venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Alessandro Nardelli:
L’ultimo discorso di Matteotti
Pubblicato il 31-05-2016


Il 30 maggio 1924, esattamente 92 anni fa, il parlamentare e segretarioMatteotti del partito socialista unitario, Giacomo Matteotti, intervenne alla Camera dei Deputati (qui il testo), pronunciando uno straordinario discorso d’accusa nei confronti del regime fascista; egli denunciò espressamente brogli, prepotenze e frodi, necessarie per assicurarsi il successo alle urne elettorali il 6 aprile. Nella stessa occasione, Matteotti rese noto che ci sarebbe stato un suo secondo intervento, l’undici giugno, nel quale, oltre a fornire nuove prove sulle frodi da lui denunciate, avrebbe parlato di una consistente tangente finita in tasca ai fascisti, versata dal gruppo americano Sinclair Oil, in cambio di una concessione petrolifera. Scandalo che vedeva coinvolto il fratello del duce, Arnaldo Mussolini. La cosa, come prevedibile, provocò l’ira del capo del partito fascista, segnando, di fatto, il destino del deputato socialista.

Espressioni forti e dure quelle di Matteotti, pronunciate, con la passione di chi sapeva che lottare per la Libertà e la Giustizia sociale era la sua missione, e con la consapevolezza di aver pronunciato di fatto la sua ultima orazione. Ed infatti, la parte del suo intervento in cui egli affermò: “Io il mio discorso l’ho terminato, ora preparate il discorso funebre per me”, suonò come una sentenza già scritta, alla quale non si tirò indietro, cosciente di aver agito a difesa dei suoi ideali. Il 10 giugno del 1924, mentre si recava alla Camera dei deputati, un gruppo di fascisti, vicini al partito e a Mussolini, rapirono ed uccisero Matteotti.

”Uccidete pure me, ma un ucciderete mai le idee che sono un me”, questo l’urlo che egli aveva gridato ai fascisti, mesi prima della sua morte. E proprio il suo assassinio, rese più consapevoli molti giovani democratici e socialisti di quel periodo. In particolare Sandro Pertini, che dal momento della scomparsa di Matteotti, fece suo il concetto, più ampio e inscindibile, della libertà e giustizia sociale, propria, ma anche dei suoi avversari. Difatti proprio Pertini, divenuto, nel luglio 1945, si fece difensore di questi ideali, quasi una “religione”, democratici, portati avanti da chi come lui, condivideva tale idea del socialismo. La riscossa della società, si doveva basare su una nuova visione pacifista dell’essere libero, divenuta per Pertini un valore assoluto, la stella polare del socialismo, per la quale bisognava combattere anche a costo della vita stessa, proprio come aveva fatto Matteotti.

Due esempi educativi di schiettezza e probità, ai quali volgere lo sguardo, in un difficile momento di riformismo, che vede la nostra Nazione posta davanti a serie questioni costituzionali, da affrontare con la giusta tensione dialettica, necessaria ad elevare il dibattito tra le diverse parti sociali, e non svilendola come mera questione di stabilità politico-governativa.

Alessandro Nardelli

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