venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ADDIO MARCO
Pubblicato il 19-05-2016


Marco PannellaMarco Pannella (Teramo, 2 maggio 1930) è morto questa mattina nella casa di cura in cui era stato ricoverato un giorno fa per l’ulteriore aggravamento delle sue condizioni di salute. Messaggi di cordoglio stanno giungendo da ogni parte. I socialisti lo salutano con immenso affetto e grande commozione.

La camera ardente per Marco Pannella sarà allestita domani dalle 15 a Montecitorio,  poi nella notte tra venerdì e sabato una veglia si svolgerà nella sede del Partito radicale in via di Torre Argentina. Sabato la cerimonia pubblica in piazza Navona. Infine, Marco Pannella sarà sepolto a Teramo, sua città natale.

Riccardo Nencini Marco Pannella


Marco Pannella e la sua minoranza creatrice

di Alberto Benzoni

Nel suo grande saggio sulla libertà, forse il più bello che sia mai stato scritto sull’argomento, John Stuart Mill esalta la funzione creatrice delle minoranze fino al punto di sostenere che la voce contrastante di un uomo solo ha lo stesso valore e, quindi, lo stesso diritto all’ascolto e al rispetto di quella di tutti gli altri. Chi non si adegua, chi contesta, chi propone nuove vie, chi si ribella allo stato di cose esistente può anche essere nel torto, ma la sua preziosa funzione creatrice sta nell’evitare che la società in cui vive sprofondi in un conformismo, intellettuale e morale, potenzialmente totalizzante.
Stuart Mill sapeva di che cosa parlava, perchè le minoranze, che dico le individualità creatrici avevano segnato la storia del suo Paese costruendo la libertà a partire dalla rivendicazione di uno stato di diritto e, successivamente, la democrazia a partire dagli strumenti e i metodi della libertà.
Nel concreto, poi, queste si erano articolate, nel corso del tempo, in due grandi diverse direttrici. C’erano quelli che, senza essere dei professionisti della politica, sarebbero stati in grado di porre al Paese nuove importanti opzioni così da essere in grado di scomporre e ricomporre, intorno a queste, lo stesso sistema politico. E c’erano anche quelli in grado di cristallizzare e perpetuare, nel tempo, la propria vocazione alla diversità sino a costruire intorno a questa, gruppi politico-religiosi di cui sarebbero stati, insieme, padri fondatori e sommi sacerdoti.
Il grande cantore della libertà guardava alla società inglese del suo tempo. Alla sua naturale tendenza a coagularsi intorno ad un conservatorismo ottuso e, all’occorrenza, feroce e, al tempo stesso, allo spazio che la tradizione anticonformista- prima religiosa poi politica- riservava agli eterodossi e ai sognatori di ogni ordine e grado.
Nel secolo successivo, il suo messaggio si sarebbe propriamente incarnato- e, attenzione, nel paese forse meno adatto a recepirlo- in un giovane abruzzese: prima cultore impareggiabile della “politica politicante, poi inteprete di progetti di trasformazione sistemica, poi- anzi sempre- difensore e padre-padrone della irriducibile diversità radicale.
Grazie alla sua esperienza degli anni cinquanta nell’Ugi e nella politica universitaria- vera e propria scuola di formazione della classe dirigente della prima repubblica- il Nostro conosce a menadito quel Palazzo che sarà per decenni oggetto dei suoi anatemi. Ed è parimenti consapevole di vivere in un’Italia particolarmente sorda rispetto al “modello anglosassone” che intende promuovere per la presenza dei due grandi partiti antagonisti, ma non alternativi tra loro; per la debolezza intrinseca della società civile; e, infine, per la tendenza naturale dei gruppi identitari alla degenerazione di tipo corporativo.Storia-lega-italiana-divorzio-Pannella
