domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La destra in Europa. L’Olanda e il ruolo ambiguo di Wilders
Pubblicato il 30-05-2016


Geert-Wilders

Geert Wilders

L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. (8^ puntata)

La figura di maggiore spicco dell’attuale destra olandese è sicuramente quella di Geert Wilders. Wilders, riconoscibile per la folta chioma bionda ossigenata, è sicuramente uno dei massimi esponenti della nuova estrema destra europea, dietro per popolarità forse solo alla leader del Front National, Marine Le Pen, sua alleata all’interno del Parlamento Europeo.

La carriera politica di Wilders inizia fra le file del partito liberaldemocratico VVD, alla guida del paese dal 2010, alleato prima dei cristiandemocratici del CDA e dal 2012 dei socialdemocratici del PvdA. Nel 1998, a trentacinque anni, entra per la prima volta nel Parlamento olandese, del quale è tuttora membro.
Nei primi anni 2000 Wilders comincia a mostrare tutto il proprio dissenso nei confronti delle linee politiche portate avanti dalla dal gruppo dirigente del VVD, soprattutto per ciò che riguarda la politica estera e la politica economica. Nel 2005 abbandona le file del VVD e nei mesi successivi dà vita al PVV, il Partito per la Libertà, forza politica euroscettica divenuta famosa alle cronache per le proprie campagne anti Islam e anti immigrati. Alle elezioni parlamentari del 2006 il partito entra in Parlamento grazie al 6% dei consensi, mentre tre anni più tardi, alle elezioni europee del 2009, il partito sfiora il 17% e riesce ad eleggere 4 propri rappresentanti al Parlamento di Bruxelles. Nel 2010 il partito supera il 15% alle elezioni parlamentari ed il suo sostegno al governo composto dai cristiandemocratici del CDA e dai liberaldemocratici del PVV risulta fondamentale. Due anni più tardi il Partito per la Libertà interrompe il proprio sostegno al governo di centrodestra, portando l’Olanda ad elezioni anticipate, ma le elezioni premiano i liberaldemocratici e i laburisti del PvdA, mentre il Partito di Wilders scende al 10%. I sondaggi delle elezioni europee del 2014 indicano il Partito della Libertà come il grande trionfatore della tornata elettorale, pronto a sfiorare il 20%, i risultati sono però molto differenti, il partito otterrà solo il 13% dei voti, 4 punti in meno rispetto la tornata precedente, collocandosi dietro ai cristiandemocratici del CDA e ai social-liberali di D66, smorzando le aspettative di tutta l’estrema destra europea che si aspettava risultati decisamente migliori in Olanda, Austria e Belgio. Al momento il partito viaggia in testa nei sondaggi, con circa il 25% dei consensi.

A livello europeo, Wilders ha sempre giocato un ruolo ambiguo nelle alleanze fra le varie forze politiche di estrema destra. Fino al 2014 si era sempre rifiutato di collaborare con altre forze politiche nazionaliste, anzi aveva sempre cercato di prenderne le distanze. Nel 2014 inizia una collaborazione con il Front National francese e i suoi alleati, ma appena le trattative per la nascita del gruppo europeo delle destre estreme fallisce, Wilders non perde l’occasione per prendere le distanze da Marine Le Pen. L’anno seguente nasce il gruppo dell’Europa delle Nazioni e della Libertà, il Partito della Libertà ne prende parte, ma non partecipa alla nascita della rispettiva alleanza politica europea, Wilders infatti sostiene da diversi anni la nascita di un’alleanza internazionale fra partiti nazionali che si ispirino in tutto e per tutto al Partito della Libertà, il progetto però non ha dato grandi risultati e pare essersi arenato.

Sull’esempio di Geert Wilders, altri esponenti del VVD hanno abbandonato il partito per dare vita a forze politiche con posizioni più radicali, tuttavia nessuna di queste è riuscita a replicare il successo del Partito della Libertà. Nel 2007 l’ex ministro dell’immigrazione, Rita Verdonk, abbandona il VVD e fonda il movimento dell’Orgoglio olandese. Dopo esser stato per diversi mesi sopra il 20% nei sondaggi, alle elezioni del 2010 il partito ha raccolto solo poche decine di migliaia di voti, non riuscendo ad entrare nel Parlamento dei Paesi Bassi. Nel 2011 è il turno dell’europarlamentare  Daniël van der Stoep, ma anche il suo movimento euroscettico Articolo 50, raccoglierà poche migliaia di voti alle elezioni europee del 2014. Nel 2014 invece nasce “Per i Paesi Bassi”, movimento euroscettico che unisce esponenti politici fuoriusciti dal VVD e dal Partito della Libertà.

