lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Margherita Boniver: la Chiesa frena le unioni civili – Giovanna Pavesi su Letteradonna.it
Pubblicato il 12-05-2016


L’11 maggio 2016 è stata, in gran parte d’Italia, una giornata grigia: pioggia, aria tagliente. Molto lontana dall’idea di primavera. Eppure, anche se non si vedono arcobaleni fare capolino tra le nuvole, per molte famiglie questa data rimarrà impressa nella memoria: in questa strana giornata, infatti, la Camera ha prima votato la fiducia posta dal governo sul ddl che riguarda le unioni civili con 369 voti favorevoli, per poi approvarla in via definitiva con 372 voti a favore.

IN PRINCIPIO FU IL MORE UXORIO
Il cammino per poter scrivere questa pagina di storia è stato lungo e faticoso. Ma una legislazione che tutelasse la famiglia di fatto fu oggetto di discussione già alcuni decenni fa. Nel 1957 una sentenza si espresse in materia tributaria affermando «la responsabilità solidale di chi convive more uxorio». Tuttavia, il 12 febbraio del 1988 venne alla luce una proposta di legge che portava un titolo emblematico: Disciplina della famiglia di fatto. Le prime firmatarie? Agata Alma Cappiello e Margherita Boniver, all’epoca entrambe deputate del Partito Socialista. Nei 28 anni successivi poco sembrava essersi mosso. Almeno fino ad oggi.

