giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nadia Murad, “faro di luce” su Isis e sui profughi
Pubblicato il 07-05-2016


piaNadia Murad, yazida irachena di 21 anni, fuggita dopo tre mesi di prigionia e di stupri nelle mani dei miliziani dell’Isis e da sei mesi residente a Stoccarda, come rifugiata, ha deciso di fare del suo trauma una forza. La giovane donna dopo essere riuscita a scappare ha deciso così di denunciare alle Nazioni Unite, alla Corte Penale Internazionale e alla comunità mondiale il genocidio degli yazidi e i crimini contro l’umanità perpetrati dal Sedicente Stato Islamico. Proprio per questo il Comitato permanente sui diritti umani, presieduto da Pia Locatelli, ha svolto l’audizione della giovane attivista nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla tutela dei diritti delle minoranze per il mantenimento della pace e della sicurezza a livello internazionale. All’audizione di Nadia Murad erano presenti Luba Elias Sulaiman, medico e Murad Ismael, cofondatore e direttore esecutivo di Yazda, organizzazione senza scopo di lucro istituita per sostenere gli Yazidi e supportare i sopravvissuti al genocidio e alle persecuzioni esercitate dall’Isis contro questa minoranza etnico-religiosa. In particolare gli attivisti hanno fatto sapere come questa non sia la prima volta che il popolo yazida sia sottoposto a crimini e violenze e hanno criticato la risoluzione europea sui diritti delle minoranze, in quanto “generica” e poco incisiva sul genocidio “particolare” ed efferato contro il popolo yazida. Durante l’audizione è stato denunciato il crimine atroce di stupri di gruppo contro anche bambine di 9 anni. Nadia Murad ha già parlato al Consiglio di sicurezza dell’Onu e ha toccato quindici Paesi, allo stesso modo anche in Italia ha lanciato un appello per il riconoscimento del genocidio del popolo yazida e hanno chiesto un impegno a fare il possibile per liberare le donne, le ragazze e le bambine che si trovano tutt’ora nelle mani dell’Isis e che subiscono quotidianamente torture e violenze. Purtroppo però “nessun Paese ha ancora fatto azioni concrete”, nonostante le denunce, “contro il Daesh e per liberare queste donne”.
Inoltre l’appello si rivolge anche alle donne e alle persone sopravvissute che sono scappate e che ora vivono nei capi profughi del Kurdistan e hanno bisogno di assistenza umanitaria e psicologica.
Pia Locatelli ha proposto ai membri del Comitato diritti umani di presentare una mozione in cui si chiede al Governo italiano di farsi promotore di queste richieste.
Nadia, inoltre, è venuta per la prima volta in Italia martedì per partecipare alla prima edizione del ‘Festival dei diritti umani’, che si è aperto alla Triennale di Milano e proseguirà fino all’8 maggio. “Un anno e mezzo fa – ha raccontato – gli uomini del Daesh sono arrivati a Kocho, il villaggio dove abitavo e, in un solo giorno, hanno ucciso più di tremila uomini. I miei sei fratelli sono stati ammazzati sotto i miei occhi e mia madre è stata uccisa insieme ad altre ottanta donne sopra i 45 anni”.
“Attraverso la mia testimonianza, voglio che il mondo apra gli occhi su quanto sta accadendo nel mio Paese, dove altre 3.500 ragazze come me sono ancora nelle mani del Califfato. Chiedo l’aiuto di tutti e, soprattutto, dico di agire nei confronti di chi finanzia e arma il Daesh”.
La battaglia di Nadia Murad non è sfuggita al Time, che l’ha inclusa nella lista delle cento persone più influenti al mondo dove spicca, secondo il magazine americano, come “un faro di luce e di verità”. Ma Nadia rappresenta anche uno di quei profughi che scappano dalle atrocità della guerra e che l’Europa ignora e respinge. Per la giovane attivista è “inaccettabile la costruzione di muri e recinzioni ai confini tra gli Stati”. “Le stragi in Belgio e in Francia – ha detto Nadia – sono qualcosa che non capisco, ma non è la strada giusta bloccare le frontiere prima che le vittime della guerra riescano a mettersi in salvo. Scappano dal terrore, scappano perché non hanno più una casa. La situazione è particolarmente dolorosa per le donne e i bambini”.

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