Anche a destra del Partito della Libertà le forze politiche non mancano. Storica formazione olandese neonazista è l’NVU, nata nei primi anni 70 e tuttora attiva, che ha fra i massimi obiettivi l’annessione ai Paesi Bassi delle Fiandre, come la sezione olandese del Voorspot, movimento d’estrema destra fiammingo.

I cittadini olandesi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento dei Paesi Bassi fra meno di 12 mesi. Al momento i sondaggi danno in testa il Partito della Libertà, che potrebbe ottenere più di un quarto dei seggi del nuovo Parlamento olandese. A seguire vi sono i liberaldemocratici del VVD, partito di Mark Rutte, a capo del governo olandese dal 2010. Verso un ottimo risultati anche gli ecologisti della Sinistra Verde e il Partito Socialista, mentre viene dato in forte crisi il partito laburista del PvdA, che dal 2012 è al governo con il VVD.

maritmaij

Marit Maij

Intervista a Marit Maij, deputata del PvdA, partito socialdemocratico membro del PSE e dell’attuale governo olandese.

Quali sono per lei le principali differenze fra l’operato del primo e del secondo governo Rutte?
Il primo governo Rutte è stato un governo di centrodestra che includeva i cristiandemocratici ed il sostegno del partito di estrema destra PVV, mentre questo è un governo di centrosinistra, con i liberaldemocratici alleati con i socialdemocratici.
Questo governo è riuscito a fare delle riforme necessarie per il paese che il governo precedente non ha avuto il coraggio di fare. Riforme in tema di educazione, di edilizia popolare e di assistenza sanitaria. Stiamo cercando di migliorare il nostro sistema di welfare, cercando di avvantaggiare la classe media e la classe operaia, e in quanto socialdemocratici andiamo veramente molto fieri di queste riforme.
Fra il primo e il secondo governo ci sono differenze enormi anche di forma, è cambiato radicalmente il modo di operare da parte dei ministri degli affari esteri e della cooperazione allo sviluppo, siamo molto orgogliosi di ciò e pensiamo che questo abbia fatto ottenere all’Olanda una posizione più autorevole a livello internazionale.

Il partito di Geert Wilders sta raccogliendo molti consensi e viene dato in testa nei sondaggi delle ultime settimane, secondo lei quali sono le ragioni di questa grande crescita dell’estrema destra in Olanda?
Il vento dell’estrema destra sta soffiando su tutta l’Europa. Io penso che in Olanda, l’appoggio arrivi soprattutto da quelle persone che vivono più insicurezze, più incertezze sul futuro, ma allo stesso tempo possiamo vedere che ogni confronto statistico fra i Paesi Bassi e gli altri stati europei, per ciò che riguarda l’assistenza sanitaria, la felicità dei bambini, i redditi ed altri punti del welfare, pone l’Olanda nelle primissime posizioni. È sorprendente come molta gente viva un’ottima situazione personale ma veda come molto negativa la situazione che il Paese affronta.

Crede possibile che, come alle ultime elezioni europee, i numeri dell’estrema destra nei sondaggi verranno ridimensionati dal voto?
E’ possibile. Nel 2014 per la prima volta abbiamo visto il partito di Wilders scendere sotto le previsioni dei sondaggi, può essere che ciò si ripeta.

Manca meno di un anno alle prossime elezioni, quale scenario pensate possa scaturire dopo il voto e quale risultato vi aspettate possa ottenere il PvdA?
Non lo so, è molto difficile fare un’ipotesi, secondo i sondaggi non vi sono partiti forti al momento. L’anno scorso vi sono state le elezioni del nuovo Senato e una maggioranza nell’attuale Senato dovrebbe essere composta da almeno quattro o cinque forze politiche, e questo è probabilmente ciò che accadrà anche alla Camera il prossimo anno.
Penso che per ciò che riguarda il PvdA il risultato sarà quasi sicuramente inferiore rispetto alle ultime elezioni. In passato in Olanda vi sono sempre stati tre grandi partiti, i socialdemocratici, i cristiandemocratici e i liberali. Lo scenario ora è completamente cambiato. I cristiandemocratici erano abituati ad ottenere 40-50 deputati ad elezione, ora ne hanno 13, perciò non si possono fare pronostici.

Gianluca Baranelli

7 – Belgio. Il terrorismo aiuta il radicalismo politico
6 – Destra. Il calderone francese dai neofascisti agli antisemiti
5 – Spagna, per i sondaggi stallo destinato a continuare
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3 – Dal Bnp a Ukip, gli inglesi così civili così di destra
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1 – La destra in Europa. Anche in Islanda la crisi ha un costo

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