lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marò. Anche Girone torna in Italia
Pubblicato il 26-05-2016


Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Salvatore Girone rientra subito in Italia. La Corte Suprema indiana ha infatti accettato di rendere immediatamente esecutivo l’ordine del Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja di far rientrare in Italia il fuciliere di Marina Salvatore Girone fin quando non si sarà conclusa la mediazione arbitrale richiesta dall’Italia. Girone e il suo compagno Massimiliano Latorre furono arrestati quattro anni fa appena sbarcati nel porto della capitale dello Stato del Kerala dalla nave porta container Enrica Lexie con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati, mentre erano in servizio di scorta antipirateria.
Salvatore Girone dovrebbe rientrare molto presto, nei prossimi giorni mentre Massimiliano Latorre si trova già in Italia dopo essere rientrato d’urgenza per essere operato al cuore lo scorso anno.

La notizia è stata accolta con sollievo generale e dichiarazioni unanimi di contentezza. La Farnesina, in un comunicato, esprime soddisfazione per la decisione odierna della Corte Suprema indiana che ha dato urgente attuazione a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale de L’Aja il 29 aprile scorso, come richiesto nei giorni scorsi dall’Italia.
”Confermiamo la nostra amicizia per l’India, il suo popolo, il suo governo. E diamo – scrive il presidente del Consiglio, Matteo Renzi in un tweet – il benvenuto al marò Girone che sarà con noi il 2 giugno”. Da quanto si è appreso, Renzi ha avuto stamattina – a margine degli impegni del G7 – una fitta serie di telefonate sulla vicenda. A cominciare dal filo diretto con New York dove si trova il ministro Paolo Gentiloni. Renzi ha scambiato telefonate e messaggi anche con l’ambasciatore italiano in India Lorenzo Angeloni e con lo stesso Girone mentre il generale Masiello, che riporterà il marò in Italia, è in Giappone con il premier.

Il rientro di Girone conferma la correttezza della scelta dell’allora ministro Federica Mogherini che decise di rivolgersi a una corte internazionale, ponendo fine alla inutile trattativa diretta tra le due capitali inagugurata durante il governo Monti dall’allora responsabile della Farnesina Terzi di Sant’Agata. Il confronto diplomatico minacciava di trasformarsi in un braccio di ferro che ci avrebbe comunque visti perdenti perché i due marò erano agli arresti domiciliari a Nuova Delhi e nessuno poteva ipotizzare altre soluzioni tantomeno quelle di forza. Tra l’altro la vicenda dei due marò si era sovrapposta ad un’altra bruttissima storia di corruzione internazionale col coinvolgimento di Finmeccanica e di alcuni esponenti delle istituzioni indiane.
Appena il mese scorso la Corte d’Appello di Milano ha condannato gli ex AD di Finmeccanica e AgustaWestland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, per corruzione internazionale e false fatture al termine del processo di secondo grado sulle presunte tangenti per l’appalto da 560 milioni per 12 elicotteri all’India nel 2010.
In India invece l’inchiesta su riciclaggio e corruzione che vede fra gli indagati anche alcuni dei protagonisti del procedimento italiano è ancora in corso. A un certo punto il 54 enne Christian Michel, faccendiere inglese e intermediario d’armi coinvolto nella vicenda, aveva fatto circolare anche la notizia che il rilascio di Latorre e Girone poteva avvenire in cambio delle prove della corruzione della famiglia di Sonia Ghandi, avversaria politica dell’attaule premier Narendra Modi.

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