Perciò le grandi battaglie che intraprenderà, sempre pagando di persona, a partire dalla seconda metà degli anni sessanta, saranno sempre guidate dall’ottimismo della volontà, ma anche sempre giudicate con il pessimismo dell’intelligenza. Molti saranno intossicati dal clamoroso esito dei referendum sul divorzio e sull’aborto, sino a pensare che su questo successo si potesse costruire una alternativa globale alla democrazia cristiana e alle forze conservatrici. Lui no. Lui Pannella sa benissimo che troverà sempre, lungo il percorso, l’ostacolo insormontabile del Pci, istintivamente ostile alla prassi referendaria e, a maggior ragione alla strategia alternativa. E per completare il quadro, esistenzialmente portato al rifiuto, anzi al rigetto di tutto quello che il leader radicale rappresentava e incarnava.
Proprio per questo è tra i primi a capire che la linea del ‘compromesso storico’, al di là delle sue coloriture politico-ideologiche, rappresenta il comune interesse dei due contraenti a preservare lo stato di cose esistente. In un’alleanza di fatto di cui il leader radicale sarà il primo a denunciare la natura conservatrice e tendenzialmente illiberale e le incrostazioni corporative tendenzialmente fonte di corruzione e di illegalità.
Su questa linea troverà al suo fianco Bettino Craxi; e la possibilità di condurre, insieme, una battaglia di grandissima rilevanza politica. Occasioni di incontro tra i due movimenti ce n’erano state diverse nella storia del nostro Paese, ma non erano mai giunte a buon fine. Così, nel primo decennio del secolo scorso, le politiche di blocco radical-socialista, favorite dal governo Giolitti, avevano portato ad esperienze modello nel governo locale, come quella di Nathan a Roma, ma si erano frantumate con la radicalizzazione della lotta politica all’indomani della guerra di Libia. Così, ancora, nella seconda metà degli anni cinquanta, Lombardi e Giolitti, erano stati interlocutori autorevoli di esponenti del nuovo partito radicale, nella elaborazione del programma economica del centro-sinistra, salvo ad assistere impotenti e in polemica tra loro alla sua soave liquidazione da parte della Dc. Così, infine, socialisti e radicali avevano marciato fianco a fianco nella battaglia per il divorzio e l’aborto (tra i cui padri ispiratori spiccava il nome di Loris Fortuna), salvo a vedere negata la possibilità di una alleanza elettorale da parte degli cultori della rettitudine ideologica del Psi.
Nella seconda metà degli anni settanta e nel decennio successivo, socialisti e radicali saranno promotori di importanti battaglie referendarie, libertarie, ambientaliste e anticorporative: contro la legge Reale, per l’abolizione dell’ergastolo, per la fuoruscita dal nucleare, per la responabilità civile dei giudici. Ma non riusciranno, ancora una volta, a trasformare queste iniziative in una battaglia politica comune; leggi in una contestazione liberale e libertaria del nostro sistema politico.
Marco Pannella Bettino CraxiMancò, in definitiva, l’unità d’intenti. Per la difficile coesistenza tra due ‘numeri uno’; più probabilmente per la crescente timidezza politica del nostro segretario; quasi certamente per le resistenze di un partito troppo occupato a godere dei vantaggi d’ogni tipo offerti dalla sua momentanea centralità all’interno del quadro politico esistente per sentire il bisogno di superarlo.
Il tutto finì in tragedia. Craxi eretto a capro espiatorio di tutti i misfatti, veri e soprattutto presunti, della prima repubblica. Pannella costretto a contemplare con orrore lo scempio che avevano fatto delle sue ricette e delle sue idee- società civile, sistema elettorale anglosassone, passo indietro dei partiti- gli ideologhi finti e i ciarlatani veri che sarebbero stati i padri fondatori della seonda repubblica. E, infine, a completare il quadro, i deputati socialisti che si affollavano, ogni mattina, intorno al Mago radicale, per ascoltare da lui le vie di una ipotetica salvezza.
