lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti, quando a Zurigo
davano la ‘caccia’ a noi
Pubblicato il 05-05-2016


Minatori italiani

Minatori italiani

Questa settimana un lettore, esponendo alcune riserve sulla linea editoriale “filo-migranti” dell’ADL, mi ha scritto di ritenere che tanta debolezza sia da attribuirsi alla mia non più giovane età, per causa della quale sarei indotto a trascurare i molti effetti negativi prodotti dall’immigrazione, tra cui: “a) La mamma italiana che non trova posto nell’asilo nido per il figlio perché sopravanzata in graduatoria da famiglie immigrate; b) La competitività al ribasso sui salari portata dagli immigrati; c) L’ordine pubblico”.

A parte che le parole sono pietre, visto che parliamo d’età non più giovane, mi pare opportuno menzionare la fondazione della nostra testata, avvenuta nel 1897. Soprattutto perché quell’evento incrocia il secondo dei punti sollevati, ossia la “competitività al ribasso sui salari portata dagli immigrati”.

In quell’epoca lontana, ma anche vicina, gli immigrati eravamo noi italiani. Alla fine del luglio 1896 nel quartiere popolare “Aussersihl” di Zurigo si scatenò una vera e propria caccia all’immigrato (cioè all’italiano) che culminò in episodi di guerriglia urbana e tenne occupate le forze dell’ordine zurighesi per diversi giorni.

I lavoratori italiani furono accompagnati fuori città, insieme alle loro famiglie, sotto scorta armata, in diverse migliaia. Altrimenti il rischio era di venire ammazzati di botte per strada.

Accadde, quell’esplosione di violenza, a causa della “competitività salariale”? In parte sì. E i nostri predecessori di allora, Serrati e Greulich, risolsero che fosse giunto il momento di procedere alla costruzione di un sindacato di lingua italiana in Svizzera, il cui organo di stampa sarebbe diventato proprio L’ADL, che all’epoca nacque recando il titolo un po’ incendiario de “Il Socialista”, ribattezzato due anni dopo nel più moderato “L’Avvenire del lavoratore”, con la dicitura al singolare declinata infine al plurale nel 1941 da Ignazio Silone “L’Avvenire dei lavoratori”.

Corriere della Sera 1896 - Caccia agli italiani a Zurigo

Domenica del Corriere 1896 – Caccia agli italiani a Zurigo

Venne, dunque, fondato insieme a questo giornale il sindacato di lingua italiana in Svizzera. E fu posta la parola “fine” alla concorrenza salariale al ribasso.

Scomparve del pari la xenofobia? Tutt’altro. Quella ci ha sempre accompagnati, giorno dopo giorno, per tutti questi centoventi anni. Durante i quali la comunità italiana, in quanto comunità di migranti, non ha per nulla portato “effetti negativi” alla società ospite e anzi ha dato ben più di quanto abbia avuto, come sempre accade in “esilio”: Tu proverai sì come sa di sale… lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

Quanto alla mamma italiana deprivata di posto all’asilo per il figlio italiano, quanto al dumping salariale e alle questioni di ordine pubblico, è bene dirlo con chiarezza: non si tratta in nessunissimo modo di fenomeni “prodotti” dai migranti. Non serve avere letto Carlo Marx per comprendere come alla base di ciò stiano politiche economiche molto ciniche o anche solo molto stupide. Perché i problemi reali restano tali finché non vengono affrontati in un altro modo… e risolti.

In che modo?

L’ipotesi intorno alla quale stiamo ragionando è l’istituzione di un “Esercito del lavoro”, secondo l’idea illustrata da Ernesto Rossi nel suo celebre saggio del 1947, Abolire la miseria (ripubblicato da Laterza a cura di Paolo Sylos Labini).

Oggi questo “Esercito del lavoro” andrebbe strutturato in due grandi organizzazioni del Servizio civile, l’una sostanzialmente riservata a cittadini italiani, giovani o disoccupati, e collegata a un salario di cittadinanza; l’altra focalizzata sui migranti e strutturata anch’essa lungo un percorso di lavoro e formazione in una credibile prospettiva di inserimento nella società ospite.

Con il sostegno di un ‘Esercito del lavoro’ sarebbe relativamente facile aprire e gestire un numero congruo di asili, superare il problema della concorrenza salariale al ribasso, affrontare con efficacia anche molti altri problemi, non da ultimo quello del controllo territoriale a sostegno delle forze dell’ordine, per esempio sui treni e nelle stazioni ferroviarie. Senza contare il drenaggio dei canali di Venezia, l’imbrigliamento dei torrenti di montagna, un fattivo sostegno alle opere di riconversione eco-compatibile e tutta una serie di altri interventi che non vengono nemmeno “percepiti” dal libero mercato essendo essi eterogenei rispetto al criterio unidimensionale del massimo profitto.

