giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Famiglia e maternità:
In Italia l’1,4% del Pil. 2,1% la media europea
Pubblicato il 09-05-2016


Economia

UN DONNA SU QUATTRO LASCIA IL LAVORO DOPO IL PRIMO PARTO
Quasi una donna occupata su 4 lascia il lavoro dopo il primo figlio mentre lo Stato spende appena l’1,4% del Pil per famiglia e maternità, contro il 2,1% della media europea, al lordo del record della Danimarca con il 3,7 % della spesa. Suonano come un epitaffio alla parità di genere sul posto di lavoro i dati dello studio Uil dal titolo ‘possiamo permetterci un figlio?”. Una domanda dalla risposta prevedibile se per 2 lavoratrici su 3 a causare l’allontanamento proprio l’impossibilità di poter conciliare insieme casa e lavoro per la cronica carenza di asili nido strutture ricettive anche aziendali o semplicemente di un supporto familiare. Ad oggi, infatti, l’offerta complessiva di asili nido è pari a 9241 strutture, di cui 41,9% pubbliche (pari a 3869) e 58,1% private (5372). Il che, tradotto, significa per assurdo che ogni asilo nido dovrebbe accogliere 226 bambini. “È chiaro quindi che nel nostro Paese, nonostante la bassa natalità, c’è una forte insufficienza di servizi all’infanzia. E la sfera economica rende più complesso il quadro: il costo medio nei nidi pubblici è di 311 euro mensili che incide per il 12% sul budget familiare, con un aumento del 2,4% rispetto a tre anni fa”, si legge ancora nel Report del sindacato. Un costo, questo, che va sommato con la spesa che ogni famiglia sostiene nel primo anno di età del bambino: il conto è salato, dai 6.809 fino a 14.582 euro per visite mediche, pappe, latte artificiale, pannolini, lettino, carrozzina, passeggino, biberon, fasciatoio, medicine, vestiti e calzature.

Lavoro

BOERI: ANNI 80 A RISCHIO
Occorre introdurre flessibilità in uscita nel sistema pensionistico “in tempi stretti” anche perché “c’é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c’é il rischio di avere intere generazioni perdute all’interno del nostro Paese”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sottolineando come in Italia i livelli della disoccupazione giovanile siano “assolutamente intollerabili”.

Già dalla scorsa settimana sono partite “le prime buste arancioni, in totale saranno 150 mila e conterranno le informazioni di base” con la stima dell’estratto conto contributivo, e la previsione del rapporto tra contributi versati, pensione futura e possibile data di uscita”. Così ha riferito il presidente dell’Inps parlando a margine del ‘Graduation Day’ all’Università Cattolica. Per Boeri si tratta di una operazione “importante, perché in Italia c’è una bassa cultura previdenziale e una consapevolezza finanziaria ancora più bassa, soprattutto fra i giovani”. “Abbiamo trovato tantissimi ostacoli, soprattutto per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare”. Queste le parole pronunciate dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, parlando dei ritardi e delle difficoltà per la campagna informativa con cui l’Istituto sta diffondendo le proiezioni sulla pensione futura. Per Boeri ha pesato in particolare “la paura di essere puniti sul piano elettorale”. Il part-time in uscita per chi è vicino alla pensione “è una sperimentazione e come tale va studiata, non si può dare un giudizio prima”. Comunque, ha spiegato Boeri, “ci sono dei limiti di stanziamento, quindi in ogni caso non potranno esserci più di 30 mila lavoratori nel giro di 3 anni”. E assicura: “valuteremo la misura con estrema attenzione”.

