lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Italicum? Bersani: meglio
il doppio turno di collegio
Pubblicato il 25-05-2016


Legge_elettorale_ItalicumLe critiche alla legge elettorale approvata appena qualche mese fa, l’Italicum, arrivano anche dalla maggioranza di governo e continuano a sommarsi a quelle delle opposizioni. Oggi è tornato a parlare l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani per chiedere al suo successore al Nazareno, e attuale Presidente del Consiglio, un vero e proprio capovolgimento della legge attuale abbandonando il proporzionale con premio di maggioranza che costituisce l’essenza dell’Italicum. Renzi – ha detto Bersani a ‘Radio Anch’io’ – si dichiari “disposto a riflettere” sulla legge elettorale in particolare a sostituire l’Italicum con il doppio turno di collegio. “Io sono intenzionato – ha detto – a votare sì al referendum. La riforma non è la panacea di tutti i mali, non è questa svolta epocale, ma prevalgono gli aspetti positivi”. Anche per l’ex segretario del Pd, sono infatti evidenti i rischi connessi al combinato disposto di una riforma costituzionale che amplia i poteri del Governo e una legge elettorale che consegna le chiavi del Parlamento al segretario del partito che ottiene il premio di maggioranza.

Non a caso alla domanda se la posizione sul Sì al referendum fosse ormai definitiva oppure fosse invece tentato di votare No, Bersani ha risposto con un “non sbaglia” lasciando quindi intendere che la mancata correzione della legge elettorale potrebbe indurlo a votare contro la riforma costituzionale. “Se le cose vanno avanti cosi – ha spiegato – tra quattro mesi ci troviamo tra le macerie del campo democratico. Renzi deve tener conto delle obiezioni non irragionevoli del No”. In particolare dovrebbe “annunciare una proposta di legge per l’elezione diretta del Senato” e la “disponibilità a modificare l’italicum”. “Renzi dovrebbe dire – ha proseguito – ‘votate Sì, e vi dico anche che rispondendo ad alcune obiezioni, sono disposto a riflettere sull’Italicum”. Alla domanda poi quale parte dell’Italicum dovrebbe essere cambiata, Bersani ha risposto: “Serve il doppio turno di collegio. Non si può scambiare un ballottaggio con il doppio turno”.

Non ci sono per ora reazioni alle parole di Bersani mentre invece continua il più che vivace dibattito interno al Pd in vista del referendum di ottobre. Ieri l’ex presidente del consiglio Enrico Letta si è fatto sentire accusando il governo di aver creato “il clima da corrida e l’iper-personalizzazione che rischia di trascinare tutto lontano dai contenuti e di fare del male al Paese”. “Letta – gli ha risposto Renzi – è stato un anno al governo e le riforme non si sono fatte, il presidente della Repubblica chiama me e le riforme si iniziano a fare anche con i voti di Ala”.

Il rapporto speciale con Verdini e la sua truppa di transfughi azzurri, continua difatti ad essere motivo di altre feroci polemiche interne tra minoranza e maggioranza. Secondo Gianni Cuperlo è stato Renzi ad aver trasformato il referendum nel congresso del Pd “nel momento stesso in cui ha scelto di far coincidere un’eventuale sconfitta in quel voto con l’abbandono della vita politica mentre la probabile vittoria è intesa come lo spartiacque di una nuova maggioranza politica”, quella appunto con Verdini.

A gettare altra benzina sul fuoco è arrivata l’iniziativa del del senatore renziano Marcucci che ha avviato una raccolta firme dei suoi colleghi per un Comitato per il Sì al referendum, iniziativa che finora ha raccolto un’ottantina di sottoscrizioni.

A protestare subito contro l’iniziativa i senatori della sinistra ‘dem’ Carlo Pegorer e Miguel Gotor. “È un errore – sottolineano – perché si continua a collegare direttamente la riforma costituzionale a un esecutivo e quindi contribuisce a dividere invece che a unire dimenticando che la costituzione è di tutti e non dei governi pro tempore”. Marcucci ha sua volta ha replicato: “Il ddl Boschi ha avuto 6 passaggi parlamentari e sono state accolte 151 modifiche dell’Aula. La riforma costituzionale è migliorata grazie al contributo determinante del gruppo Pd ed anche della sua minoranza. Dispiace che Gotor e Pegorer se lo siano dimenticati”. Sulla questione c’è stata anche la voce di Bersani il quale ha ripetuto che “non si possono brandire certi temi con una leggerezza così…”. “Basta riflettere – ha ricordato l’ex segretario – su come facemmo noi italiani la Costituzione nel primissimo dopoguerra. Come la facemmo, legando le sorti di un governo alla Costituzione? Adesso, se Renzi perde e si dimette, arriva un altro: questo si fa la sua Costituzione?”. “Io – ha concluso Bersani – sto facendo campagna elettorale per le amministrative, credo di essere andato in giro più di Renzi. Mi sto occupando di questo”. Oggi Renzi ha sottolineato come la tregua interna chiesta nei giorni scorsi ancora non ci sia, ma – ha spiegato un esponente della minoranza – difficilmente ci sarà anche dopo le amministrative, anche considerando il fatto che in vista del referendum Renzi completerà la ‘mutazione genetica’ del partito.

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Commenti all'articolo
  1. Gerrae. In un paese dove guelfi e ghibellini si sono sbudellati per duecento anni e i guelfi, non paghi, hanno continuato dividendosi tra bianchi e neri, l’unica legge elettorale possibile è la proporzionale pura. Checché se ne dica, a guardare i risultati, la Prima Repubblica proporzionale è stata di gran lunga migliore della Seconda maggioritaria.

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