al riguardo vi sono per la Doi. Forse la statura minuta non le permette di muoversi agevolmente e di allungarsi sui passanti dell’avversaria. Tuttavia sembra avere una buona sensibilità di palla che potrebbe permettergli di difendersi bene con lob precisi. Invece la cosa che le manca di più pare essere la mobilità in campo. Negli spostamenti laterali soffre molto, soprattutto sulla continuità di gioco dello scambio sembra tenere meno della rumena, sicuramente avvantaggiata anche dalla maggiore altezza. Per questo una valida e nuova coppia di doppio tutta rumena potrebbe essere proprio quella di Halep e Begu, che ben si compensano, che gioverebbe ad entrambe e, soprattutto, potrebbe essere positiva in prospettiva della Federation Cup.
La Doi potrebbe venire fuori bene, le basi ci sono, i fondamentali li porta stilisticamente correttamente. Tuttavia le serve ancora tempo e dovrà dimostrare di non essere una meteora. Imparare a lavorare maggiormente la palla, meno in top spin e più “ad effetto” con più rotazione, le garantirebbe quella regolarità che le farebbe sprecare meno punti preziosi, le farebbe fare meno errori gratuiti gravi, la avvantaggerebbe nel punteggio, dovendo faticare meno per ottenere un game e riuscendo a tenere persino il suo stesso servizio, essendo sempre spesso costretta a recuperarlo. Sicuramente un buon risultato come l’aver raggiunto i quarti agli Internazionali Bnl d’Italia, resta comunque un traguardo positivo. Soprattutto considerata la superficie particolare della terra. Il vero test e la prova del nove sarà il Roland Garros per dimostrare di essere competitiva. Stupisce che l’exploit sia avvenuto sul “rosso” e non su una superficie veloce. Particolarmente auspicabile per lei sarà collaborare con Nishikori o palleggiandovi, facendo con lui qualche scambio, quasi fosse per lei una sorta di sparring partner di fiducia, oppure creare una tipologia di doppio misto per fare davvero squadra. Il giapponese è cresciuto molto. A Roma ha fatto un gran torneo e soprattutto un partitone contro Novak Djokovic in semifinale, persa al terzo set per 6/2 4/6 6/7(5). Un passo falso solo nel finale, dove ha mancato le occasioni decisive, commettendo qualche rarissimo errore fatale, forse tremando un po’ per l’enorme soddisfazione di poter arrivare in finale. Questa è la grandezza del numero uno: saper mantenere la lucidità e mettere a segno i 15 fondamentali con una facilità estrema, quasi fosse la cosa più semplice e scontata del mondo. Nishikori è apparso in forma, in campo si è mosso bene e ha corso su ogni palla, recuperando colpi impensabili e sorprendendo l’avversario con passanti micidiali anche da fuori campo. Ha attaccato bene e ha messo a segno aces molto utili.
Questa è la differenza tra il maschile e il femminile. Nel primo dominano pochi campioni, sempre gli stessi (ovviamente tra questi c’è da citare il ritrovato Nadal, a cui fare particolare attenzione nel torneo parigino). Nel femminile c’è più equilibrio e soprattutto più alternanza, ora appiattita dal ritorno di Serena Williams, pronta a mettere la firma sul suo monopolio. Tuttavia, dopo l’ascesa di Azarenka e Kvitova, ora un po’ in calo per vari problemi come la Halep, anche la Ivanovic è molto altalenante anche se ha grosse potenzialità ed è sempre capace dell’effetto sorpresa. Poi in forte incremento la Kutznesova, ma ci sono tante altre giocatrici pronte a fare il loro gioco e l’exploit: Gavrilova Muguruza, Keys, Bouchard, Stosur, McHale, Konta, Bacsinszky, Venus, la Kerber (in leggero calo, forse per stanchezza), Svitolina. E poi la Suarez Navarro che è sempre là in agguato o le nostre Roberta Vinci e Sara Errani. La Begu e la Doi potrebbero insediarsi tra queste top ten a dare loro fastidio e filo da torcere, come la Watson, che dalle qualificazioni è arrivata persino a superare il primo turno di tabellone a Roma, dimostrandosi molto valida.

Barbara Conti

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