martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale. Renzi: “L’Italicum non si discute”
Pubblicato il 27-05-2016


urna-elettoraleLa legge elettorale è quella. E Renzi non ha intenzione di cambiarla. Dopotutto è stata approvata da poco e fortemente voluta dal premier. Una legge che farebbe del Pd il partito prendi tutto, ammesso che vinca le prossime elezioni. Ma prendi tutto potrebbe diventare un altro partito, magari negli anni futuri, facendo correre al nostro Paese lo stesso rischio che ha sfiorato l’Austria qualche giorno fa.

 “L’Italicum – ha detto Renzi chiudendo ad ogni modifica – non si discute” perché “dà certezza di governare a chi arriva primo” e “si eliminano gli inciuci”. Rispetto alle modalità per l’indicazione del nuovo Senato, “abbiamo già chiuso un accordo e l’ho confermato in maniera esplicita: se la riforma passerà, lasceremo al Parlamento le modalità della designazione dei 100 senatori”. Lo ha detto rispondendo – nella conferenza al termine del G7 in Giappone – ad una domanda sulle richieste della minoranza Pd. Ma in ogni caso per Renzi “non può esservi alcun collegamento tra Italicum e riforme. Chi vuole votare no voti no, ha tutto il diritto. Poi non so come possa votare no uno che ha votato sei volte sì in Parlamento…”.

Renzi ha parlato anche di riforme: quella sul referendum costituzionale “sarà una sfida vera e bella perché offriamo ai cittadini di essere arbitri del loro futuro. E i cittadini decideranno come credono, non come gli viene suggerito dal capo del partito per cui votano. Qualunque partito. Non credo che un elettore di un partito che chiede la riduzione dei costi della politica potrà votare contro”. Una precisazione quella di Renzi nata per rispondere ai fermenti che ogni giorno prendono vita nel suo partito. Sono quelli della minoranza che sembra già vivere una fase precongressuale. Tanto che l’ex premier Enrico Letta, accreditato nei ‘rumors’ interni come sfidante in grado di compattare il fronte anti-Renzi, interviene a frenare: “Non voglio farmi trascinare nelle vicende congressuali”. La minoranza non ha alcun intento di sabotare o “alzare asticelle”, assicura intanto Pier Luigi Bersani: lavora per evitare che la battaglia referendaria porti “una drammatica spaccatura nel campo democratico”. La richiesta – di Bersani come di Letta – è ricompattare il Pd aprendo a modifiche all’Italicum a cui ha chiuso anche il vicesegretario Lorenzo Guerini con un secco “no: Non ci sono le condizioni”.

Letta ribadisce di essere concentrato sul suo “impegno internazionale” e non voler essere “trascinato” nelle dinamiche congressuali. L’ex premier conferma l’allarme per il rischio che il referendum diventi “una corrida” e, pur avendo già annunciato il suo sì alla riforma, resta convinto che sia necessario cambiare l’Italicum. Ma questo non vuol dire, spiegano i suoi, scendere nella ‘contesa’ politica tutta interna al Pd: l’ex premier si sta ritagliando per il futuro un profilo più ‘istituzionale’ e internazionale. Sulla legge elettorale è intervenuto anche l’ex premier Massimo D’Alema che ha definito la proposta di Bersani di inserire il doppio turno di collegio nella legge elettorale “giusta” e, a parere dell’ex premier, si tratta di “una buona idea”. “Purtroppo – ha aggiunto – non è stata questa l’idea del presidente del Consiglio”.

Intanto si è aperto un altro scontro della corsa al Capidoglio con un botta e risposta tra Roberto Giachetti e Virginia Raggi. Il candidato sindaco del centrosinistra ha affermato detto che il primo giugno sarà a una manifestazione in un teatro con Matteo Renzi. “Uno scandalo”, ha replicato la candidata M5S. “Il premier non sta facendo il premier. Il fatto che non è stato eletto non gli ha fatto comprendere quale è il suo ruolo. Deve svolgere quel ruolo in maniera imparziale perché l’ha giurato sulla Costituzione”. La controreplica di Giachetti non si è fatta attendere: “E’ scandaloso che Renzi sia con me il 1 giugno? Vedo che la Raggi ogni giorno è sempre più attenta ai problemi di Roma. Fa fatica a parlare di Roma e io lo capisco perché è la ragione per cui scappa da ogni confronto. Io non la seguo nelle chiacchiere e nelle polemiche sterili. Pensasse quello che vuole, poi lo decideranno i romani se è scandaloso o meno”.

Ginevra Matiz

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