mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La piaga della povertà,
un dramma ignorato
Pubblicato il 19-05-2016


poveriTra i tanti problemi messi all’indice in Italia ce n’è uno che sta marcando in modo particolare il nostro Paese, ed è quello della povertà. La mancanza di azioni strategiche, i continui tagli al Welfare e una crisi economica che non cede il passo ha fatto sì che l’Italia continui ad essere uno dei Paesi europei con la più alta percentuale di poveri. A rilevarlo è l’Eurostat che sottolinea come al giorno d’oggi quasi sette milioni di italiani vivono in condizioni di grave deprivazione materiale, facendo dell’Italia il paese europeo con più poveri in termini assoluti (collocandola al diciassettesimo posto, tra Croazia e Slovacchia, in termini percentuali). Non solo, ma anche l’Istat un mese fa ha consegnato alla Camera, davanti alle commissioni Lavoro e Affari Sociali, i nuovi dati sulla povertà in Italia. Dai quali risulta  che nel nostro Paese ci sono almeno un milione e 470 mila famiglie residenti ridotte in condizioni di povertà assoluta, pari al 6,8% della popolazione. Mentre se si considerano e si aggiungono a questi ultimi anche quelli in povertà relativa si arriva alla cifra mostruosa di circa dieci milioni


 

Torino, viaggio tra i diseredati, ultima fermata: disperazione

di Gianfranco Suma

«Se vuoi vedere la bellezza delle stalattiti e delle stalagmiti devi scendere nelle profondità delle grotte». Inizia così il mio viaggio tra gli ultimi, i diseredati, gli invisibili, che mangiano e dormono presso le mense per i poveri e i dormitori pubblici di Torino. Un percorso tutt’altro che facile, ma necessario, per portare all’attenzione dei cittadini e dei lettori che molti di noi scivolano lentamente nell’abisso della povertà, della solitudine, della disperazione e dell’emarginazione, risucchiati da un sistema politico e finanziario per i quali siamo “numeri statistici accettabili” e non persone alle quali sono state tolte dignità e speranza.
Ho scelto di pranzare alla mensa per i poveri del Cottolengo di Torino, nella zona Balon, coordinata da Fratel Domenico. Sono entrato nella mensa e sono stato accolto da Ivan, un volontario storico, al quale ho spiegato che desideravo stare in mezzo ai poveri per scrivere questo articolo e portare all’attenzione dei lettori, il dramma che quotidianamente si compie tra l’indifferenza della politica e dei cittadini, che esorcizzano la condizione di povertà come se non esistesse e non potrà mai toccarli direttamente. Quanti sono i poveri in Italia. I cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà e coloro che sono a reddito zero, ha toccato quota 6 milioni, il 10% della popolazione. Numeri enormi, che vengono letti come “percentuali statistiche ammissibili” dalla UE. Un dramma umano che ogni giorno si vive in tutte le strutture di volontariato che operano in Italia e che si occupano dei
poveri, offrendo aiuto, sostegno ed il loro conforto, con l’aiuto della Divina Provvidenza.
Quanti sono i poveri in Europa Le statistiche sono impressionanti, parlano di oltre 20 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà.
Numeri che ricordano tragicamente la seconda guerra mondiale e le condizioni di vita della popolazione civile in quel periodo; mentre il Walfare europeo è incapace o non vuole trovare soluzioni per alleviare la sofferenza quotidiana di queste persone, semplici “cifre statistiche tollerabili” dai burocrati.
Il primo giorno alla mensa dei poveri mi ha scioccato, mi sono trovato immerso tra una moltitudine di persone, di razze, lingue, e culture diverse con le quali ho condiviso la fame, la necessita, la povertà, la solidarietà, il sorriso ed il rispetto dei volontari della mensa della PCDP. Ogni giorno vengono distribuiti a pranzo circa 500 pasti caldi, si può scegliere fra tre primi, tre secondi e tre contorni, oltre a pane fresco, acqua e un dolcetto.
