lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Istat: sale il Pil. Ma anche il debito
Pubblicato il 13-05-2016


Pil Italia-cresce

Segno più sul Pil italiano. Nel primo trimestre del 2016 infatti il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nei confronti del primo trimestre del 2015. Sono i numeri resi noti dall’Istat in base alle stime preliminari. Si tratta di una lieve accelerazione rispetto al quarto trimestre 2015, chiusosi a +0,2% (dato rivisto al rialzo con la stima odierna). Un stima in linea con le attese degli analisti, che indicavano, in media, un aumento proprio dello 0,3%. Il primo trimestre del 2016, ricorda l’istituto di statistica, ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al primo trimestre del 2015.

Un buona notizia certo. Ma se si allarga lo sguardo ci si accorge che in Europa crescono tutti. Nello stesso periodo infatti il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% in Francia, dello 0,4% nel Regno Unito e dello 0,7 in Germania. E in Germania il recupero della produzione deriva dalla crescita dei consumi interni e non delle esportazione che negli ultimi anni sono state il punto di forza dell’economia tedesca.

A tirare la crescita del Pil l’aumento del valore aggiunto nei settori dell’industria e dei servizi presi nel loro complesso e di un calo in quello dell’agricoltura. L’Istat aggiunge che dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e uno negativo della componente estera netta.  Allo stesso tempo però sale il debito pubblico italiano che tocca il nuovo record a marzo. Secondo i dati di Bankitalia il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14,0 miliardi rispetto a febbraio, salendo a 2.228,7 miliardi. L’incremento del debito, si legge nel Bollettino, è stato inferiore al fabbisogno del mese (21,5 miliardi), grazie alla riduzione di 4,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine marzo pari a 70,0 miliardi; 78,9 miliardi nello stesso periodo del 2015) e all’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e del deprezzamento dell’euro (2,9 miliardi).

Dai dati Istat risulta che continua la deflazione. L’Istat rivede infatti al ribasso i dati sulla deflazione, che ad aprile, su base annua, si attesa allo 0,5% (la stima preliminare era di 0,4%). Si tratta di un ampliamento di tre decimi di punto percentuale rispetto al dato di marzo (0,2%). A livello tendenziale una diminuzione dei prezzi così consistente non si registrava da gennaio 2015 (-0,6%). L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, diminuisce anche su base mensile dello 0,1%. La flessione è però in gran parte da attribuire al forte calo dei prezzi energetici regolamentati (-6,4%, da -2,7% del mese precedente), cui contribuiscono sia il gas naturale (-9,9%, da -5,7% a marzo) sia l’energia elettrica, che segna un’inversione di tendenza (-1,9%, da +1,5% del mese precedente). Al netto dei soli beni energetici, l’inflazione rimane stabile a +0,4 per cento.

Intanto Standard & Poor’s conferma il rating ‘BBB-‘ per l’Italia con prospettive stabili. L’agenzia vede positivamente le misure per sostenere il settore bancario ma conferma il taglio delle stime di crescita per l’Italia, portandole all’1,1% per il 2016 e all’1,3% per il 2017.

Redazione Avanti!

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