Progettare e attuare politiche sociali di grande respiro sarebbe oltre tutto necessario affinché non cali su di noi, ma soprattutto sui più giovani, una nube di rassegnazione e risentimento. Anche perché assisteremmo allora al trionfo del populismo che mesce i rancori e moltiplica i problemi.

Inversamente, se in un Municipio, in una Regione o sul territorio della Repubblica l’esperimento di un “Esercito del lavoro” iniziasse, sarebbe poi possibile immaginarne un’estensione europea con gran vantaggio di tutti. Ovviamente, occorrerà ancora discutere in modo approfondito di finanziabilità, ma anche di strumenti economici innovativi, come appunto il salario di cittadinanza, l’introduzione di monete locali, la regolamentazione di banche del tempo.

A questo punto il nostro lettore potrebbe ribattere: “Magnifico. Ma è wishful thinking.” Perché le belle utopie, quando atterrano sulla realtà, si aggrovigliano non poco, diventando intrattabili, come le mamme italiane dell’oggi (non quelle ipotetiche del futuro) che se la prendono con le mamme immigrate dell’oggi sui posti in asilo oggi mancanti…

Sì. La realtà. Senza dubbio. Ma la realtà sarebbe soprattutto e anzitutto questa: che è una vile ingiustizia prendersela con gli immigrati. Non loro producono il dumping salariale, la mancanza d’asili, la precarietà dell’ordine pubblico, dove sussiste. E noi sfidiamo chiunque a dimostrare l’accusa con dati e cifre alla mano.

Dopodiché, in tema di realtà, anche l’essere umano è quel che è: un animale che predilige gli alibi d’odio e disprezzo contro lo straniero all’uso adulto del proprio sano intelletto. Sicché nel momento in cui questa “realtà umana” (cioè questa nostra stupidità, in fondo) non ha ancora determinato ogni sua conseguenza, noi, dimentichi del benessere in cui ci culliamo, già diamo fuoco alle ultime chance per lo scegliere piuttosto la cecità che il vedere l’effetto vero dei nostri stessi atti.

Ciò detto, vorrei menzionare qui un incontro tenuto a Verbania il 1° maggio dove abbiamo discusso di questi e altri temi collegati alla lunga crisi politica attuale nell’ambito di un bel convegno promosso dal locale Circolo Arci nel 70° dalla scomparsa di Zappelli, “il sindaco delle due libertà”.

Luigi Zappelli (Vigone di Verbania 1896 – Losanna 1948) era stato emigrante a Losanna agli inizi del Novecento, poi sindaco della sua città natale fino all’avvento del fascismo, quindi di nuovo emigrante a Losanna, dove svolse un’intensa attività politica nell’organizzazione socialista del Centro Estero, trasferitasi da Parigi a Zurigo nel 1941 in seguito all’occupazione nazista della Francia.

Dopo la Liberazione Zappelli rientrò in Italia, entrò a far parte della Costituente e fu rieletto sindaco finché – provato da una vita intensamente dedicata alle idee in cui credeva, alla giustizia e alla libertà – cedette in salute. Nell’agosto del 1948 si ammalò gravemente d’otite, complicatasi in meningite, fu portato a Losanna e operato, cadde bruscamente in coma nel tardo pomeriggio dell’8 agosto e si spense all’indomani, all’età di 62 anni.

Il convegno di Verbania è stato organizzato da Gianni Natali insieme al sindaco emerito Mino Ramoni, autore di una preziosa serie di saggi dedicati alla storia del socialismo cittadino (“Verbania documenti”).

Insieme a chi scrive, sono intervenuti al convegno: Felice Besostri, ex senatore diessino nonché avvocato socialista assurto agli onori delle cronache per il ricorso in Corte Costituzionale che portò all’abrogazione del “Porcellum”, Giovanni Alba, assessore al Patrimonio, e Greta Moretti, consigliera comunale del PD. Le conclusioni sono state pronunciate da Giuseppe Mantovan, segretario generale della CGIL Novara-Vco.

A questi cari compagni e a tutti gli intervenuti vorrei esprimere un ringraziamento particolare per il livello e la serietà del confronto.

Andrea Ermano
(Editoriale dell’ADL, titolo originale “I Migranti e gli Autoctoni”)


Immigrati italiani in Svizzera

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