Inps, +911.000 contratti stabili in 2015 – Nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di 911.000 unità rispetto alla fine del 2014 (saldo tra attivazioni e cessazioni). Il dato arriva dall’Inps che ricorda come nell’anno scorso abbia inciso l’esonero contributivo per le assunzioni e le trasformazioni di contratto a tempo indeterminato. Nell’anno sono stati oltre 1,57 milioni i contratti attivati con l’esonero, un numero molto superiore all’iniziale previsione (un milione). In pratica il 61% delle assunzioni stabili ha goduto del beneficio contributivo. Nei primi due mesi del 2016 sono stati venduti oltre 19,6 milioni di voucher del valore nominale di 10 euro con un aumento del 45,2% rispetto allo stesso periodo del 2015 (13,5 milioni). Nei primi due mesi del 2014 erano stati venduti meno di 8 milioni di buoni di lavoro accessorio. Lo si legge sul Rapporto sul precariato dell’Inps. Nei primi due mesi del 2016 sono stati stipulati 291.387 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato sono state 254.274 con un saldo positivo di 37.113 unità. Il dato è peggiore di quello dell’anno scorso (-74% rispetto ai +143.164 contratti dei primi due mesi 2015), risente della riduzione degli incentivi sui contratti stabili e della grossa accelerazione nelle assunzioni stabili a dicembre. Il dato è peggiore anche del 2014 (+87.180 posti stabili).

Prestazioni a sostegno del reddito

NUOVE MODALITA’ DI COMUNICAZIONE DI PAGAMENTO
Nuove modalità per comunicare il codice Iban in caso di accredito su c/c bancari o postali, libretti postali e carte prepagate per i percettori di tutte le prestazioni a sostegno del reddito.  D’ora in avanti, nel caso di una nuova domanda di prestazione a sostegno del reddito, oppure nel caso di una prestazione già in corso di pagamento, se c’è necessità di variare il codice Iban o la modalità di pagamento (per es. da pagamento allo sportello ad accredito), occorre inviare all’Inps il modulo “Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito” (codice SR163). Il richiedente, tramite il predetto modulo, deve specificare la modalità di pagamento, i dati di riferimento dell’Istituto di credito (Banca/Posta) che effettua il pagamento e il codice Iban del proprio conto. Il modello deve essere validato con data, timbro e firma dal funzionario del competente Ufficio postale o della Banca e quindi inviato all’Inps. Con messaggio numero 1652 del 14 aprile, l’Istituto ha opportunamente fornito le istruzioni operative nel dettaglio.

 Flussi di pensione

PUBBLICAZIONE MONITORAGGIO 2015/1° TRIMESTRE 2016
È stato pubblicato sul sito dell’Inps l’aggiornamento del monitoraggio dei trattamenti pensionistici liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti nel complesso (comprensivo delle contabilità separate e degli ex Enti creditizi) e nelle gestioni autonome dei Coltivatori Diretti Mezzadri e Coloni, degli Artigiani, dei Commercianti e dei lavoratori Parasubordinati. Sono inoltre riportate le informazioni relative agli Assegni Sociali. Dalla rilevazione effettuata al 2 aprile 2016, risultano liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) 307.830 trattamenti con decorrenza 2015 e 55.938 con decorrenza nel primo trimestre 2016. Per quanto concerne le gestioni dei lavoratori autonomi nel complesso sono state liquidate rispettivamente 195.819 pensioni con decorrenza 2015 e 31.942 con decorrenza nel primo trimestre 2016. Si registrano inoltre 47.687 assegni sociali liquidati con decorrenza nel 2015 e 7.501 con decorrenza nel 2016. Nel primo trimestre 2016 si osserva una contrazione del numero di liquidazioni rispetto agli analoghi valori riferiti all’anno precedente per effetto dell’adeguamento dei requisiti di età ed anzianità all’incremento di quatto mesi della speranza di vita registrato dall’Istat. Si noti che questo adeguamento è intervenuto a partire dal mese di febbraio 2016. Relativamente al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e alle Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi (con esclusione dei Parasubordinati) si evidenzia un’ulteriore riduzione del numero di liquidazioni per effetto dell’incremento del requisito di vecchiaia delle donne previsto dalla Legge 214 del 2011, rispettivamente pari a 18 mesi per le lavoratrici dipendenti e un anno per le lavoratrici autonome. Nel periodo gennaio – marzo 2016, l’età media totale di pensionamento (considerando cioè entrambi i generi) è risultata essere, nel FPLD, di 65 ,0 anni per la pensione di vecchiaia e di 60,3 anni per la pensione di anzianità/anticipata, mentre per l’anno 2015 i valori si sono attestati sui 65,1 anni per la vecchiaia e 59,9 anni per anzianità/anticipata.

