sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. In bilico il patto tra Europa e Turchia
Pubblicato il 10-05-2016


Turkey's President Recep Tayyip Erdogan salutes supporters as he addresses an election rally ahead of the upcoming June 7, 2015 general election in Golbasi, Ankara, Turkey, Friday, June 5, 2015. The overarching drama of the election has been whether Erdogan’s Justice and Development Party, or AKP, will win a strong enough majority to change the constitution and put Erdogan at the unquestioned pinnacle of Turkish politics in a new presidential system.(AP Photo/Burhan Ozbilici)

Turkey’s President Recep Tayyip Erdoga (AP Photo/Burhan Ozbilici)

Vacilla ancora il patto tra Bruxelles e Ankara sui migranti. Non sono passati nemmeno due mesi dalla firma dell’accordo per gestire i flussi migratori che sia l’Europa che la Turchia iniziano a trovare i primi scogli. Già la scorsa settimana il Presidente turco Erdogan aveva rigettato la raccomandazione europea di riformare la legge sul terrorismo affermando: “L’Europa vada per la sua strada, noi andremo per la nostra”, e oggi arriva la conferma definitiva dello screzio tra l’Ue e Ankara, è stata infatti rinviata la riunione originariamente prevista per questo venerdì sulla liberalizzazione dei visti per la Turchia. L’incontro “è stato ri-programmato per più avanti, la data è ancora da concordare”, spiega la portavoce Ue per gli Affari esteri, Maja Kocijancic, specificando che “non è il primo incontro di questo tipo” e che “la decisione di postporre l’incontro è stata presa congiuntamente”. Intanto, ha assicurato, nonostante le dimissioni del premier Ahmet Davutoglu che era il negoziatore dell’intesa con l’Ue, “ci sono contatti regolari con le autorità turche”. Bruxelles ha quindi ribadito che in merito all’accordo sui migranti con Ankara “non abbiamo un Piano B, abbiamo solo un Piano A di cui proseguiamo l’attuazione”. Tuttavia restano comunque forti dubbi sull’attuazione dell’accordo, tanto che secondo la rivista tedesca Bild si starebbe valutando di fare in modo che luoghi centrali dell’accoglienza siano le isole greche, dove i rifugiati andrebbero anche registrati, e se in mancanza di requisiti per ottenere il diritto all’asilo, i migranti andrebbero rimandati direttamente indietro nei Paesi di provenienza. Secondo le indiscrezioni poi invece di dare sei miliardi di euro ad Ankara perché li fermi sulle sue coste, questi fondi finirebbero al governo ellenico. In questo modo Atene avrebbe i fondi per costruire e gestire gli ‘hotspot’ sulle sue isole e in tali strutture verrebbe valutato se i richiedenti asilo abbiano o meno il diritto di godere dello status di rifugiato. A far incrinare il Piano è soprattutto l’atteggiamento autoritario del Presidente Erdogan che non solo non ha modificato la legge antiterrorismo per ottenere il via libera del regime di esenzione, ma ha messo alla porta l’interlocutore principale del patto, il primo ministro Ahmet Davutoglu, figura dall’atteggiamento meno conservatore e intransigente. L’ex Premier aveva cercato anche una via di riconciliazione con i curdi, cosa che aveva mandato su tutte le furie il Presidente turco che sta conducendo una vera e propria guerra contro la minoranza del suo Paese. Come risultato Erdogan ha ottenuto anche oggi l’ennesimo attentato. Oggi un veicolo della polizia turca è stato colpito da un’esplosione oggi a Diyarbakir, nel sud-est del paese, durante il quale sono morte tre persone e altre tredici sono rimaste ferite. L’attacco è avvenuto nel distretto di Baglar, nel centro della città a maggioranza curda, capoluogo della regione omonima.
A preoccupare ancora l’Europa è non solo la questione curda, ma anche la denuncia di Human Rights Watch (Hrw) che ha segnalato ancora una volta “l’uso eccessivo della forza” da parte dell’esercito di Ankara contro i profughi. “Le guardie di frontiera turche sparano ai richiedenti asilo siriani che cercano di raggiungere la Turchia”, dichiara l’Ong statunitense che fa sapere come abbia causato la morte di 5 persone, tra cui un bambino, e il ferimento grave di altre 14.
Atti gravi riportati in una lettera di Hrw al ministero degli Interni di Ankara chiedendo di “investigare sull’uso eccessivo della forza da parte delle sue guardie di frontiera”, accusate anche di picchiare i richiedenti asilo.
Tuttavia non è la prima volta che Ankara finisce nel mirino per queste ragioni, anche Amnesty International aveva sollevato pesanti accuse, respinte dal governo turco, di rimpatri forzati di rifugiati in Siria.

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