domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La ricetta anti-austerity:
finanziare il lavoro
Pubblicato il 16-05-2016


Lavoro-Jobs actAlmeno a livello teorico, oltre Scilla e Cariddi in campo europeo, l’alternativa tra la fine dell’Unione che provocherebbe la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna, e la nuova austerity invocata dall’Olanda per conto di frau Merkel, con la richiesta di porre un tetto alle quote dei debiti sovrani nazionali detenute dalle banche, parafrasando Galileo si può dire “eppur si muove!”.

Due economisti, l’americano Warren Mosler e l’italiano Damiano Silipo, hanno lanciato una proposta di schietta ispirazione neokeynesiana, che si inserisce nel solco dell’Helicopter Money: la trasmissione di liquidità da parte delle banche centrali direttamente a cittadini e imprese, che servirebbe, soprattutto, a contrastare la profonda depressione di aree ormai marginali come la nostra Sicilia.

La nostra proposta non richiede interventi di modifica dei trattati ma si presenta come uno strumento aggiuntivo a disposizione della Bce” sostiene Silipo; “Bisogna cambiare strada per fare aumentare l’inflazione e l’obiettivo deve essere la piena occupazione, altrimenti a breve tutti i giovani saranno disoccupati”, sostiene Mosler, le cui posizioni teoriche appartengono alla stessa scuola economica di Stephanie Kelton, la consigliera economica del candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti, sfidante di Hillary Clinton, il “socialista” Bernie Sanders.

Il punto di partenza della proposta è quello di portare l’inflazione al 2%, con una grande piano per il lavoro, predeterminando un salario minimo di riferimento, finanziato dalla Banca centrale europea. Lo scenario macroeconomico sarebbe costituito da un’offerta di lavori di transizione della Bce basato su 35 ore settimanali e un salario di 7 euro a ora. Considerato che ci sono circa 18 milioni di disoccupati nei 19 Paesi della zona euro, con un lavoro di transizione al salario minimo previsto il costo massimo diretto per la Bce sarebbe di 18 miliardi euro al mese, con un onere per gli Stati membri, in termini di contribuzione al capitale della Banca centrale, pari a 2,1 miliardi e un risparmio immediato complessivo di 12,3 miliardi, grazie al mancato pagamento delle indennità di disoccupazione.

Effetti positivi sul lavoro per il sostegno ai consumi, secondo la massima di buon senso “è meglio finanziare il lavoro che la disoccupazione”, ma anche sulla crescita del Pil europeo, che entro un anno sarebbe sufficiente per finanziare l’operazione. Una proposta in cui si sentono gli echi degli studi del compianto economista Ezio Tarantelli, sul finanziamento con “scudi europei” dell’occupazione.

Al posto dell’attuale dogma monetarista germanico, l’Europa legherebbe le proprie prospettive al lavoro, alla crescita e al sostegno della domanda, partendo dalla fissazione di un salario minimo, così come per esempio è avvenuto nel passato con il “gold standard”, che diverrebbe riferimento per i prezzi e servirebbe da strumento di stabilità e, in pratica, sarebbe “la fonte della definizione del valore della moneta unica nella zona euro”, riportando l’euro alle funzioni originaria: strumento al servizio dei diritti sociali nell’Unione.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Ottima idea. Ma se l’EU, magari dopo la strizza del “Brexit”, si decidesse a far politica economica, non sarebbe male che la BCE cominciasse a “coprire” il debito pubblico dei paesi più indebitati. Certo i tedeschi direbbero che annulliamo parte del debito e l’espiazione calvinista non si eserciterebbe più sugli spiriti peccaminosi dei paesi del sud.
    Ma, al punto in cui siamo, sono solo sogni, se pensate che questi qua non vogliono neppure di eurobonds!

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