giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Avanti! imbavagliato,
ma per poco
Pubblicato il 02-05-2016


Durante il  periodo del cosiddetto ‘ventennio’, con un apposito decreto riguardante la carta stampata che entrerà in atto nel 1926, facente parte delle restrittive leggi eccezionali del fascismo, promulgate l’anno prima – con le quali molte libertà verranno appunto a mancare -, anche il quotidiano Avanti! sarà ovviamente costretto – suo malgrado –  a fine ottobre di quell’anno a sospendere le pubblicazioni.
Con esso pure il suo Partito di riferimento, inviso com’era al regime, dovrà (al pari di tutti gli altri movimenti d’opposizione) chiudere i battenti. Ma pur di non piegarsi alle cupe e ferree volontà di quelle leggi, l’Avanti!, riuscì ugualmente a far riecheggiare la propria indipendente voce. Lo farà però lontano dall’Italia, a Parigi, dove da tempo erano affluiti (proprio per fuggire dalle persecuzioni mussoliniane) tantissimi esuli italiani, tra cui anche un discreto numero di socialisti.
Saranno questi compagni a mantenere in auge il Partito e il giornale. Infatti, già a metà dicembre (sempre del 1926) l’Avanti! riprese ad uscire regolarmente. Inizialmente venne diretto da Ugo Coccia (1895- 1932), un socialista originario della provincia di Rieti. Sul primo numero della nuova serie (datato 12 dicembre) in un articolo redazionale, orgogliosamente intitolato “Viva il partito socialista italiano!”, ecco cosa avevano scritto:
“Il Partito socialista italiano è soppresso (…). L’omicidio, il bastone, la galera, la censura, il boicottaggio usati per cinque  lunghi, terribili anni non erano valsi a sradicare dal suolo italico la mala pianta del socialismo classista e rivoluzionario. Si ricorre oggi alla soppressione legale – chi comunque faccia professione di fede socialista nel nostro Paese è passibile d’ora innanzi di diecine di anni di carcere. Chi nel passato coltivò con passione ed entusiasmo la fede socialista sta varcando in questi giorni le chiuse dei domicili coatti o del confino. L’illusione reazionaria delle borghesie di tanti anni orsono rivive nel fascismo italiano, mostruoso prodotto di un borghesia pigra, avida e crudele (…)”.
L’ultima lettera dall’Italia dei nostri compagni dirigenti, alla vigilia delle fosche giornate di terrore iniziate con la tragedia del giovane Zamboni – si fa riferimento ad un ragazzo anarchico bolognese di nome Anteo (1911- 1926), ucciso brutalmente perché nella sua stessa città aveva tentato di eliminare Mussolini, nda -, diceva: “Qualunque ulteriore giro di vite possa venire dalla dittatura fascista, siate certi che il Partito non morrà. Se anche noi attuali dirigenti del centro e della periferia fossimo ridotti a tacere, colla soppressione fisica o con la galera, gruppi di giovani oggi silenziosi ed oscuri sono pronti, nelle forme e con i mezzi che gli avvenimenti detteranno, a continuare la vita del Partito socialista in Italia”. Il Partito socialista italiano dunque, non morrà. La immancabile prossima primavera Socialista lo avrà ancora vessillifero delle aspirazioni e delle lotte del proletariato…”.
Così si presentò la prima pagina dell’Avanti! in quegli anni di forzato esilio. Per quanto divenuto settimanale e ridotto pure a poche pagine esso non perse mai, comunque, la sua grinta. Non a caso sotto la testata (a sinistra) avevano infatti stampigliato in latino questa frase: “Dopo la morte risorgo”. Ebbene, visti gli esiti quelle parole furono davvero più che profetiche. Prendendo in prestito il titolo dell’interessante e piacevole libro di Carlo Correr,  si può  ben dire che la lunga marcia del Partito socialista non ha davvero mai  fine. E per fortuna.
Luciano Masolini

L'Avanti! del gennaio 1933 ricorda la morte du Ugo Coccia

L’Avanti! del gennaio 1933 ricorda la morte du Ugo Coccia

 

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