sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Spagna si avvita: nuove elezioni vecchi candidati
Pubblicato il 24-05-2016


Manca solo un mese alle nuove elezioni politiche in Spagna e lo scenario dovrebbe non essere cosi diverso da quello del passato dicembre.Elezioni Spagna  2015
Poche le novità, le liste presentate ieri dai principali partiti sembrano la fotocopia dell’elenco dei candidati alle elezioni celebrate il 20 dicembre, quasi tutti ricandidati, quasi tutti nelle medesime posizioni, i capolista intoccabili sono rimasti tali, eccezione fatta per Carme Chacon ex ministra di Zapatero che ha deciso di non ricandidarsi e di abbandonare la politica nazionale lasciando così il posto di capolista a Meritxell Batet stella nascente del PSOE targato Sanchez,  poche novità quindi per gli spagnoli che andranno al voto il 26 giugno.

Se la politica spagnola si avvia verso un intero anno di paludosa stagnazione a muovere le acque ci prova il premier uscente Mariano Rajoy. Il leader dei popolari ha ottenuto nei giorni scorsi un generoso lasciapassare dall’Europa, che ha deciso di rinviare a luglio le sanzioni per il deficit eccessivo (al 5,1% del Pil anche nel 2015), e al contempo ha promesso alla Commissione nuovi interventi strutturali in caso di rielezione: «Una volta che ci sarà un nuovo governo, siamo pronti a intraprendere ulteriori misure» ha scritto il primo ministro in una lettera indirizzata alla Commissione Ue.
L’economia è l’argomento principale in queste settimane di precampagna elettorale, sempre  Rajoy ha ammesso che c’è preoccupazione tra i cittadini su come verranno finanziate le pensioni in futuro, ma ha definito una “autentica follia” la proposta elettorale del Psoe di creare una tassa specifica per garantire le prestazioni previdenziali. In occasione del forum Populares, il capo del governo ha offerto misure alternative come la creazione di posti di lavoro (almeno 2 milioni entro il 2020), già inserita nel suo programma elettorale. Rajoy ha ricordato che durante l’ultimo governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero (2008-2011), la Spagna ha detto addio a più di 3 milioni di posti di lavoro. Il Pp, ha aggiunto, si è invece impegnato a “migliorare le pensioni e i servizi pubblici” abbassando le tasse quando possibile e rispettando gli obiettivi di disavanzo indicati dall’Unione Europea (Ue).

Anche Ciudadanos, che aveva firmato un accordo di governo con il Psoe dopo le elezioni del 20 dicembre scorso, concorda con il Pp nel criticare la proposta socialista di una tassa ad hoc per finanziare il sistema pensionistico spagnolo.
“Il Psoe recupera la proposta di aumentare le tasse per finanziare le pensioni, già presentata nella precedente campagna elettorale. Come allora, però, non fornisce dettagli sulla sua attuazione”, ha criticato Toni Roldan, portavoce di Ciudadanos per l’economia, ex deputato e membro del team di negoziazione. Il partito, accusa però anche il governo del Pp di aver lasciato il settore della Previdenza sociale in “una situazione molto preoccupante”, con un “buco fiscale di 17 miliardi e 30 miliardi in meno nel fondo di riserva, la metà rispetto alla cifra registrata all’inizio della legislatura”. Nel concreto, Ciudadanos propone diverse soluzioni: un contratto unico con indennità crescente a fine rapporto calcolata sulla base degli anni di anzianità; un premio per le aziende che licenziano meno; migliorare l’istruzione e la formazione per promuovere l’occupazione. Le profonde divergenze di vedute tra questi tre partiti su una questione chiave come le pensioni mettono ancora di più in evidenza le difficoltà nel raggiungere eventuali accordi post-elettorali.

Sara Pasquot

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