Lui, una soluzione gliela offrì. Seguendo il suo antico metodo di grande inventore di ‘situazioni politiche’ per trasformare una vicenda personale in uno scandalo nazionale. A suo modo di vedere Craxi avrebbe dovuto farsi arrestare: perchè solo con questo sacrificio personale si sarebbe potuta combattere con efficacia la battaglia contro la barbarie giustizialista.
Craxi rifiutò questo ruolo. Perchè temeva di essere ucciso. Perchè aveva una visione della politica e della sua potenziale ferocia ancora più pessimistica di quella del suo interlocutore. Non possiamo biasimarlo per questo. Ma va detto, magari con il senno del poi, che nella strumentalizzazione del suo caso- metodo, questo, che il Nostro praticava di continuo- c’era la convinzione, del tutto corretta, che il socialismo italiano non avrebbe avuto futuro se non avesse creato scandalo, in aperta contrapposizione rispetto al “nuovo ordine” della seconda repubblica.
Pannella e i radicali, invece, un futuro lo ebbero. O meglio se lo reinventarono. E, per così dire, se lo reinventarono al ribasso: prima avevano occupato la scena intorno a vertenze di portata nazionale, ora avrebbero difeso le cause che non interessavano a nessun altro.Prima il divorzio, l’aborto, la lotta alla casta; dopo le carceri, la pena di morte, la difesa dei dissidenti e delle minoranze oppresse e, spesso, dimenticate.
In questo, voluto, ridimensionamento c’è di nuovo il pessimismo dell’intelligenza temperato dall’ottimismo della volontà. Al primo appartiene la constatazione che la seconda repubblica aveva rappresentato una specie di catastrofe ambientale per i radicali e per la loro narrazione politica: obbiettivi (bipolarismo, maggioritario uninominale, fine del finanziamento ai partiti) completamente travisati nella loro pratica attuazione; strumenti (dai digiuni ai referendum) logorati dall’uso o dalle opzioni astensionistiche adottate dagli avversari; contestazione del sistema, oramai gestita in esclusiva da populisti e demagoghi d’ogni ordine e grado. Al secondo la decisione di non dichiarare chiusa (come sarebbe stato logico) l’avventura radicale per avvenuto esaurimento della propria ragione sociale; ma al contrario di perpetuarla in nuove forme e con più limitati obbiettivi.
Nascerà così un partito “carsico”: all’interno costantemente impegnato intorno a specifiche aree d’interesse, all’esterno si manifesterà intorno a determinate campagne. E ancora un partito amico di tutti e di nessuno. Chiunque altro potrà esserne alleato, ma solo per un determinato spazio di tempo; tutti, nessuno escluso, possono essere investiti dai suoi appelli e dalle sue richieste di sostegno, che non escludono (è una constatazione non un rilievo critico) nè la destra nè la stessa Chiesa cattolica con cui si trovano, anzi, sempre nuove possibilità di “comune sentire”.
Anche questi appelli e queste richieste di sostegno dovranno misurarsi con una crescente idifferenza: i digiuni non facevano più notizia, di riforma carceraria manco a parlare e così via. Che i radicali, in quanto tali, meritassero di essere tutelati (con il sostegno a radio radicale, con l’attribuzione di un ruolo istituzionale ad Emma Bonino, con l’inserimento di esponenti del partito nelle liste) appariva, poi, una pretesa assurda. Dopo tutto, non erano mica una Ong…
Ma forse, in un certo senso, lo erano. O almeno erano, o almeno avevano sempre voluto essere, una minoranza creatrice. Una tra le tante minoranze cui Stuart Mill affidava il progresso dell’umanità.
Alberto Benzoni

Marco Pannella Emma Bonino Gianfranco Spadaccia

Marco Pannella con Emma Bonino e Gianfranco Spadaccia

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Commenti all'articolo
  1. Sarò molto banale ma credo davvero che senza Pannella l’Italia non sarà mai più la stessa. Era l’unico rappresentante della Politica italiana con il quale amavo sentirmi in disaccordo. Anche non condividendo alcune delle sue battaglie, sentivo che le sue battaglie erano anche le mie. Difficile spiegare.
    Addio, Marco.

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