Per la gestione autonoma Coltivatori Diretti Mezzadri e Coloni, l’età media totale di decorrenza della pensione è – per il primo trimestre 2016 – di 71,0 anni per la vecchiaia e di 60,2 per l’anticipata, mentre per il 2015 è stata, rispettivamente, pari a 68,2 e 59,9 anni. Per gli Artigiani l’età media di pensionamento per il 2016 è di 66,6 anni per la vecchiaia e di 60,8 anni per l’anticipata, e di 66,3 anni e 60,4 anni per il 2015. I commercianti sono andati in pensione di vecchiaia – in media – a 66,9 anni nel 2016 e a 66,4 anni nel 2015, mentre per la pensione anticipata i valori sono stati di 61,3 anni per il 2016 e di 60,9 anni per il 2015. Infine, per quanto riguarda i Parasubordinati, dobbiamo considerare la sola pensione di vecchiaia, con un’età media alla decorrenza di 68,8 anni per il primo trimestre 2016 e di 67,9 anni per il 2015.

Corte dei Conti

CON LEGGE STABILITA’ BALZO DEGLI SCONTI FISCALI
Aumentano gli sconti fiscali: “è da quest’anno – spiega la Corte dei Conti nel documento depositato in Parlamento durante l’audizione sul Def – a seguito del varo dell’ultima legge di stabilità, che si registra un balzo nel numero (delle ‘spese fiscali’) con altre 43”. Un ‘balzo’ che, calcola la magistratura contabile, vuol dire un aumento dei costi di 24 miliardi. In tal modo il nostro sistema tributario “si trova a convivere con quasi 800 eccezioni alle regole base rinunciando ad un gettito potenziale dell’ordine di 300 miliardi”. Spostare circa l’8% della base imponibile con Iva agevolata al 10% verso l’aliquota ordinaria al 22% porterebbe nelle casse dello Stato 5 miliardi. Scrive la Corte dei Conti in una simulazione sugli impatti di possibili interventi sull’Iva consegnata al Parlamento in occasione delle audizioni sul Def. Così si attuerebbe un innalzamento del “rendimento” dell’Iva che rappresenta “un obiettivo strutturale della politica fiscale”, visto che l’Italia “si colloca tra gli ultimi Paesi europei per incidenza dell’Iva sul Pil, agendo sulla “redistribuzione tra le aliquote”. L’Italia si colloca tra gli ultimi Paesi europei per incidenza dell’Iva sul Pil, con un valore che non raggiunge il 6% e che è di circa 0,8 punti inferiore al valore della media Ue-27. Nel documento si ricorda anche che “la quota di base imponibile assoggettata ad aliquota ordinaria al 22% è pari a circa il 57% mentre quella assoggettata alle aliquote ridotte al 4 e 10% (circa il 43%) è di gran lunga superiore al 25% sperimentato in media in Europa”. Lo stesso vale per le aliquote: l’Italia “si colloca all’undicesimo posto per livello di quella ordinaria, anche se al primo tra i maggiori paesi, mentre solo altri 4 Paesi (Francia, Lussemburgo, Malta e Regno Unito) hanno aliquote cosiddette ‘super-ridotte’, inferiori cioè al 5%”.

Cgil

PER IMPRESE E FAMIGLIE CLIMA FIDUCIA PEGGIORATO
Il primo trimestre dell’anno è partito con ‘la percezione di una congiuntura ancora difficile e un peggioramento del clima di fiducia’ rispetto all’ultimo trimestre del 2015. Lo rileva il rapporto sulla fiducia economica delle famiglie e delle imprese, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil e dall’Istituto di ricerche Tecnè. Secondo l’indagine, infatti, le valutazioni negative continuano a prevalere ‘ampiamente’ rispetto a quelle positive. Per la leader Cgil Camusso serve ‘una vera strategia di politiche economiche espansive, fatta non di annunci ma di interventi concreti ed immediati a partire da quelli fiscali a favore di lavoratori e pensionati, da un cambiamento delle norme sulle pensioni e da un forte rilancio di investimenti pubblici’.

Carlo Pareto

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento