martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La modernità del socialismo
Pubblicato il 11-05-2016


In un saggio, Roberto Giuliano getta un po’ di luce su cosa si possa oggi intendere con le parole ‘socialismo’ e ‘socialista’


GIOVANI-SocialismoI termini “Socialismo” e “socialista”, di fatto, nella storia sono finiti col significare troppe cose: ora nobili e solenni, ora tragiche e vergognose. Le grandi realizzazioni delle socialdemocrazie scandinave come i catafalchi concentrazionari dell’Est europeo (non a caso crollati, come teatrini di cartapesta, in poche settimane di quell’incredibile 1989). Le elaborazioni di Marx ed Engels, ancora legate al grande filone umanista europeo, come gli asiatici innesti operati, sul tronco marxista, da Lenin (che negli ultimissimi anni ebbe qualche tardivo ripensamento, ma solo sui metodi impiegati nella gestione del potere, non sui contenuti), Mao e gli altri epigoni terzomondisti del leninismo. Turati e Togliatti, insomma ( nella realtà, irriducibili avversari), Saragat e Berlinguer, Olof Palme ed Enver Hoxha…
Rimettere ordine in questo caos, cercando d’eliminare definitivamente i fattori di confusione (di matrice comunista, ma non solo) ricollegandosi, al tempo stesso, alla lezione di autori maestri di chiarezza come Bernstein, Kautsky (“La dittatura del proletariato”, 1918), Salvemini, Saragat (“L’umanesimo marxista”, 1936), è il fine di “La via allegra al socialismo”, agile libretto che Roberto Giuliano, dirigente sindacale della CGIL e giornalista pubblicista, collaboratore dell’“Avanti!”, ha pubblicato ultimamente, con prefazioni di Gianni De Michelis e Duccio Trombadori (Roma, P.S. edizioni, 2016, e.18,00).
”Riflessioni su socialismo e dintorni nell’era di facebook”, è il sottotitolo del libro: nato, infatti, dall’idea dell’Autore d’interpellare un campione di circa 1000 amici su FB per chiedere cosa si possa intendere oggi per socialismo. Le risposte sono risultate equamente distribuite per area di provenienza (Nord, Centro e Sud Italia), meno per fasce d’età. La più esigua, è risultata quella tra i 20 e i 30 anni, un dato che fa riflettere su quanto poco il tema sia sentito oggi dai più giovani; squilibrata anche l’appartenenza ai due sessi con solo il 20% delle risposte arrivato dalle donne. Poeticamente Giuliano rileva che, “mutatis mutandis”, chiedere cosa s’intenda per socialismo è un po’ come chiedere cosa s’intenda per “amore”: e infatti le risposte degli interpellati son state le più varie, concordando, però, su un’accezione univoca del socialismo inteso soprattutto come solidarietà, amore per i più umili, fratellanza tra gli uomini al di là delle differenze etniche, religiose, ideologiche. Una visione, insomma, che sposa, in termini moderni, la spinta al “riformismo forte” tipica delle grandi socialdemocrazie con la visione cristiana (in senso schiettamente evangelico) e religiosa in senso lato (fuori d’ogni integralismo) del mondo. Acutamente, l’Autore (tributario, anzitutto, di Norberto Bobbio, a sua volta discepolo ideale di Carlo Rosselli, e memore delle “dure repliche della storia”) evidenzia come il socialismo non possa essere che profondamente liberale, piena realizzazione del liberalismo, e non sua antitesi.
Completano il saggio le interviste a Carlo Fiordaliso, presidente del Centro studi UIL ed ex-segretario confederale, e a Mario Serpillo, presidente dell’ Unione Coltivatori Italiani. Mentre, nella presentazione del libro alla sede nazionale della UIL in Via Lucullo, Luciano Pellicani, sociologo e direttore emerito di “Mondoperaio”, ha evidenziato il vero e proprio “bisogno di socialismo” che emerge oggi in tante aree del mondo devastate dalla finanziarizzazione dell’ economia, “malattia senile del capitalismo” (“basti pensare che oggi, un candidato alla presidenza degli USA, Bernie Sanders, si dichiara esplicitamente epigono delle socialdemocrazie europee”).
Stefania Craxi ha evidenziato la necessità, per l’Italia, d’una rinascita della tradizione socialista saragattiana, nenniana, craxiana, e cioè internazionalista, laica, liberalsocialista; mentre Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL, ha attaccato fortemente la politica dell’attuale premier, Matteo Renzi (“i dati macroeconomici più recenti sull’Italia son davvero proccupanti: l’occupazione dei giovani, ad esempio, è finita addirittura al solo 15%, percentuale che evoca la Grecia”). “Forse – conclude Roberto Giuliano – la rinascita del movimento socialista in Italia oggi può venire appunto da una rinascita del movimento sindacale: sul modello dell’Inghiterra dei primi del ‘900, col Partito laburista figlio diretto delle Trade Unions”.
Fabrizio Federici

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Commenti all'articolo
  1. L’analisi del sistema capitalista fatta da Marx è ancora di grande utilità per capire ciò che sta accadendo nella società mondiale. La “cattiveria” del capitalismo finanziario ha ucciso quasi del tutto il vasto sistema di welfare con il quale il socialismo democratico aveva risposto alle storture del sistema.
    La modernità del socialismo è “sic et simpliciter” la necessità di ritornare a cercare una soluzione “collettiva” dei problemi, specialmente se teniamo conto di quanti miliardi di persone è composta oggi l’umanità.

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