Tra la cucina, mensa, segreteria servizio di vigilanza e ascolto, sono presenti oltre 30 volontari dal lunedì al venerdì; il sabato si aggiungono circa 7 giovani studenti volontari che desiderano essere utili al prossimo e condividere questa esperienza di povertà ed esclusione. Uno di essi, Angelo, mi ha raccontato che è difficile coinvolgere i suoi amici e compagni di scuola, indifferenti alla solidarietà umana ed al servizio ai più poveri. Forse a scuola bisognerebbe parlare di più di povertà, di esclusione, di razzismo, di fame e di solidarietà, non organizzando un viaggio in qualche nazione africana, ma facendo pochi passi a Torino, come in qualsiasi altra città italiana per immergersi in una realtà sociale che mai avrei creduto esistesse.
Dopo aver ritirato il mio numero progressivo, mi sono seduto su una panca in attesa che il display indicasse il mio numero per entrare in mensa. Ero in compagnia di un centinaio di persone, sedute come me ed in attesa del loro turno. Tengo a precisare che il 55% dei bisognosi sono del nord e centro Africa, molti cittadini romeni, pakistani, marocchini e italiani, che sopravvivono grazie all’aiuto degli Enti caritatevoli.
Ognuno con la sua storia, con il suo dramma quotidiano di dover sopravvivere ad una condizione difficile, alla quale non si trova soluzione che possa ridare speranza e dignità a questi diseredati. Ho cercato di scambiare alcune parole con alcuni di essi, ma mi sono scontrato con lunghi silenzi, con sguardi persi nel vuoto, con la loro fatica di dover parlare della loro vita. Ho spiegato loro che anch’io mi trovo in uno stato di bisogno assoluto, ma non conoscevo nessuno che mi potesse suggerire dove fare la colazione, dove dormire, dove lavarmi, dove poter avere dei vestiti.
Il mio aspetto trasandato non penso li abbia convinti del tutto, ma alcuni commensali si sono aperti un po’, indicandomi alcune strutture funzionanti a Torino, che si sarebbero presi cura di me e magari mi avrebbero aiutato a trovare lavoro. Ricordo l’odore forte e acre che emanavano alcuni, rammento molti senza tetto che forse avevano difficoltà a lavarsi e cambiare gli indumenti maleodoranti.
Sono anche rimasto impressionato dall’arroganza di alcuni di loro, che fruiscono dei pasti quotidianamente, mancando di rispetto ai volontari ed addirittura sputando addosso a Fratel Domenico, il quale non ha reagito in alcun modo. Sono molteplici gli episodi di spreco del cibo, come riempire il vassoio di pane e buttarlo, chiedere molta pasta e lasciarla nel piatto. La tensione è massima tutti i giorni, fortunatamente è presente un servizio d’ordine di volontari che intervengono, allontanando i facinorosi.
Molti ringraziano, piangono, si disperano, perché non vedono prospettive all’orizzonte, altri silenziosi vivono intimamente il loro dolore, estraniandosi da quella realtà. Mimmo, 45 anni, nato a Locorotondo, ma residente in Piemonte da molti anni, ha perso il lavoro, la casa e vive all’addiaccio con moglie e due figli. Ho letto il dolore e la disperazione nei suoi occhi. La moglie non viene alla mensa, si vergogna. Mimmo viene ogni giorno, ritira i pasti caldi per tutta la famiglia e velocemente ritorna sui suoi passi, sapendo che i figli e la moglie aspettano con ansia il pasto caldo quotidiano.
È strano notare che vi sono alcuni aspetti comuni, quali la vergogna, la fame, il bisogno, il dolore, la disperazione e la solitudine, ma non bastano per condividere questa esperienza dolorosa di privazione del diritto, raccontandosi agli altri.

Gianfranco Suma

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