lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Napolitano puntella Renzi
Pubblicato il 03-05-2016


La battaglia sul referendum costituzionale del governo è già cominciata con largo anticipo. Matteo Renzi si è mosso con determinazione per il successo del “sì” al referendum previsto ad ottobre, mobilitando diecimila comitati per cancellare il bicameralismo paritario. Le opposizioni, sull’altro lato della barricata, sono pronte a giocare il tutto per tutto.
Giorgio Napolitano si schiera con il presidente del Consiglio per la vittoria del “sì”. L’ex presidente della Repubblica ha usato toni allarmati in una intervista al ‘Corriere della Sera’: «Se si affossa anche questo sforzo di revisione costituzionale, allora è finita: l’Italia apparirà come una democrazia incapace di riformare il proprio ordinamento e mettersi al passo con i tempi». Tanti diversi leader e presidenti del Consiglio, in oltre trent’anni di tentativi, hanno fallito nel progetto di rivedere la Costituzione: Bettino Craxi, Ciriaco De Mita, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi. E ora «siamo in un ritardo gravissimo» secondo Napolitano.

L’anziano ex capo dello Stato puntella il giovane presidente del Consiglio, pur non risparmiandogli critiche. Renzi, per il senatore a vita, «ha sbagliato» a personalizzare in chiave politica il referendum perché con il “sì” vince «l’interesse generale del Paese» e «non è un’incoronazione». Napolitano non nasconde possibili ricadute politiche: Renzi “di recente” ha rettificato il tiro soffermandosi sui contenuti, tuttavia ora «sarebbe ipocrita negare conseguenze sul governo».
Il governo, la sorte di Renzi e della stessa legislatura. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd, pur smentendo di volere un “plebiscito”, ha trasformato il referendum in un “sì” o in un “no” politico a se stesso. Non a caso lo considera la «madre di tutte le battaglie», si dice sicuro di vincere ma in caso di sconfitta ribadisce che andrà “a casa”.
In sintesi: al referendum, oltre che sulla riduzione del numero e delle funzioni dei senatori, si voterà anche sui due anni del governo Renzi, sulle riforme strutturali (economiche, sociali, istituzionali) per sbloccare l’Italia da vent’anni di “immobilismo” e di “no”. L’ex sindaco di Firenze è fiducioso: «Sono certo che vinceremo, è la svolta dopo 63 governi».
Renzi contro tutti, però, è una mossa rischiosa. Tutti gli oppositori di Renzi sono pronti a coalizzarsi, anche le sinistre interne del Pd (fortemente divise al loro interno), nutrono pesanti riserve sul loro presidente del Consiglio e segretario. Ognuno compulsa i propri sondaggi, svolti con larghissimo anticipo, e canta vittoria.
Per disinnescare la “mina” di un referendum su Renzi, i radicali di Marco Pannella hanno proposto il cosiddetto “spacchettamento”. Invece di un secco “sì” o “no” alla legge costituzionale del governo, si pensa a 3,4,5,6 quesiti sui punti più controversi del progetto. Al M5S sembra piacere questa idea, così pure a Sinistra Italiana e a diversi esponenti della minoranza del Pd. Ponendo domande specifiche sui contenuti, si depotenzierebbe un referendum tutto politico sulla persona del presidente del Consiglio.
Si può percorrere questa strada in tre modi:  1) su iniziativa di un quinto dei parlamentari; 2) su decisione di cinque consigli regionali; 3) raccogliendo le firme di 500 mila cittadini.

La battaglia sarà campale. Le opposizioni puntano il dito contro «la deriva autoritaria» del presidente del Consiglio e della riforma costituzionale, perché concentra troppi poteri nelle mani del premier senza i necessari contrappesi democratici. Renzi definisce «sciocchezze» le accuse di rischi di autoritarismo e giudica la riforma costituzionale «una svolta epocale» per rendere più rapido ed efficiente il Parlamento, prevedendo la netta supremazia della Camera sul Senato (a Montecitorio verranno assegnati gli incarichi di votare la fiducia al governo e, in via di massima, di legiferare). Le opposizioni suonano la campana dell’allarme democratico, Renzi suona la tromba per far uscire l’Italia dalla “palude”.

Rodolfo Ruocco

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