«QUESTA VITTORIA È ANCHE MIA»
Abbiamo intervistato l’onorevole Margherita Boniver, già sottosegretario agli Esteri e Presidente della Commissione Schengen, che, felice dei 369 sì, si unisce alla gioia del premier Renzi e si congratula «con chi ha votato questa legge, con chi l’ha promossa e formulata, ma soprattutto con il Governo, che in questo momento regge il Paese, per aver dato concretizzato una promessa che faceva parte delle priorità di questo esecutivo».
DOMANDA: Senatrice Boniver, sono passati 28 anni da quando firmò quella proposta di legge. Lo rifarebbe?
RISPOSTA: Sicuramente la aggiornerei. All’epoca io ero deputata al Parlamento, poi sono stata senatore e ministro, quindi ho sempre avuto una certa dimestichezza con le necessità di una società in un dato momento storico. Ma sì, la rifirmerei.
D: È felice per il voto di oggi?
R: Sì, malgrado il voto di fiducia che non amo in queste circostanze e per questo tipo di questioni. Questo Parlamento, però, ha colmato un grande ritardo, pluridecennale, trasformando un ddl in una legge dello Stato. È una bella giornata oggi, che verrà ricordata nel tempo proprio perché allinea l’Italia a molti altri paesi occidentali, non musulmani, che hanno approvato questo tipo di legislazione già da tempo.
D: Nella proposta di legge del 1988, però, non vi erano riferimenti alle coppie dello stesso sesso.
R: Lo spirito della legge del 1988, ad essere onesti, non si ispirava minimamente alla questione delle coppie omosessuali, all’epoca assai rare.
D: Qual era il fine di quella legge?
R: Voleva colmare delle ingiustizie, delle lacune, anzi, delle vere e proprie discriminazioni nei confronti delle coppie che vivevano more uxorio: lo spirito della legge dell’epoca combaciava perfettamente con le esigenze di quel momento storico. Nel contenuto della premessa si registravano circa 200 mila coppie di fatto, un numero irrisorio se si pensa ai numeri di oggi. Ai quali, inoltre, si aggiunge anche la notevole quantità di coppie di omosessuali, che felicemente convive e che da oggi potrà regolare ed eliminare tutte quelle discriminazioni che riguardano sia le coppie di fatto che le coppie di persone dello stesso sesso.
D: Lei oggi è favorevole all’Unione civile tra persone dello stesso sesso?
R: Certamente sì. Se fossi ancora in Parlamento avrei certamente votato il grosso della legge Cirinnà, con molti punti interrogativi e molte questioni, ad esempio ciò che riguarda l’utero in affitto e la maternità surrogata.
D: Cosa pensa della stepchild adoption? È favorevole?
R: Non avrei alcun tipo di problema riguardo la regolarizzazione dei figli nelle coppie omosessuali. Benché vengano espressi grandi dubbi in merito, da parte ad esempio delle gerarchie ecclesiastiche, qualcuno dovrebbe spiegarmi come un genitore omosessuale possa essere meno buono di uno eterosessuale. Totalmente favorevole alla stepchild adoption, dunque, anche se non mi piace questo termine inglese. Lo trovo terrificante (ride, ndr).
D: Come commenta le dichiarazioni di Alfio Marchini, che si è detto pronto a rifiutarsi di celebrare le nozze a coppie omosessuali pur rispettando il loro amore?
R: Credo abbia parlato a titolo personale e ritengo abbia fatto bene ad esprimere il suo concetto con sincerità: si è rivelato coraggioso e onesto. Se Marchini è convinto della non giustezza delle coppie omosessuali, credo che, vivendo in democrazia, sia perfettamente libero di esprimere e di applicare il suo pensiero. Inoltre, i matrimoni fra coppie omosessuali potranno essere sicuramente celebrati a Roma, dovesse essere Marchini sindaco, da altri al posto suo. Verrebbe nominato un suo sostituto, un suo commissario.
D: Di una regolamentazione delle famiglie di fatto si iniziò a parlare già nel 1957. Perché siamo rimasti fermi tanto tempo?
R: Per tre motivi fondamentali più facilmente individuabili. Il primo: il Vaticano e la Chiesa Cattolica sono stati assolutamente contrari alla celebrazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il secondo motivo è che già all’epoca, nel 1988, la legge non fu mai neppure discussa, come spesso accadeva negli Anni Ottanta. Moltissimi ddl giacevano nei cassetti perché vi erano altre priorità, quasi sempre di natura economica, che avevano la precedenza su altri. Inoltre, equiparare matrimoni di fatto o matrimoni omosessuali con matrimoni già normati prevedeva un esborso economico non indifferente. Il terzo motivo: le questioni che riguardavano le libertà individuali, anche se di rilevanza enorme a ridosso degli anni Settanta, stavano a cuore in particolare al Partito Radicale e al Partito Socialista.
D: I diritti civili quindi furono battaglie solo di radicali e socialisti?
R: Quello tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta fu un decennio che ha fatto passi da gigante sull’agenda dei diritti civili e non a caso, la proposta di legge che avrebbe dovuto regolare la Disciplina della famiglia di fatto, di cui la compianta Cappiello era la prima firmataria, portava soltanto firme di socialisti e radicali, un’accoppiata formidabile che portò avanti disegni di legge (Legge 194 sull’aborto legalizzato, Legge sul Divorzio, ndr) che poi divennero leggi dello Stato.
D: La legge di cui lei era firmataria 28 anni fa, però, non venne mai messa in discussione e nemmeno in Commissione. Come reagì?
R: Non ricordo onestamente. Ogni legislatura produce centinaia, se non addirittura migliaia, di ddl, moltissimi dei quali non solo non vengono portati in discussione e al voto in aula, ma molto spesso non si riesce nemmeno ad affidarli ad una commissione. Sembrano dinamiche arcane, ma la verità è che c’è una voluminosa produzione legislativa che non trova sbocchi perché poi, quasi mai, le legislature durano cinque anni.
D: E allora perché prorpio quella proposta non venne mai messa in discussione?
R: Non vi furono motivi ostativi visto che all’epoca il partito socialista era molto forte, molto importante e molto influente, così come lo era il  partito radicale guidato da Marco Pannella. Non è necessario attribuire un particolare significato a questa non operatività.
D: Renzi ha detto che l’11 maggio sarà ricordato come un giorno di festa. Sente anche sua questa piccola, iniziale, vittoria?
R: Sì, in qualche modo sì. Ripeto: fossi in parlamento ancora oggi (Boniver è stata parlamentare fino al 2013, ndr), certamente avrei votato il grosso della legge Cirinnà, senza problema alcuno.

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